Mercoledì 15 Luglio 2020
Interviste

Benjamin Damage, intervista e mix esclusivo

Milano è impaziente di decorarsi di fuliggine, di assumere le sfumature tipiche del carattere, bruto e cinereo, della UK techno. Just This ospiterà, il prossimo 19 febbraio alla Fabbrica del Vapore, un esponente singolare di un movimento che è già scuola, e che da anni, fiero, contempla le sue stelle nel firmamento della techno internazionale. Dj Mag incontra Benjamin Damage, producer gallese innovatore di un sound, quello british, pregno di debordante, funambolico furore, che Benjamin arricchisce di melodici ghirigori e di inascoltata, per il genere in questione, dolcezza di suoni. Per l’occasione, l’artista di spicco della label 50 Weapons regala ai nostri lettori un podcast esclusivo, saggio di un sound unico e coinvolgente, assolutamente da non perdere.

Benjamin Damage Micromix by Djmagitaliamixcloud on Mixcloud

Regno Unito e techno: una passionale, intensa storia d’amore. Non ho potuto fare a meno di notare che preferisci mostrare un volto melodico della techno britannica, spesso molto più rude, frammentata e “pesante” rispetto alla tua. Credi che questo aspetto sottolinei un’accentuata tendenza a esprimere qualcosa di profondamente spirituale o è una semplice scelta di sound?
Introdurre l’elemento melodico nella techno che propongo mi sembra semplicemente la cosa giusta da fare, non so esattamente da cosa derivi questa mia peculiarità. Puoi anche definirla una scelta spirituale, ci può stare, davvero non so cosa di preciso spieghi questa mia tendenza. Non c’è alcuna decisione cosciente di rientrare nei canoni della UK techno con la mia musica, la chiamerei così soltanto perchè sono britannico e faccio techno. Mi sento connesso alla techno del mio paese esattamente quanto mi sento connesso a Detroit o a Berlino.

Raccontaci, se ce n’è una, la lezione che hai imparato dai padri della techno che provengono dal tuo paese (Dave Clarke, Mark Broom, Ben Sims per nominarne alcuni). Quale artista, magari anche non britannico, ha lasciato maggiormente un’impronta nella tua formazione da artista?
I miei gusti musicali hanno sempre valicato il confine della mia terra. Sono stato un grande fan di Kevin Saunderson, lui ha sempre avuto una spiccata tendenza al melodico. Lo ammiravo anche quando, sotto l’aka Tronikhouse, si esprimeva nel genere UK hardcore. Ritornando al Regno Unito, amo l’energia che Surgeon profonde nei suoi lavori, ha sempre fatto cose eccezionali, dalle origini alla più stretta attualità. Mi sono imbattuto in questa musica quando ero davvero molto giovane, ancora molto prima di cominciare a frequentare i club. Io mi muovo nell’ambito della techno che puoi principalmente ascoltare anche quando sei a casa. La roba prettamente funzionale è abbastanza noiosa.

Professionalmente, sei stato il primo artista a firmare un contratto per la 50 weapons, label con un forte ascendente sull’intero scenario underground. Il tuo nome è strettamente legato a questa etichetta. “Creeper”, pezzo pubblicato nel 2011, sancisce la partnership con Doc Daneeka, uno dei producer a te più vicini. Raccontaci del prestigio che deriva dall’essere parte di una label come “50 weapons” e dicci di più sulla tua relazione lavorativa con il producer francese.

50 Weapons è stata una buona casa per me. E’ bello pensare di essere stato parte di questa famiglia dagli inizi, il modo in cui lavorano si sposa alla perfezione con il sottoscritto. Non ci sono montature o sotterfugi di sorta, pubblicano semplicemente la musica che gradiscono maggiormente. Doc Daneeka è conosciuto al mondo come producer francese perchè ormai da anni vive in Francia. Non tutti sanno che è gallese di Swansea, proprio come me, ed è lì che abbiamo cominciato a lavorare e a produrre musica insieme. “Creeper” è nata come progetto online, mentre io vivevo a Londra. Ci siamo scambiati parti della traccia tramite AIM. Tra poco torneremo insieme in studio per cercare di creare qualcosa di nuovo.

benjamin_damage

Tu sai cosa significa essere protagonista di una Klubnacht al Berghain Club, a Berlino. Che tipo di sensazioni ti ha trasmesso suonare nel club riconosciuto come tempio mondiale della techno? Più in generale, che tipo di location ti regala la giusta atmosfera e l’energia più affine ai tuoi dj set?
Il Berghain è un’esperienza incredibile. Il sound system, l’atmosfera, l’intensità, sono tutti fattori che lo rendono il miglior club del mondo, davvero. E’ un posto enorme, ma riesce a risultare comunque molto intimo. Il pubblico è davvero eccezionale, molto preparato musicalmente e aperto mentalmente riguardo tutto ciò che il dj sia pronto ad esprimere. Credo ci siano diversi fattori che rendano il Berghain così speciale: un pubblico straordinario, una città tollerante, la mancanza di un’insostenibile pressione fiscale. Tutti fattori difficili da trovare nelle altre capitali europee. Credo resterà ancora per molto avanti anni luce rispetto a tutti gli altri club del mondo.

Hai avuto la possibilità di esibirti al Detroit Movement Festival e il grande onore di essere remixato da uno dei padri della Detroit techno: Robert Hood. Le tue emozioni a riguardo?
Sono sempre stato attratto da Detroit. E’ una città stranissima con un incredibile alternarsi di successi e fallimenti, scanditi dalla musica straordinaria proposta da Motown e la techno che ne consegue. Suonare al Movement è stata davvero un’esperienza unica, credo sia senza alcun dubbio il miglior festival d’America, in ambito elettronico naturalmente. Pubblico e atmosfera sensazionali. Quando Robert Hood mi disse che avrebbe voluto produrre un remix per me mi sono sentito profondamente onorato. La cosa mi ha dato un’enorme fiducia nel fatto che io potessi davvero avere qualcosa da dare all’intera scena techno. Quello che lui ha fatto con la mia traccia è davvero interessante, mi ha dato moltissimi spunti e tante nuove idee. Lui usa molto le macchine e non fa nulla col computer. Credo questo aiuti a capire le cose in maniera differente.

Ultima, classica domanda: nuovi progetti all’orizzonte?
Adesso sono impegnato con le ultime fasi della realizzazione di un nuovo album che uscirà in estate. Potrebbe essere uno degli ultimi album su 50 Weapons. Per quanto riguarda le mie esibizioni sto preparando un nuovo live show in cui incorporare le mie nuove release.

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