• GIOVEDì 26 MAGGIO 2022
Interviste

È arrivato il momento di 2nd Roof

Dopo dieci anni di lavoro e di collaborazioni e successi, è fuori Roof Top Mixtape 1, il primo disco di 2nd Roof

Da anni il nome di 2nd Roof è sinonimo di qualità per il rap italiano. Il duo formato da Federico Vaccari e Pietro Miano ha accumulato, nell’arco di oltre 10 anni di carriera, numerosi successi e collaborazioni di altissimo livello, posizionandosi nel gotha dei producer italiani.

Dopo un percorso così lungo e così ricco, i due hanno deciso di pubblicare un loro primo progetto, coinvolgendo oltre 25 artisti, per dare vita ad un mixtape (nel vero senso del termine), che convogliasse al suo interno la summa delle loro esperienze e dei loro ascolti.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrarli nei giorni di promozione, per farci due chiacchiere.

 

Ciao ragazzi, come state? Come sono le sensazioni rispetto a questa prossima uscita?
Federico: Siamo gasati. Questo è un lavoro a cui abbiamo dato forma negli ultimi due anni, e quindi siamo curiosi di capire che genere di responso possiamo ottenere con un nostro progetto. Ormai siamo in giro da più di 10 anni, e questo è il nostro primo lavoro, quindi vogliamo vedere la reazione della gente. 

La prima cosa che ho notato è che si tratta di un mixtape e non di un album. In questo periodo mixtape e album si somigliano sempre di più, quindi vi voglio che chiedere che cosa significa per voi fare un mixtape?
Pietro: La scelta del mixtape è data dal fatto che abbiamo lavorato con 25 artisti, quindi era difficile mantenere il filo logico di un album. Noi poi vorremmo fare un altro episodio, più da album, con meno artisti e un filo logico maggiore a livello musicale. Qua nasce tutto da dei provini che avevamo già in cantiere. Inizialmente doveva essere un ep, poi ci è scappata la mano, e abbiamo mandato le basi a più artisti con una logica quasi anni ’90 – solo con basi nostre e non americane. 

Federico: Secondo noi è il vero senso del mixtape, avere tante sonorità, più mix di così, più miscela di così era difficile, chiamarlo album sarebbe stato fuori luogo.

Come avete lavorato con gli artisti?
Pietro: È stato un modo abbastanza classico con il quale lavoriamo noi, mandiamo sempre un sacco di materiale, anche troppo alle volte, però è la nostra forza, il nostro essere versatili ci premia. L’abbiamo fatto anche con questo mixtape, tanto che abbiamo creato un sacco di materiale, forse troppo, però dipende dai punti di vista.

All’interno di questa grande varietà sonora, come siete riusciti a mantenere la vostra identità artistica?
Federico: Credo stia proprio nella varietà la nostra identità, perchè tutto quello che c’è all’interno fa parte della nostra identità musicale, dai pezzi a cassa dritta ai brani più rap emotional, passando per le cose più zarre. Noi siamo sempre stati molto vari sia nella produzione, ma soprattutto nell’ascolto, abbiamo sempre ascoltato tante cose diverse che spazia dal grime londinese, alla techno tedesca fino alla musica balcanica e greca, dunque abbiamo cercato di includere tutto questo, chiaramente secondo i nostri gusti. Questa nostra caratteristica crediamo sia una qualità, per i produttori. 

 

C’è qualcuno che è rimasto fuori?
Federico: È capitato, noi essendo iper produttivi, abbiamo mandato un sacco di beat in giro. Per forza di cose ad un certo punto bisognava chiudere il lavoro, e per non fare un progetto da 50 tracce, abbiamo tenuto queste. Qualcuno c’era ma, essendo un volume 1, magari sarà presente nel volume 2. 

Per quanto riguarda i featuring internazionali invece? Come sono nati?
Pietro: Viviamo a distanza, io vivo a Los Angeles, quindi abbiamo avuto modo di fare session e di lavorare con artisti di là. Con Nastasia avevamo fatto ‘IL CIELO NELLA STANZA’, quindi abbiamo pensato di fare un pezzo con quella forma. Senza stare a parlarti di tutti, abbiamo comunque cercato di lavorare con artisti stanziati a Los Angeles. 

Questo è un periodo in cui escono molti producer album, il vostro si inserisce chiaramente in questa scia. Credete sia un periodo in cui la figura del producer sia giustamente considerata?
Federico: Secondo me sì, ormai la figura del producer in Italia comincia ad avere il suo valore, ci sono molti che sono fan dei producer magari meno dei rapper. Siamo arrivati al punto in cui, per partito preso, se la produzione è di uno, il pezzo piace a priori. Gli si da la giusta importanza – infondo in una canzone, la musica è il 50 %

 

Adesso che il disco è terminato e consegnato, c’è qualcosa che cambiereste?
Pietro: Avrei aggiunto un paio di chicche. Un pezzo in più magari, che però forse faremo sul secondo episodio. 

Quindi ci sarà un volume due?
Federico: Chi lo sà, per ora abbiamo fatto il primo volume, noi continuiamo a produrre musica, siamo sempre più appassionati, dunque vediamo, ci piacerebbe.

Dopo un vostro lavoro solista, quali avete progetti per il futuro? Farete dei live? E come?
Federico: Essendoci così tanti featuring, sarà difficile portare tutti, però avevamo in mente, covid permettendo, di fare un progetto più multimediale, e di portarlo in giro per l’Italia. Per ora è solo un’idea, però vediamo. 

Pietro: Poi il sogno della vita sarebbe fare una data magari a Milano, dove portare tutti gli artisti. Sarebbe fantastico!

 

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