Mercoledì 13 Novembre 2019
Storie

DJ Tennis racconta Burning Man per DJ Mag

Il boss di Life and Death è un veterano del leggendario raduno nel deserto (è alla sua ottava partecipazione!) e ci ha raccontato la sua esperienza in esclusiva

Foto: Karim Tabar

Burning Man è molto più di un festival. È un vero e proprio fenomeno culturale e di costume, e uno status symbol. Ve ne avevamo narrato la storia, in attesa di scoprire cosa ci avrebbe riservato questa edizione. Ma siamo abituati a raccontarvi gli eventi da protagonisti, in prima persona, e al Burning Man non potevamo esserci. Così, invece di un racconto per sentito dire, abbiamo pensato di farvi sapere come sono andate le cose da chi c’era, e aveva una prospettiva molto speciale: DJ Tennis, che non solo era presente, ma lo era da veterano, alla sua ottava presenza in Nevada, e al Burning Man non era un semplice spettatore ma uno dei dj che ci hanno suonato. Giorni molto emozionanti per una storia davvero magica. Ecco le parole di Tennis in esclusiva per DJ Mag Italia.


Foto: Paolo Regis

Un esperimento sociale
“Innanzitutto va fatta una premessa, va detto che Burning Man non è un festival musicale, è un gathering, un esperimento sociale, una comunità che per diversi giorni si sistema in un luogo senza mezzi di comunicazione né contatti con l’esterno, una situazione in cui 60-70mila persone hanno l’opportunità di creare una “comunità immaginaria”. I fondamenti di questa comunità si basano sul principio per cui attraverso l’arte e la bellezza si possono ristabilire contatti speciali tra le persone, stimolate dal fatto che a Burning Man non ci sono soldi né differenze sociali coinvolte, tanto è vero che non è possibile comprare nulla, devi portarti tutto da fuori. L’unica legge è quella del baratto, se vuoi qualcosa che non hai puoi solo scambiarla con chi ce l’ha. A differenza di ciò che leggiamo spesso in giro, non ci sono così tanti VIP; questa idea è ingigantita dalla visibilità e dall’impatto di queste persone sui social media e nelle notizie pubbliche, ma in realtà la maggior parte della gente che va lì non ha tutto questo interesse a farsi vedere o a spararsi pose. La statistica parla di una piccolissima fetta di partecipanti che poi posta foto o video, siamo intorno al 5%, mi dicono. Persone come Bill Gates o Woody Allen sono state grandi frequentatori del Burning Man in passato, oggi alcune celebrities sono attratte da questo status e dal fatto che si sta bene, ci si rilassa, so della presenza di Elon Musk, Rihanna, Diddy, ma la volontà di farsi vedere è molto limitata.

Foto: Karim Tabar

La musica, da Carl Cox a Dixon
Parlando di musica, tra i dj del nostro mondo ci sono stati diversi debutti quest’anno, Luciano e Joseph Capriati su tutti. Sono stati incredibilmente colpiti dall’immensità, dalla bellezza e dall’energia del posto, hanno capito di poter trovare nuovi stimoli in un momento così particolare. Capriati è molto legato a Carl Cox ed è stato invitato da lui, Carl è un veterano del festival con un suo palco e un suo campo. Poi ci sono i pilastri, come Lee Burridge, che frequenta il Burning Man da molto tempo. Io stesso sono venuto in diverse occasioni e posso dire di avere un po’ contribuito alla storia recente del Burning Man, insieme a tanti altri. C’erano Chloé, Nastia, Jennifer Cardini, c’era Ivan Smagghe, al suo primo Burning Man, Tim Sweeney, Hernan Cattaneo, c’erano Diplo e Skrillex, ormai anche loro entrati nello spirito dell’evento. Dixon era lì ma un po’ in sordina, nel senso che non ha suonato al di fuori del suo campo, che poi è lo stesso di P. Diddy.


Foto: Paolo Regis

I campi
A proposito dei campi, è bene chiarire di cosa si tratta: se pensiamo a Burning Man come a una città, i campi sono i quartieri, ciascuno organizzato e sistemato da chi decide di parteciparvi in modo che sia un sistema autogestito e autosufficiente. Negli anni chi organizza i campi ha saputo mettere insieme persone e mezzi in modo che ogni campo sia in grado di garantire tutto ciò che serve per stare lì. I campi sono aperti e si può accedere a tutti, non esistono campi chiusi o limiti da valicare, tutti sono invitati e benvenuti in ogni angolo del Burning Man. Una volta un campo di VIP russi chiuse l’accesso al proprio campo, il risultato fu che vennero tutti espulsi dal Burning Man, non ne avevano capito i valori.

Foto: Karim Tabar

Dalla trance alla house
Fino a sei, sette anni fa la musica era in larga parte trance e dubstep, tutte le musiche caratteristiche dei rave e dei festival più “hippie” o comunque old school, ma l’evoluzione partita una decina di anni fa, quando certi suoni trance hanno iniziato a entrare nella nuova deep house, ha portato quest’ultima ad essere predominante, insieme purtroppo a quella house “sciamanica” non proprio esaltante dal mio punto di vista, questo perché Tulum e Burning Man sono diventate degli status della lifestyle di certi ricchi, ma è una situazione destinata a durare poco, infatti è arrivata già quest’anno una bella spinta house di influenza disco, e della rave music degli anni ’90, fortunatamente.

L’arte al Burning Man
Una della caratteristiche fondamentali del Burning Man sono le art car, ovvero piccole opere d’arte su quattro ruote. Poi “piccole” non è sempre il termine giusto, anzi certe volte sono davvero immense, nel caso dei bus, come il Robot Heart o il Mayan Warrior, di quest’ultimo si dice abbia richiesto un investimento di quasi 3 milioni di euro, perché è munito delle più incredibili tecnologie, si può guidare in remoto, ha tecnologie laser tra le più imponenti del mondo, e anche un soundsystem pazzesco. Ecco, bus come questo dettano legge per la musica del Burning Man. Questi bus vanno nella Deep Playa, il deserto più profondo e lontano dagli accampamenti, per dei rave da 4-5mila persone, e ci partecipano tutti i maggiori esponenti del djing contemporaneo presenti al festival: Cox, Capriati, Rebolledo, ci ho suonato anch’io. Questo però li differenzia da un altro tipo di cultura, quello dei soundcamp, in questo caso si tratta di sistemi stabili, non mobili, all’interno di ciascun accampamento e dove da anni e anni si propongono dei party a tema molto forti. Tra i più noti e longevi ci sono District, Playground – il campo di Carl Cox – Pink Mammoth e molti altri.


Foto: Paolo Regis

Il deserto in fiamme
In tutto questo grande e continuo fermento, a un livello più profondo Burning Man simboleggia lo sguardo verso il futuro, il superamento del passato e di tutte le preoccupazione ad esso annesse, è un momento per ricordare ma anche e soprattutto per andare avanti; il tempio, una cattedrale nel deserto, viene appunto bruciato, l’uomo, il “Man” bruciato è il simbolo del rinnovamento, della rinascita. Molto opere d’arte vengono bruciate a loro volta mentre altre opere, interattive, sono lo specchio del confronto tra diversi artisti contemporanei, come lo spettacolo con i 700 droni interattivi che volavano nella notte per celebrare la morte di uno dei fondatori di Burning Man, più le statue e altre opere ricche di tecnologia. I droni sono stati davvero suggestivi perché erano dotati di led e quindi sembravano un immenso sciame di stelle fluttuanti nella notte del deserto. Meraviglioso. Nessun artista al Burning Man viene invitato né pagato, al massimo viene ospitato nei camper o da chi vuole offrirgli un posto letto, ma tutti gli artisti esterni pagano il proprio biglietto e il proprio viaggio, non ricevono un soldo ma si esprimono in totale libertà e senza compromessi. Con esterni intendo che invece chi si occupa delle installazioni e delle opere viene finanziato nella realizzazione dei bus o dei feticci da bruciare o delle installazioni artistiche in generali. Ma i dj, ad esempio, non vengono pagati.


Foto: Karim Tabar

Viva la libertà
Il Burning Man è un luogo magico dove ognuno è liberamente in grado di esprimere i propri sogni, la propria diversità, la propria sessualità e le proprie aspirazioni, si ricrea una città virtuale libera, puoi trovare la discussione sul femminismo nel 2018 e il forum sul fisting, i corsi di cucina e gli psicoterapeuti disposti a offrire meditazione e ipnosi, ci sono tutte le sfaccettature di una società ideale e proprio per questo non piace a tutti. Ma è importante e suggestivo esplorare ogni aspetto di questa città, che come ogni città ha le sue caratteristiche positive e negative, bisogna imparare a conoscere i propri percorsi preferiti e si tratta, alla fine, di conoscere maggiormente se stessi. Il senso di un raduno come Burning Man è questo”.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
19.09.2018

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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