Martedì 22 Ottobre 2019
Recensioni

DJ Snake fa all-in con il nuovo album ‘Carte Blanche’

Il secondo album di DJ Snake conferma l'assoluto talento del produttore francese per la ricerca delle hit senza dimenticare il suo background trap e la crew future house Pardon My French

Foto © RUKES

A DJ Snake piace essere imprevedibile, e si vede. Dal look ai featuring, dalla musica agli eventi a cui partecipa William Sami Étienne Grigahcine – questo il suo vero nome – ci ha ormai abituati a considerare la banalità l’ottavo peccato capitale. Ne è un valido esempio la promessa che ‘Encore’ sarebbe stato il primo e unico LP, promessa fortunatamente falsata dall’annuncio dell’arrivo di ‘Carte Blanche’, ampiamente promosso sui social e finalmente pubblicato il 25 luglio scorso, un giorno prima della release date ufficiale (giusto per non essere mai prevedibili…).

Realizzato nel corso degli scorsi 3 anni, ‘Carte Blanche’ incarna il desiderio di sperimentare ad ampio spettro del produttore francese spalmato in 17 tracce. La definizione che lo stesso DJ Snake dà a questo album è limpida e coerente con il suo contenuto: “completa libertà di agire come uno desidera o ritiene sia meglio”. Che sia una stilettata future house assieme a Tchami, Malaa e Mercer come ‘Made In French’, una super collaborazione latin pop del calibro di ‘Loco Contigo’ o una raffinata dubsteppona assieme a Zomboy (‘Quiet Storm’) o Eptic, la voglia di confezionare canzoni con un’attitudine artigianale si percepisce nei dettagli.

 

 

Certo, le valutazioni “commerciali” sull’alto numero delle tracce presenti (più tracce equivalgono a più possibilità di finire nelle playlist che contano), sul taglio smaccatamente latin del cuore musicale dell’album e la scelta di collaboratori e featuring di assoluto livello come J Balvin, Selena Gomez, Sean Paul, 21 Savage, Anitta o sull’imponente campagna promozionale fatta da Geffen (che è riuscita a coinvolgere pesantemente, oltre a i classici Spotify, Apple Music e YouTube, anche Amazon Music) hanno fatto storcere il naso ai puristi. D’altro canto, quale major non cerca di avere l’impatto più devastante possibile per il proprio prodotto? Andando più in profondità troviamo un artista che non vuole tradire le sue radici trap e dubstep, che mantiene saldi i rapporti con la gang Pardon My French, che si mette in gioco con esperimenti con ZHU, l’oggetto misterioso Plastic Toy e che non ha paura di presentare dei singoli da solista – anche se sono i take che convincono di meno.

 

 

Al netto dei numeri impressionanti che l’album sta collezionando (c’era da dubitarne?), DJ Snake sembra essere riuscito a creare un’operazione intellettualmente onesta e musicalmente vincente che, sebbene non lo ponga tra i più illuminati innovatori del suono contemporaneo, sicuramente lo certifica come uno dei migliori e più acuti interpreti delle sonorità elettroniche odierne. Complimenti.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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