Martedì 22 Ottobre 2019
Classic

Energy 52, la trance diventa leggenda: la storia di ‘Cafè Del Mar’

Nei primi anni '90 la trance è un genere in grande fermento creativo, e due producer tedeschi danno alle stampe un grande classico trance che è entrato nel mito

All’inizio degli anni ’90 la musica elettronica conosce un momento straordinario, ad oggi irripetuto: una rapida impennata di popolarità e una stagione di enorme forza creativa, su diversi fronti. House e techno entrano nelle classifiche di vendita europee – e in rari casi, anche americane – mentre eventi come la Love Parade di Berlino iniziano a diventare molto importanti in termini di numeri e ispirano tutta una serie di imitazioni in Europa. Il clima è quello positivo e ottimista della fine della Guerra Fredda, della caduta del Muro di Berlino, di una generazione che ha voglia di europeismo e universalità, di abbattere barriere e confini. Una mentalità che non farebbe male oggi, al netto della guerra del Golfo e di quella nella ex-Jugoslavia.

In questo trend si inserisce, tra i tanti generi underground in cui si sperimenta in studio con macchine analogiche e software, la prima ondata trance. Uno stile molto particolare, che mescola il martello della ritmica techno con melodie eteree e sognanti. Un allineamento degli astri estremamente favorevole, vista anche la fioritura di una certa moda per la cultura New Age, porta presto il genere verso una direzione in cui le sovrastrutture pseudo-spirituali, che unite a una certa propensione per quel tipo di droghe psichedeliche da “allargamento della coscienza”, rendono la trance il suono giusto al momento giusto. Così, in pochi anni vengono pubblicati dischi che diventano dei veri e propri cult e, a volte, discrete hit. Da ‘Stella’ di Jam & Spoon a ‘Schonenberg’ dei Marmion, da ‘How Much Can You Take?’ di Visions Of Shiva ai primi pezzi e remix di Paul van Dyk, futura superstar del genere. Uno di questi brani, che diventerà vera mitologia, è ‘Cafè Del Mar’ degli Energy 52.

 

Pubblicato nel 1993 su Eye Q Records (è il titolo che inaugura il catalogo dell’etichetta), scritto e prodotto da Paul Schmitz-Moormann e Harald Blüchel, deve il titolo al celebre locale di Ibiza in cui i dj e i clubber più scafati vanno a rilassarsi e a godersi il tramonto ascoltando le selezioni chill out di José Padilla, dj che inventa così un format incredibilmente semplice e fortunatissimo per tutti gli anni ’90. L’altra faccia di un’isola che di notte e fino a mattina spinge forte tra club e after vari, lontanissima dalle regolamentazioni e dal turismo per clubber dalle tasche piene e dal selfie facile di oggi. ‘Cafè Del Mar’ gira su un riff impalpabile e molto semplice, che insiste praticamente dall’inizio alla fine con piche concessioni a pause e break, e ha dalla sua una scelta di suoni assolutamente puliti e ben prodotti per gli standard dell’epoca, trance e non soltanto. Quella prima versione diventa culto, un inno trance e uno dei pezzi-simbolo di quella stagione. Parliamo della “DJ Kid Paul mix”, curata da Blüchel (Kid Paul è uno dei suoi pseudonimi, e l’uomo è protagonista dei primi anni trance in maniera centrale, contando altri alias come Visions Of Shiva insieme a Paul van Dyk, o Cosmic Baby). Per i due anni successivi i dj di tutto il mondo – trance e non solo – la suonano. Ma non finisce qui: nel 1997 ‘Cafè Del Mar’ esce in nuove versioni, tra cui quella firmata dai tedeschi Three’N’One che diventa un successo commerciale in Germania e in Nord Europa, e una club hit ovunque. E quella dei Three’N’One diventa in qualche modo la versione definitiva del pezzo, al pari di quella di Kid Paul del ’93: la traccia entra un po’ alla volta, si prende il suo tempo, con una struttura che prepara lo svelamento del giro dominante attraverso un crescendo lungo, liturgico, e quando dopo il break arriva quello che oggi chiameremmo drop, è paradiso (ascoltatela nella versione extended). Da lì in poi, il brano è mito. È un classico.

 

Naturalmente nel tempo arrivano numerosi remix e ogni tre/quattro anni arrivano, puntuali, nuove versioni, più o meno fedeli all’originale e più o meno prescindibili. Molti hanno ceduto alla tentazione di mettere mano a ‘Cafè Del Mar’: deadmau5, Ricardo Villalobos, Tale Of Us, Marco V, Solarstone, Nalin & Kane, Michael Woods tra i tanti. E questo la dice lunga su come quel riff geniale abbia influenzato la musica da club, su come sia uno dei grandi anthem di tutti i tempi e di tutti i generi che compongono il grande mosaico della musica dance. Una traccia che è nel cuore degli appassionati trance, house, techno, dei raver, dei clubber, che è un autentico inno a Ibiza ma anche la colonna sonora di un momento storico molto particolare che viene sempre celebrato come una golden age della musica elettronica.

La trance ha conosciuto dapprima un successo underground, e con una sorta di “etica” molto forte e connotata, nella prima metà degli anni ’90, per poi diventare il genere dance dominante nella seconda metà del decennio, soprattutto nell’Europa centro-settentrionale e con la prima esplosione dei festival e dei rave regolarizzati, facendo sbocciare molte tra le più importanti carriere della storia del djing, da Ferry Corsten al già citato Paul van Dyk fino a Tiësto e Armin Van Buuren, e arrivando al suo apice intorno al 2000. Nel nuovo millennio, nonostante una lenta e inesorabile parabola discendente, resta comunque uno dei generi più importanti del panorama dance e una parte fondamentale della sua storia. E ‘Cafè Del Mar’ degli Energy 52 ne è un capitolo molto importante.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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