Mercoledì 23 Ottobre 2019
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A Venezia la mostra Electro racconta la club culture. E noi vi raccontiamo la mostra

La storia della club culture attraverso installazioni, fotografie, playlist curate da Laurent Garnier. Con l'organizzazione della Biennale di Venezia

Arriva a Venezia una mostra molto attesa e di cui si è molto parlato nei mesi passati, e siamo stati all’inaugurazione per raccontarvela. Electro è il titolo, che non lascia spazio a dubbi. Jean-Yves Leloup è il suo curatore. Un certo Laurent Garnier è invece il curatore della colonna sonora. Un altro collaboratore eccellente è Jean-Michel Jarre, e altri contenuti sono forniti da Soundwalk Collective, 1024 architecture, Bruno Peinado, Moritz Simon Geist, Jacob Khrist.

Ma che cos’è Electro? Ottima domanda. Se pensiamo alla club culture, abbiamo sedimentato il luogo comune che l’ha cristallizzata in quella che era la sua identità e la sua funzione negli anni ’80 e ’90: una contro-cultura giovanile, un movimento anti-sistemico per definizione, perché si trattava di una musica e di un modo di fruirla assolutamente nuovi, specchio di un tempo in cui la tecnologia stava cambiando rapidamente l’approccio dell’umanità alla vita. Musica fatta con le macchine e suonata da artisti che riproducevano dischi invece di mettere mano a uno strumento. Però, quel tempo è ormai lontano, e la club culture ha ormai una storia lunga, in cui la figura del dj è stata sdoganata al grande pubblico e la musica elettronica è entrata nelle radio, nelle classifiche, nei salotti buoni delle gallerie d’arte, dei musei, della musica “alta”. E finalmente, esiste una mostra che racconta tutto questo con autorevolezza, con rispetto e con filologia. Senza spettacolarizzazioni superficiali e anzi con una ricerca profonda e il coinvolgimento di personaggi di assoluto rilievo.

 

Il percorso inizia con l’installazione Walking Cube di Jason Cook insieme a Pier Schneider e Francois Wunschel, questi ultimi a capo dello studio creativo 1024 architecture: un cubo meccanico che si attiva e balla seguendo il proprio ritmo. Si prosegue poi con le opere di BrunoPeinado, Vanity Flightcase e The Endless Summer. La prima (2005) è una mirrorball dalla peculiare forma di teschio; la seconda è un gigantesco smile (simbolo della stagione della acid house e della Second Summer Of Love). Oscillation è invece l’opera multisensoriale firmata Soundwalk Collective, in cui Stephan Crasneanscki e Simone Merli hanno mappato il Berghain con 147 sensori.

La terza sala è tuttavia il fulcro della mostra. In primis per la suggestiva installazione Core di 1024 architecture, dove i led trasformano la musica delle playlist scelte e mixate da Laurent Garnier in giochi di luce di grande impatto visivo e emotivo. Un’opera notevole. Qualche parola va spesa anche per le playlist: sono undici, e in oltre cinque ore raccontano la storia della musica dance in diversi percorsi tematici. Disco Era, The Chicago Jacking Zone, German Mix, Detroit Mix, New York City Mix, French Mix, Futuristic Techno, From Boccaccio To Roxy, The Second Summer Of Love, Bass Culture, Electronica & Ambient. Le selezioni sono davvero pregevoli.

 


Il piatto forte però sono le fotografie di Dancefloor panorama 1987-2017
, una sorta di mostra nella mostra dove possiamo ammirare ritratti e foto scattate in vent’anni di club culture in tutto il mondo, dalla Francia all’Iran, Da Rio de Janeiro a Manchester, dall’Italia all’India, da Berlino a Montréal, da Las Vegas al Portogallo. Gli scatti mostrano l’evoluzione e i costumi di diverse scene musicali, dall’Haçienda di Manchester negli anni ’80 ai rave dei technomadi francesi dei ’90, dalla scena indiana di Goa, Anjuna e Arambol al Boom Festivl in Portogallo, e ancora Berlino, Parigi, i gabber del Number One. È bellissimo vedere come i codici visivi di abbigliamento, tagli di capelli, abitudini sociali di gruppi in cui il legame collettivo e con la musica è fortissimo si siano trasformati e siano cambiati nel tempo. L’ingenuità e l’edonismo degli anni ’80 diventano la ricerca spirituale di libertà degli anni ’90, un tempo in cui la rave culture significava uscire dal sistema di una società costituita per vivere in comunità dalle regole riscritte, diverse, libertarie. E ancora, l’esplosiva voglia di vivere delle favelas della scena baile funk di Rio e il rito del festival vissuto come occasione sociale a Eletric Daisy Carnival. Attraverso queste foto si vede anche un cambiamento sociologico evidente e assolutamente interessante: se un tempo le persone erano disinteressate, impreparate, genuine di fronte all’obiettivo di chi fotografava situazioni “libere”, fuori dagli schemi, nei servizi degli anni più recenti vediamo invece l’abitudine e l’agio diffuso, la vanità di mostrarsi e di mettersi in posa di fronte a una fotografia. Un uso ben raccontato nelle foto di Las Vegas, ad esempio, che racconta le trasformazioni del nostro mondo dopo l’avvento dei social che ci spingono a mostrarci e a parlare di noi costantemente, soprattutto per immagini.

Eelctro è una mostra che vale assolutamente il viaggio a Mestre, per chi è appassionato di club culture. È divertente e profonda, dà molti spunti di riflessione ed è un omaggio a un mondo, il nostro, che ormai ha una storia, delle radici e dei rami che continuano a crescere. Electro è aperta fino al 10 novembre, dalle 10 alle 19, presso il Parco della Bissuola di Mestre. È organizzata dalla Biennale di Venezia in collaborazione con la Philarmonie de Paris e con il CIMM (Centro Informatica Musicale e Multimediale di Venezia). Un’ottima occasione per allungare poi verso Venezia: c’è in corso la Biennale d’Arte e molto altro, come sempre nella splendida città veneta, che non ha certo bisogno troppe parole. E nei weekend, Electro arricchisce il programma con dj set, incontri e letture aperte al pubblico. Andateci, non ve ne pentirete.

Tutte le info QUI.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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