Lunedì 18 Novembre 2019
Interviste

DjMag Italia incontra Terence Fixmer

Un virtuoso dello studio, alla continua ricerca di nuove galassie sonore da esplorare. Un ermetico della techno, assetato innovatore, sviluppatore di un sound criptico. DjMag Italia regala un intenso scorcio sulla vita e sulla carriera del padre della “Techno Body Movement”, Terence Fixmer.

Cominciamo dall’ultima tappa della tua carriera: “Depth Charged”, il tuo album su CLR, successo discografico conseguito in un momento di completa maturazione artistica. Come credi segnerà la tua carriera? Quale messaggio si cela dietro questo straordinario lavoro?

Beh, quest’album ha un significato speciale per me. Innanzitutto ti ringrazio per averlo definito straordinario. Ho pubblicato il mio primo album nel 2001, “Muscle Machine”, un lavoro di cui sono assolutamente fiero, si attestava sui canoni della EBM/techno. Naturalmente in quel periodo ero più giovane, forse anche più incazzato così composi un album con tracce esclusivamente energiche. Ora con “Depth Charged”, quasi 15 anni dopo, so di cosa c’è bisogno in un album, fino a che punto puoi spingerti valicando limiti espressivi. Non deve essere solo una compilation con tracce da club, dovrebbe essere più personale, più intimo, messaggero di una sconfinata libertà di espressione. I format degli album sono spigolosi al giorno d’oggi. Con i download digitali, le persone acquistano le tracce che gradiscono maggiormente, così ho voluto creare un album che avesse una propria storia. “Depth Charged” racconta questa storia. C’è un inizio, uno sviluppo e una conclusione. E’ un disco che ho composto senza forzare me stesso verso una precisa direzione da seguire, ma ho scritto queste tracce con un mood e dei suoni che davvero amo, senza essere ossessionato dal discorso può essere una traccia ballabile o meno. Con quest’album il mio intento era quello di entrare in profondità. Naturalmente “Depth Charged” contiene brani da club, è pur sempre un album techno, ma è più personale, e sono felice di averlo tirato su così, emblematico di una personalità differente.

Da “Muscle Machine” nel 2001, tuo primo album da solista, a “Depth Charged”, dritti all’attualità: quanto è cambiato Terence Fixmer rispetto agli inizi della sua carriera, pur preservando la sua natura spiccatamente dinamica? Quanto e come si è evoluto in relazione al cambiamento dei meccanismi dell’industria musicale? Questa è la tua prima intervista per DjMag Italia, vorrei ti presentassi ai nostri lettori.

Naturalmente quando ho pubblicato “Muscle Machine” ero molto giovane, la scena techno era molto diversa, non c’erano i social network, Facebook, Twitter etc. Di conseguenza il panorama musicale in cui gravitavo non si basava sulle immagini, problemi come la saturazione del mercato via Facebook non esistevano minimamente, c’era soltanto la musica. Così, tutta la comunicazione avveniva nei club e la pubblicità ai tuoi dischi la facevano i dj che suonavano la tua musica. Il mio primo album era sperimentale, ti spiego meglio: creai ex novo un nuovo filone techno combinando le mie sonorità all’energia e alla modernità dell’EBM (espresse all’epoca da artisti come i Front 242 o i Nitzer Ebb). In quegli anni definirono la mia musica Techno Body Movement, e sono davvero onorato di essere il padre di un sottogenere di questa portata. Naturalmente, sin dal 2001, mi sono evoluto, non ho mai voluto essere ripetitivo, ho esplorato nuovi ambiti musicali. C’è però qualcosa che è rimasto intatto in me, con gli anni: amo caratterizzare la mia musica di una sua decisa, autoritaria natura, come un pittore, riconosci subito lo stile ma ogni opera racconta qualcosa di diverso. L’atmosfera che creo è decisamente pesante, cupa, ma c’è quest’intensità che non lascia mai indifferenti. Presentarmi ai lettori non è cosa semplice, ripercorrendo le fasi salienti della mia carriera posso dire che ho pubblicato la mia prima release in vinile a 17 anni, ho prodotto qualcosa come 50 Ep, 5 album da solista e 2 album con il cantante dei Nitzer Ebb, Douglas McCarthy, col nome di FixmerMcCarthy. Spesso suono live, la mia musica può risultare tenebrosa, energica al tempo stesso, mentale in alcuni frangenti. Per il resto consiglio di consultare la mia discografia per constatare il mio contributo alla scena techno.

Terance-Fixmer-3

 

La Francia ha fornito un incredibile contributo all’intero scenario musicale elettronico. Un paese sorprendentemente fertile sotto questo punto di vista, che ha dato i natali a gente come Laurent Garnier, i Daft Punk, Gesaffelstein, Paul Ritch. Nonostante ciò non riesco ad identificare un vero e proprio movimento francese. Vedo un paese che vanta artisti leggendari, ma ognuno di loro racconta qualcosa in maniera diversa dagli altri. Come te lo spieghi? Quale pensi sia il tuo contributo in questo glorioso firmamento?

E’ davvero difficile darti una risposta precisa. Credo di avere una posizione un po’ strana rispetto agli artisti di cui mi chiedi, probabilmente appartengo a quella categoria di artisti francesi techno che hanno dato inizio al movimento francese techno, ma ciò è avvenuto in maniera assolutamente anticonvenzionale. Provo a spiegarmi: Terence Fixmer è il mio vero nome, ma non sembrava a nessuno ch’io fossi francese, ho preso il cognome Fixmer da mio padre, un americano. Agli inizi della mia carriera venivo prodotto sempre da label tedesche o belga. Quando ho cominciato a suonare live, ho suonato in molti paesi prima di cominciare a suonare nel mio, questo perchè, grazie ai fattori che ti ho appena elencato, la scena techno francese non realizzò da subito che io fossi un artista francese. Se non vivevi a Parigi non potevi ottenere successo tanto velocemente, si concentrava tutto nella capitale, dai club alle riviste, tutto. Io vivevo nel nord della Francia, così mi sentivo molto più connesso al Belgio e alla Germania, che nei primi anni ’90 erano molto più addentrati della Francia in ambito techno. Nel ’98 mi sono trasferito a Berlino, sentendomi ovviamente ancora meno addentrato nella scena techno francese che in passato. Soltanto adesso, dopo tutti questi anni, sono riconosciuto come artista francese, ma il mio paese di nascita non è stato così benevolo nel mio processo di nascita/crescita artistica.

Hai accennato prima alle tue esperienze creative con Douglas McCarthy, ai vostri due album insieme. Insieme avete sfoderato una maestosa performance al Monegros Desert Festival del 2007. Raccontaci di più riguardo quest’eccellente partnership, che ha concesso libero sfogo a tutte le tue tendenze electro.

In realtà, prima di plasmare la mia natura techno, da piccolo scoprii questa musica, chiamata EBM (Electronic Body Music), attraverso band come i Front 242, i DAF e, naturalmente, i Nitzer Ebb. Questo genere ha rappresentato il mio primo incontro con la musica elettronica. Non esisteva la techno, ma per me questi gruppi ne furono i precursori. Sono stati i miei primi maestri di elettronica. Ero un grande fan dei Nitzer Ebb, e collezionavo la loro musica. Poi comparve la techno, e cominciai ad esserne coinvolto come artista. Dopo aver pubblicato diverse release, notai che c’era, forte, in me questa influenza EBM in accezione moderna, techno. Nel 2006 mi contattò la label Mute (per cui hanno prodotto Depeche Mode, Moby etc.), chiedendomi se avessi piacere nel rivisitare “Let your body learn” dei Nitzer Ebb con un remix tutto mio. Ero al settimo cielo, questa proposta certificava il riconoscimento della mia influenza musicale, e in quel momento sarei dovuto essere io a dare il mio contributo per i Nitzer Ebb. Ne fui davvero onorato. Dopo la release, fui contattato da Douglas McCarthy, il cantante dei Nitzer Ebb, siamo diventati amici e abbiamo creato questo progetto: FixmerMcCarthy. Abbiamo fatto due album insieme, pieni di rabbia ed energia, dal potenziale devastante nelle esibizioni live. Attualmente lavoro su una nuova traccia per il progetto FixmerMcCarthy, per il 2015/2016 potremmo presentare una nuova release.

https://www.youtube.com/watch?v=AIL6Z5idTuI

 

Nel 2012 hai realizzato un remix di “Single Bip” dei VCMG (Vince Clarke e Martin Gore). Non ho dubbi riguardo il fatto che tu nutra profonda ammirazione per i Depeche Mode (che Vince Clarke ha abbandonato appena dopo l’uscita del loro primo album “Speak and spell”). In che misura credi che questi straordinari artisti abbiano contribuito alla tua formazione artistica e in che modo reputi abbiano inciso sull’intero scenario elettronico?

Beh, questi artisti hanno fatto musica al contempo elettronica e sperimentale, come potrei non esserne stato influenzato? Prima dell’arrivo della techno era questa la musica che ascoltavo, i Depeche Mode appartengono al mio bagaglio, rappresentano appieno il mio essere sempre alla ricerca di nuove sonorità, di creare nuove atmosfere attraverso di esse. Da ragazzo ero un fan accanito della label Mute, e questa storica etichetta ha sfornato artisti su artisti in questo senso, penso anche a Fad Gadget. Mute, più che una label, è una vera e propria avanguardia, e ha sempre prodotto artisti che, con gli anni, si sono rivelati illuminanti per i compositori techno contemporanei.

L’artista techno per cui nutri maggior rispetto e ammirazione…

Come producer, direi il Richie Hawtin/Plastikman del periodo che va dal ’91 al 2004. Per più di un decennio ha profuso tutti i suoi sforzi per scoprire nuove sonorità, e ha prodotto un numero incredibile di tracce da urlo: molto underground e privo di compromessi. Ma ce ne sono altri, come Robert Hood o Luke Slater, veterani di quest’ambiente per l’amore puro e disinteressato che nutrono nei confronti della techno, e non per fama.

Terence-Fixmer

Terence Fixmer: una vita dedicata alla musica sperimentale, votata all’esperimento. Quale pensi sarà, in questo senso, la prossima sfida della tua carriera? Ti consiglierei, se posso, di non smettere mai di esplorare nuove sonorità e di saggiare le tue più recondite attitudini, hai dato un contributo al mondo dell’arte che definirei geniale fin’ora, sarebbe un peccato…

Amo sentirmi dire parole simili, ti ringrazio. Ho ancora molto da esprimere con la techno, sono ancora affamato di produzioni tutte mie, ho ancora la stessa passione che avevo negli anni ’90. Ho ancora tantissime idee, e ci sono sempre nuove sfide ad attendermi. Sto per cominciare a produrre con nuovi modulari, gli Eurorack Modulars, cosa che mi permetterà di essere se possibile ancora più creativo. Potete aspettarvi ancora delle release da me, e potete star certi che continuerò a perseguire un cammino scevro da compromessi, sacrificando me stesso affinchè prosperi sempre la bellezza della techno.

Impossibile non demarcare la tua connessione con Berlino. Quanto profondamente ti senti parte di questa città e del movimento techno da cui è animata?

Berlino è una città speciale per me, mi ci sono trasferito nel ’98. All’epoca Berlino non era come adesso, c’era una realtà diversa, più cruda, meno internazionale e naturalmente c’erano molti meno turisti o stranieri che ci vivessero. E’ stata una grande opportunità, per me, conoscere quella Berlino. Sono andato via da lì nel 2005, ma ci vado moltissime volte all’anno, è stata e continua ad essere la mia seconda casa. Non so se quella che ho metabolizzato è un’influenza che deriva direttamente dalla città, ma posso dire di certo di essere stato condizionato dalla cultura elettronica tedesca.

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