Venerdì 03 Aprile 2020
Interviste

DjMag Italia incontra Reeko

Sabato scorso, in occasione del Techno Cilento festival a Vallo della Lucania, abbiamo avvicinato uno dei principali fautori del movimento de el techno espanol, il boss di Mental Disorder, Reeko. Nome di spicco della label capitanata da Oscar Mulero, Pole Group, Juan è un artista introverso di natura, profondamente ermetico in musica, dotato di spiccato acume artistico e culturale, come dimostra l’intensa chiacchierata concessa a noi di DjMag Italia. La techno, per l’asturiano di Oviedo, è un potente mezzo di erudizione oltre che di libera espressione, fine da perseguire restando sordi al compromesso, materia cui approcciare con decisa propensione alla riflessione.

Partiamo da “La metamorfosis”, il tuo ultimo lavoro pubblicato in due tranche sulla tua label Mental Disorder. Raccontaci di questo unico, profondo e oscuro Ep, quel è il messaggio principe che si cela dietro questi sei “capitulos” e dietro la traccia portante del lavoro, “La metamorfosis”, appunto…

Il messaggio principale è mettere in contatto l’uomo con la vita dell’insetto, e spero che chiunque si metta all’ascolto possa seguire la storia raccontata attraverso ogni traccia (“capitulo”). Ho chiamato la prima traccia “La metamorfosis” e non “Capitulo 1”, perchè intende raccontare il momento in cui il protagonista del romanzo di Kafka cui si ispira il mio Ep diventa un insetto, e questo è un passaggio che non viene raccontato nel libro poiché il libro inizia quando il protagonista si sveglia e scopre di esserlo diventato. Dietro ogni “capitulo” c’è un momento differente del libro. Questa naturale suddivisione dell’opera mi ha permesso di creare la musica in maniera più semplice, man mano che proseguivo con la lettura del libro, immaginavo i suoni che avrebbero potuto accompagnare gli stati d’ansia del protagonista del racconto. Per questo il lietmotiv dell’album è un suono crudo e sinistro che possa portare a percepire l’insetto. Per me è risultato determinante per la creazione di una techno concettuale in cui il suono e l’argomento di cui tratta vadano di pari passo generando la stessa atmosfera, esattamente come accade nei film.

Mental Disorder è la label cui hai dato vita nel 2003, un’etichetta creata per essere libero di esprimere te stesso senza alcun tipo di limitazione. Se si fa eccezione per un paio di release, produci esclusivamente tracce di Reeko. Ci sarà mai ordine nella tua mente, o il disordine resterà sempre il tuo ordine? Raccontaci di come è nato il progetto…

E’ vero, in quanto sempre rivolta alla pubblicazione dei miei lavori la mia label è un pò “egoista”. Mi piace pensare che il disordine mentale non sia associato soltanto alla mia persona ma anche al sound che propongo quando mi esibisco. Sono molto severo riguardo ciò. D’altra parte non avrei alcun tipo di problema a produrre altri artisti, ma devono necessariamente essere artisti con cui io possa identificarmi, penso alla collaborazione che ho fatto di recente con gli Exium, sono artisti a me molto vicini, metto molta della loro musica nei miei dj set e suoniamo spesso back to back, mi è sembrata un’ottima idea unire le nostre competenze in studio e lavorare insieme, in questo modo l’Ep conserva il focus di Mental Disorder combinato al sound mio e degli Exium. Non escludo la possibilità un giorno di aprire una nuova etichetta dove possa essere possibile modificare il lavoro di altri artisti, ma Mental Disorder è il massimo per me, molto più esclusiva a mio modo di vedere.

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Come è avvenuto quest'incontro mistico con la musica techno? Guidaci attraverso i primi passi della tua carriera. Come nasce Reeko, da Oviedo ai top techno stage di tutto il mondo?
La mia passione per la musica, soprattutto elettronica, è nata praticamente con me, è una cosa che mi porto dentro da quando ero molto piccolo. Ho avuto la fortuna di nascere in un'epoca fertile per la musica elettronica, techno nello specifico, nel mio paese a metà degli anni '90. Tutto grazie ad un club molto importante che aveva un'imponente programmazione settimanale e che proponeva artisti difficili da incontrare nelle altre città della Spagna. In questo modo capii a che tipo di musica mi sarei potuto dedicare acquistando i primi dischi. Nel 2000 comprai il mio primo sintetizzatore. Fui notato da un'etichetta emergente svedese che mi offrì un lavoro. A partire da quel punto, diedi vita ad una label tutta mia e mi dedicai alla pubblicazione delle mie tracce anche su altre etichette. I primi anni era davvero tutto molto emozionante, ero molto giovane e con molta poca esperienza, ma, per qualche motivo, tutto andava come volevo.  

Ho avuto la possibilità di ascoltarti all'Awakenings festival, nel 2013, back to back con Oscar Mulero. Non posso non chiederti: in qualità di dj spagnolo che tipo di emozioni provi ogni volta che condividi la consolle con “o Rej”? Come è iniziata e a che punto è quest'intima alchimia tra te e Oscar?
L'idea è nata proprio in occasione di un Awakenings, l'organizzazione ci suggerì di fare un back to back e ci sembrò una buona idea. Abbiamo proposto diverse volte, all'Awakenings e in altre parti della Spagna ma non solo, il nostro back to back. E' risultato da subito facile intenderci, oltre ad essere amici parliamo lo stesso linguaggio musicale. Dal mio punto di vista è sempre andata molto bene ed è stato gratificante per la mia carriera esprimermi in dj set con Oscar. Comprendersi suonando è molto più facile di quel che si possa pensare,  è un qualcosa che andrebbe lasciato fluire con naturalezza, se c'è feeling tra gli artisti devi semplicemente fare in modo che l'improvvisazione arrivi da sola. A volte è peggio provarlo o prepararlo prima. Dà più sicurezza, ma bisogna lasciare che le idee sopraggiungano al momento stesso dell'esibizione a mio parere. 
PoleGroup è l'etichetta che mostra il vero volto della techno spagnola: siete consci di aver creato un genere che vi invidiano persino a Berlino? E' una techno così onirica, qualcosa che scava in profondo, nello spirituale, perchè credi la Spagna, servendosi di voi, abbia scelto questa modalità espressiva?
Sono molto orgoglioso di appartenere alla famiglia PoleGroup sin dall'inizio e di aver forgiato col nostro lavoro una creatura di livello mondiale, anche se penso ci sia ancora molto da fare e da dimostrare. Penso che il motivo per cui il sound PoleGroup raggiunga una certe originalità sia dovuto alle nostre radici, puramente techno, cosa che molti artisti al giorno d'oggi non possono dire. Abbiamo vissuto tempi duri, la popolarità della techno era in forte calo, dentro e fuori dalla Spagna, a causa delle nuove tendenze minimal o di qualsivoglia genere elettronico. Abbiamo passato momenti difficili, in cui sembrava non esserci molta speranza, però desideravamo essere fedeli ai nostri principi e continuare facendo ciò che realmente ci piaceva, perciò abbiamo dato vita a questo progetto. Credo questo sia il reale spirito della scuderia PoleGroup, le nostre radici incondizionatamente techno che, unite al nuovo concetto di techno emerso negli ultimi anni, hanno originato una fusione interessante. 

Il punto di riferimento nel mondo della techno per cui nutri più profonda ammirazione…

Credo che nel mondo della techno mi possa tranquillamente sbilanciare dicendo Jeff Mills. E’ rimasto estremamente fedele ai suoi principi in una maniera ammirabile e, nonostante le mode e i cambiamenti ha regalato costanza al suo lavoro anno dopo anno, circondandosi di nuove iniziative e difendendo i suoi ideali da ogni critica. Avrà sempre il mio più profondo rispetto.

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Può qualcuno come te concepire un universo musicale che non sia techno? Che tipo di musica ascolti fuori dai panni di Reeko, quando sei semplicemente Juan?

Eccome se lo concepisco! E, ti dirò di più, nel mio mp3 non troverai praticamente nulla che sia techno. Da qualche anno ormai non cerco ispirazione nella techno. Ascolto techno per scegliere che musica suonare ogni sera, ascoltare le novità etc., però, riguardo i miei gusti personali, devo ammettere che non ascolto nulla di techno. Ascolto molti compositori di colonne sonore, gente come Gustavo Santaolalla, Danny Elfman, Angelo Badalamenti, Alexandre Desplant. Ascolto anche molta musica sperimentale, ambient, rock.

Vorrei che spendessi due parole riguardo la techno italiana, c’è qualche artista che ammiri in maniera particolare?

Se devo scegliere un artista italiano non ho dubbi che questo sarà Donato Dozzy, ammiro molto la sua linea sonora, il suo lavoro costante e i suoi continui progetti in differenti settori della musica elettronica. Trovo l’Italia un paese molto in forma in quanto a techno, c’è una grande quantità di artisti techno italiani di valore in giro al giorno d’oggi.

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