Mercoledì 23 Ottobre 2019
Interviste

Dualismo Sound: la riscoperta del passato tra sacro e profano

Andrea Dallera è il giovane volto che si cela alle spalle del progetto Dualismo Sound. Piattaforma, progetto ed etichetta nata come spazio in cui scovare rare grooves a cui dare nuovamente vita

Un progetto nato nel 2017 quello che vede Andrea Dallera come label owner di Dualismo Sound. Non solo sulla carta, bensì in maniera viscerale incarnando perfettamente ciò che è oggi la sua creatura. Una piattaforma inedita che ristampa alcuni dei più rari brani a cavallo della decade ’70 e ’80. Un viaggio di puro digging e ispirazione che oggi andiamo a scoprire in questa intervista.

 

Come nasce Dualismo e qual è il suo manifesto?
Dualismo Sound nasce nell’agosto del 2017 con la prima uscita dedicata a Paolo Zavallone, noto ai più anche come El Pasador che, oltre ad essere autore di hit nazional-popolari, ha anche prodotto dischi jazz e funk di grande spessore. La volontà di Dualismo Sound è quella di indagare nel mondo della pre-disco di fine anni ’70, stabilendo un contatto con il produttore originale. Poi si passa al processo di licensing vero e proprio per arrivare alla ristampa effettiva del disco. Il nome Dualismo deriva da una poesia di Arrigo Boito, poeta scapigliato italiano che in questa opera vuole postulare un’arte composta da sacro e profano e dunque trasversale come vuole essere questa etichetta. Tra le uscite di Dualismo Sound compaiono infatti anche release con evidenti influenze italo-disco ed electro boogie. Nonostante ciò cerco sempre di mantenere un filo conduttore legato al funk e di provare ad unire sotto un’unica egida generi apparentemente diversi e slegati.

E che rapporto hai con gli artisti che contatti quando decidi di proporre una ristampa dei loro lavori? Hai sempre trovato disponibilità o qualcuno non ha capito l’idea alle spalle del progetto?
La maggior parte delle volte ho trovato artisti ben disposti a collaborare e talvolta anche sorpresi da questa mia proposta. In alcuni casi mi è capitato di trovarmi di fronte ad artisti non desiderosi di ristampare queste tracce perché provavano vergogna verso alcuni di questi lavori. Un peccato, considerando che si trattava nella maggior parte dei casi di brani validissimi, idolatrati dai collezionisti e venduti a somme da capogiro sui portali dedicati. Terzo caso è quello di chi invece pensa di aver trovato una nuova opportunità di guadagno, anche se poi chi è che si arricchisce con i dischi oggi?

 

Un mercato che anni fa sviluppava margini ed in cui oggi si vive a pareggio con tirature limitate per un target interessato e fidelizzato. Una volta si faceva il concerto per promuovere il disco, oggi si fa il disco per andare a suonare.
Esatto. E da questo nasce l’esigenza di avere un’identità precisa che mi permette anche di indagare rapidamente nel mio mercato di riferimento capendo quanto possa essere “in demand” un determinato brano, mantenendo comunque dei numeri ed un profilo che richieda all’utente un minimo di ricerca proattiva. Da qui l’idea di una tiratura limitata dalle 300 alle 500 copie. Finora quasi ogni uscita è andata sold out ad eccezione di poche copie che tengo volentieri come back stock.

Quali sono i punti di riferimento che tu utilizzi per capire le potenzialità di un disco all’interno di un mercato tendenzialmente molto competente e consapevole?
Non è molto facile risponderti. Nella maggior parte dei casi sono spinto dalla sensazione e da alcune caratteristiche ricorrenti. Il disco originale non deve essere di base facilmente reperibile, questo è chiaro. Ma anche trovare delle persone che possano consigliare non è molto semplice. Il collezionista privato che comunque ha una cultura in materia tenderà a comprare quel disco anche se è un brano che difficilmente potrebbe attecchire sull’utente occasionale. Osservare cosa arriva nei grandi distributori può essere un aiuto ma fino ad un certo punto. Alla fine, com’è stato per l’ultima release dedicata a Gruppo Sound, se il disco mi convince faccio la ristampa su un dodici pollici di un brano comunque non più disponibile e quindi sono abbastanza sicuro di riuscire dal punto di vista promozionale e da quello artistico.

 

“Sì, posso dire di essere cronofobico in un certo senso. Ho idealizzato molto bene un passato glorioso, forse utopico che non ho potuto vivere”

 

Sei una persona estremamente giovane che però paradossalmente non è figlia del suo tempo.
Sì, posso dire di essere cronofobico in un certo senso. Ho idealizzato molto bene un passato glorioso, forse utopico, che non ho potuto vivere. Ad ogni modo ad inizio 2020 uscirò dalla mia comfort zone e produrrò il gruppo milanese Larry Manteca per una release inedita, cosa che sinceramente all’inizio del progetto non avrei mai pensato di fare.

E cosa ti ha fatto cambiare idea?
È una storia curiosa. Ho sentito il primo brano di questo gruppo milanese durante un viaggio in Tunisia dove mi stavo recando per il matrimonio di una mia cara amica. Salendo su un volo Alitalia c’era la classica musica di sottofondo e ad un certo punto parte un brano che definirei bossa. Chiedo all’hostess se ha una lista dei brani che utilizzano durante l’imbarco e lo sbarco ma lei mi dice di no. Per farla breve risalgo al titolo del brano e, dopo una ricerca, scopro che la compagnia aerea aveva creato con la Siae ed un noto magazine musicale un contest per sonorizzare questi momenti della loro esperienza di volo. Li contatto e provo a capire se sia possibile stampare il brano in questione ma per diversi motivi non sembra fattibile. Però si è crea un grande feeling dal punto di vista umano con questa band e da lì scatta l’idea di produrli per Dualismo Sound.

Quindi il tuo approccio anche come A&R resta legato alla famosa sensazione?
Assolutamente. Nella musica sono impulsivo. Se ci sono le componenti che mi convincono all’interno di un brano cerco e cercherò sempre di portare avanti la mia idea legata ad una estetica e ad un contenuto molto preciso.

 

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