Giovedì 22 Agosto 2019
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La filofosia di Eats Everything

 

Bulimico di nome e di fatto, Eats Everything. Sempre affamato, di musica e di cibo. Prossimo al tour in Australia e in Asia, sempre pronto a sfornare nuove produzioni e nuovi remix, Eats Everything ha appena suonato in Italia, all’Amnesia Milano. E si è concesso per un’intervista con Dj Mag Italia.

 

Da tanto tempo non suonavi in Italia.Com’è stata la serata all’Amnesia?

Vero! Vivo perennemente in tour, soprattutto in Europa, ma da tanto tempo mancavo nel vostro paese. Mi sono divertito, come sempre, e con me credo anche il pubblico presente. Sono poco originale, lo so, ma è proprio vero che gli italiani sanno fare festa come pochi altri al mondo!

 

Hai appena terminato il tour Eats Meets West, nella tua natia Bristol e dintorni, che cosa ci puoi dire a riguardo?

Sono nato e cresciuto a Bristol, dove ho ancora casa. Credo sia uno dei posti migliori al mondo e chi vi abita ama davvero la musica elettronica: l’idea delle mie serate è nata per provare a restituire in parte quello che ho ricevuto dagli amici e dalle mie zone. La dance e il clubbing sono molto concentrati su Londra, è giusto offrire opportunità a chi non può muoversi da casa perché costa troppo.

 

 

 

 

Durante il tour hai trovato anche il tempo di insegnare a scuola, con le lezioni Food For Thought.

Più che lezioni, sono incontri con giovani studenti appassionati di musica e che vogliono diventare dj. I miei suggerimenti? Ci vuole tempo per trasformare ogni passione in un lavoro. Io ho avuto la mia prima consolle a dodici anni, ma soltanto nel 2011 (a 31 anni – ndr) ho capito che ce la stavo facendo. Ad ogni dj dico sempre di lavorare duro, farsi strada nel proprio territorio, e diventare resident in un locale della zona. Soltanto allora, se si vuole provare a fare il grande salto e produrre musica, si deve aspettare ancora un altro anno. Poi si può davvero cominciare.

 

I tuoi prossimi impegni dopo la serata milanese?

L’8 dicembre ho suonato a Rave for Refugees all’Electric Brixton di Londra, festival per raccogliere fondi per i rifugiati, insieme a Faithless, Daphni and Jon Hopkins. Penso sinceramente che chi ha la fortuna come me di essere pagato per fare il dj abbia il dovere di restituire qualcosa agli altri. Poi andrò in Australia a fine anno, per la grande stagione dei festival downunder. Infine a gennaio uscirà il mio remix ufficiale per Fatboy Slim.

 

Carl Cox è sempre il tuo dj iconico?

Carl Cox è il primo dj che ho seguito da ragazzino, non mi perdevo una sua serata a Bristol e ovunque potessi andare. Ancora non mi sembra vero di poter suonare con lui ed essere diventato suo amico. Anche se naturalmente ci sono altri artisti che ammiro e rispetto, come Skream, Jackmaster, Rhythm Masters, Elliot Adamson. E leggende come Fatboy Slim e Pete Tong.

 

 

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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