Giovedì 22 Agosto 2019
Recensioni

Il documentario su Avicii vi farà stare dalla sua parte

Lunga vita ad Avicii, un talento vero per una storia vera.

Foto: djmag.com

Ho seguito Avicii dal vivo un numero sufficiente di volte per affermare che si tratta di uno dei miei artisti dance preferiti degli ultimi anni. Le sue melodie mi si sono appiccicate addosso dal primo momento che ne ho incrociato la traiettoria. A ‘Levels’ associo l’alba di una nuova strabiliante era per la musica da ballo, a ‘Seek Bromance’ tutta la maestosità e magnificenza dei festival in cui ci si emoziona in mondovisione. Nelle ultime produzioni un livello di maturità musicale che lo hanno consacrato come uno dei talenti più genuini della musica dance che poi, anche grazie a lui, è diventata pop. Potrei continuare a lungo con questo tipo di esempi ma rischierebbero di scalfire ulteriormente la credibilità del mio racconto. È da fan sfegatato infatti che, durante l’Amsterdam Dance Event della scorsa settimana, ho assistito alla prima mondiale di ‘True Stories’, docufilm che racconta la breve ma intensa carriera di uno degli artisti dance più influenti e amati del decennio.

Avicii

Non credevo ci stesse così male. È questa la prima cosa che mi è venuta in mente non appena uscito dal Pathè di Amsterdam. La pellicola di Levan Tsikurishvili scava in profondità. Ci riesce in modo naturale, senza forzare la mano, semplicemente catturando alcuni momenti della frenetica your life di Avicii e la sua crew, composta dai suoi amici si sempre. A partire da quell’Ash Pournouri, un giovane svedese di origine persiana che lo scopre sul web e gli promette di trasformarlo in una star nel giro di un anno. Pensare adesso che ci è riuscito fa effetto. Il regista ci ha messo quattro anni per mettere insieme 8 anni di tour e 26 di vita. Che sono niente dal punto di vista biologico, un’eternità se non è quella la vita che ti sei scelto. Nonostante fossi a conoscenza, come sicuramente moltì di voi, di un grave disagio, non pensavo che per Avicii esibirsi dal vivo fosse questo strazio, camuffato da felicità all’inizio, nascosto sotto litri di alcool e notti insonni per combattere attacchi di panico e uno stato d’ansia perenne. Fa quasi tenerezza quando, ricoverato in ospedale, non si regge praticamente in piedi; quando sul van che lo porta da uno show all’altro barcolla e non riesce a tenere gli occhi aperti; quando da solo, seduto davanti al computer in una meravigliosa casa a Ibiza, finisce il disco che la casa discografica attende con aspettative altissime. Lo stress è talmente tanto che si dimentica letteralmente di mangiare. L’ansia e il malessere sono così forti da obbligarlo a scrivere la lettera di addio alle scene, nonostante il sue agente faccia finta di non sentire. In ballo ci sono un sacco di soldi e la salute di un teenager. Voi da che parte state? La telecamera che indugia sul cibo lasciato sul tavolo per ore e poi buttato via è l’istantanea di un profondo disagio in contrapposizione al comfort con cui sforna una hit dopo l’altra, immerso in un monitor da quando aveva 16 anni, tempo in cui dormiva, di giorno, sul tetto della sua casa svedese per prendere un po’ di sole e non sembrare un cadavere. Avicii esprime una tenerezza e una timidezza che lo rendono amorevole. Simpatico e sorridente soprattutto quando a che fare con la musica, la sua musica. Alcuni passaggi sono cosí ansiogeni che ad un certo punto ringrazi il cielo che quella del 28 agosto 2016 all’Ushuaïa di Ibiza sia l’ultimo degli 813 shows in 8 anni, prima di riprendersi indietro la vita, nel vero senso della parola. Un riassunto di mezz’ora di quella storia nottata segue i titoli di coda in una carrellata di hit da non credere.

Non è semplice raccontare il lato oscuro della vita di un dj oggi. Non è facile far accettare al pubblico e ai fan che esistono una serie di controindicazioni che non si sa ancora se siano maggiori o minori dei benefici. Essere costantemente in tour, da soli, lontani da casa, lontani dagli affetti, circondato da persone che vogliono costantemente il massimo da ogni tuo movimento pubblico e privato, non è alla portata di tutti. Avicii mostra una sincera fragilità che non ha avuto paura di condividere con tutto il mondo anche attraverso questo film. ‘True Stories’ non deluderà i fan e potrebbe convincere gli scettici che non è tutto finto e voluttuario, che i talenti veri esistono e che non sempre i soldi e la fama sono tutto. Le testimonianze di David Guetta, Tiësto, Nile Rodgers (che lo definisce il miglior compositore moderno) e Chris Martin dei Coldplay mettono il timbro su una breve ma intensa carriera che continuerà a brillare attraverso la musica. Lunga vita ad Avicii, un talento vero per una storia vera.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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