• MERCOLEDì 07 GENNAIO 2026
Costume e Società

Cinque alternative efficaci per proteggere il tuo drink quando vai in discoteca

Da braccialetti per scovare le droghe nei cocktail a tanti strumenti alternativi per difendersi dal "drink spiking". Sfruttando anche l'intelligenza artificiale

Foto: Aglaya Creativos

La crescente diffusione del fenomeno del “drink spiking”, ossia la pratica di aggiungere droghe o sostanze sedative a un cocktail all’insaputa della persona, ha stimolato l’ideazione di sistemi sempre più accessibili per controllare la propria bevanda. Oltre al già noto braccialetto Sentinella (o Centinela) sviluppato da Aglaya Creativos, e che ci ha permesso questa indagine, esistono almeno quattro altri metodi rapidi e pratici pensati per prevenire situazioni di pericolo, da usare prima di bere.

 

Questi strumenti, quali strisce reattive, sensori, coperture protettive, mostrano come la prevenzione contro il drink spiking stia diventando sempre più concreta e accessibile. Va detto che nessuna di queste soluzioni offre una certezza assoluta: la presenza di agrumi, limone o alcuni ingredienti del cocktail potrebbe alterare i risultati, e nessun test garantisce la copertura di tutte le sostanze possibili. Tuttavia, rappresentano un importante deterrente, soprattutto in contesti di nightlife, festival, club o locali frequentati da chi ascolta dj, dove il rischio può essere reale. La consapevolezza è la prima forma di tutela: conoscere questi strumenti può fare la differenza tra una serata sicura e una potenzialmente pericolosa.

Uno dei più diffusi è il kit Check Your Drink (CYD), promosso recentemente in Italia da Federfarma Roma come parte della campagna “Il consenso non si scioglie in un drink”. Basta una goccia di bevanda su una striscia reattiva: se la striscia cambia colore significa che potrebbe esserci GHB, chetamina, cocaina, scopolamina o benzodiazepine. Facile da usare e monouso, rappresenta un deterrente concreto nelle situazioni a rischio.

 

Un altro strumento è il sistema DrinkCheck: anche in questo caso una semplice striscia reattiva consente di rilevare in pochi secondi droghe della categoria “date rape” come GHB, chetamina, cocaina e scopolamina. Due gocce del drink sulla striscia, attesa brevissima e una variazione cromatica indica un possibile “drink spiked”. Il formato è compatto e discreto, ideale da portare nello zaino o nella borsa.

 

 

Di recente è stato proposto un approccio più tecnologico: un sensore da immergere nella bevanda sotto forma di cannucce o shaker. Un prototipo sviluppato da ricercatori della Tel Aviv University che non ha ancora un nome è in grado di rilevare in tempo reale la presenza di GHB e chetamina: il sensore preleva un piccolo campione, lo mescola con una soluzione chimica e, se trova la sostanza, emette una luce rossa o mostra un cambiamento visivo che segnala il pericolo. Il test nel laboratorio ha mostrato risultati accurati anche con bibite o cocktail miscelati. E qui entra in ballo l’intelligenza artificiale per lo sviluppo del sistema e il controllo dello stesso.

 

 

Infine, un’alternativa meno tecnologica ma ugualmente utile: le coperture protettive per bicchieri, come quelle proposte da DrinkSafe. Si tratta di fogli di alluminio o tappi con foro per cannuccia, pensati per chiudere il drink quando ci si sposta o si lascia il bicchiere incustodito, impedendo che qualcuno possa versare sostanze all’interno a tua insaputa. Non rilevano attivamente la droga, ma rappresentano una barriera fisica efficace.

 

 

 

 

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Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
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