Mercoledì 20 Novembre 2019
Costume e Società

L’era delle focaccine, del trash, e della bella musica

Sembra che il trash domini, ma siamo sicuri che sia davvero così?

 

Quest’estate sembra impossibile sfuggire al trash. Ho un paio di amici che veleggiano allegramente verso i 65 anni, ragazzacci che negli anni ’70 se la sono proprio spassata con il rock. Ogni volta che parliamo di musica, inevitabilmente mi martellano su quanto “quella era la vera musica! La bellezza è morta nel 1974”. Va bene. Prendo atto. Li prendo anzi come esempio, mi sono sempre detto che io non voglio invecchiare così, con la nostalgia per un passato glorioso. Ho sempre ribattuto orgoglioso portando la testimonianza della club culture, diversa, libera, perennemente innovativa e distruttrice come solo il rock aveva saputo universalmente essere in passato. E questi ultimi anni, vedendo i mega festival, l’EDM, la techno, diventare popolari come e più dei feticci di allora, di Woodstock e di tutto quell’immaginario, mi stavano dando ragione. Ma ultimamente qualcosa sta andando per il verso sbagliato.

 

 

Cosa resterà di questi anni ’10?

Parafrasando Raf, è una domanda che mi faccio spesso. La dance in questi anni sta producendo cose davvero notevoli. Eppure qualcosa non va. Negli ultimi due-tre anni, il trash è salito prepotentemente alla ribalta, invadendo le classifiche e gli ascolti di tutti noi come mai prima d’ora. D’accordo, le trashate ci sono sempre state, ‘Faccia Da Pirla’, ‘Esatto’, i Cartoons (ve li ricordate?), Mimmo Amerelli e mille altri. Ce li siamo bevuti d’un fiato, e ce ne siamo talvolta ubriacati con gusto, non c’è nulla di male nella cazzata. Anzi, ci divertiamo tutti, via. E’ liberatorio, ci sta. Non cambia le sorti né la mentalità di un Paese. Quello che invece inizia ad infastidire è la prolungata, crescente ascesa del trash, mascherato da ironia (sono due cose lontanissime) e giustificato dai numeri, dai click, dalle views. Dati scientifici (per quanto facilmente falsificabili) che oggi sembrano essere la patente e la certificazione per tutto. Dimenticandoci che la musica è emozione, non scienza. Che in passato dischi oggi ritenuti fondamentale patrimonio dell’umanità non hanno brillato in classifica ai tempi dell’uscita. Ma sedimentando, sono invecchiati bene, hanno acquisito il giusto posto e status nella cultura di massa. E’ ovvio che sulle prime la scoreggia fa più ridere della comicità sofisticata. Ma non è giustificazione a ridurci tutti quanti a questo. Amici Miei è nel costume italiano più di qualunque cinepanettone, al netto degli incassi. Eppure sembra che siamo vittime di una spirale inarrestabile. Perché?

 

 

Le Focaccine dell’Esselunga

Forse anche a causa della convergenza tra tecnologia e musica. Fino a qualche anno fa la tecnologia era un supporto alla scrittura e alla produzione musicale, oggi ne è parte integrante e strumento potenzialmente unico. Chiunque può trovare dei buoni preset, fare un pezzo che suoni decentemente, buttarlo in Rete e vedere che succede. Nel grande casino della nostra epoca, capita che un palestrato che cade in moto diventi famoso, o che un miliardario annoiato diventi il centro delle discussioni sull’etica dei dj. Stamattina ascoltavo ‘Le Focaccine Dell’Esselunga’, l’ultima instant-hit di questa estate discograficamente senza direzione. Si dice che dietro il pezzo di OEL ci sia il figlio di un leggendario tycoon dell’intrattenimento. Non lo so. Quello che so è che non trovo grandissima differenza tra il non-sense delle Focaccine e i pezzi street e pregni di significato di diversi rapper che si prendono troppo sul serio. Il flow da filastrocca e l’autotune appiattiscono tutto, permettendo a un buon sound shaping e a un flow appena decente di suonare omologati al mucchio. Sopravvalutiamo il trash perché mancano i giganti nella musica “vera”. La Dark Polo Gang da fenomeno LOL preso in giro da tutto il web è diventata cool per davvero, coccolata da Gué Pequeno come dai festival dalle pretese intellettuali. William Solo si butta a pesce con il suo pezzo sciommiottando il suono di ‘Andiamo A Comandare’. E ogni giorno c’è una nuova puttanata di cui parlare e che ci distrae quel tanto che basta da qualcosa di più degno di un buon ascolto.

 

 

Rovazzi non può accompagnare solo

E qui si apre un altro capitolo importante in questa riflessione. Sono sempre esistiti fenomeni estemporanei volti a sfruttare una popolarità passeggera, e la dance, da sempre un genere “entry level” per un producer e per il pubblico, si presta a queste trashate. Mi viene in mente la traccia di Roberto “Baffo” Da Crema (quanto mi piaceva!), mitico imbonitore televisivo anni ’90 che si buttò in un pezzo da far sanguinare le orecchie. La stessa cosa succede oggi quando William tenta il colpaccio di prolungare la popolarità della sua involontaria gag “può accompagnare solo”. Anzi, rigorosamente hashtaggato, #puoaccompagnaresolo (senza l’accento su “può”, parola sua). La differenza tra questi progetti e altri sembra minima, ma non è tutto trash quel che luccica. In Fabio Rovazzi, ad esempio, o in ambito internazionale nei Lonely Island, esiste una consapevolezza e uno studio che non lascia spazio all’improvvisazione. Guardate il video di ‘Volare’. Tutto è perfetto, non c’è un secondo che non abbia un’idea e una collocazione ben precisa. Sceneggiatura, regia, cameo, tutto. Produzione Lush & Simon e un featuring come Gianni Morandi, intoccabile, leggenda vivente della musica italiana. Questo è l’oceano che separa l’ironia dai molteplici livelli di lettura di Rovazzi dal trash di cui veniamo imboccati a forza. La comicità studiata e raffinata è un conto, se ha successo è solo un bene. Perché c’è chi si limita alle frasi-hashtag e chi coglie diversi input. Di Fantozzi ricordiamo la “cagata pazzesca” e il “com’è umano lei” ma dietro tutto questo c’è una satira tra le più feroci e consapevoli della classe lavoratrice italiana della seconda metà del Novecento. Avere i cameo dei personaggi da click e qualche frase da tormentone non basta per mettere sul medesimo piano William Solo, Saluta Andonio e Rovazzi + Morandi. Siamo di fronte a un fenomeno più complesso rispetto al passato.

 

 

Elio Ebbasta

La comicità in musica l’ho sempre trovata assolutamente geniale, finissima, difficilissima da mettere a fuoco senza sbavature. Prendiamo Elio E Le Storie Tese, l’esempio più spettacolare. Inattaccabili, amati dalla cultura alta per i riferimenti e per l’incredibile bravura tecnica, e capaci, all’apice del successo nazional-popolare, di girare un porno con Rocco Siffredi (portando anni dopo Rocco a cantare a Sanremo). A loro volta il successo ottenuto negli anni ’90 lanciò una breve stagione di pop demenziale, chiaramente sfiorito nel giro di pochi anni. Qui sta probabilmente succedendo la stessa cosa, con due variabili impazzite: la lente d’ingrandimento del web, che tutto amplifica, tanto da far sembrare le Focaccine o la Dark Polo dei fenomeni da numero uno in classifica (facile, se conti gli streaming); l’assottigliamento tra una produzione “pro” e una amatoriale fatta bene. Elio, Faso, Tanica e gli altri suonano strumenti, l’abilità tecnica si palesa immediatamente. Una produzione che suona benino oggi è semplice da ottenere, e sistemare le cose al posto giusto non è un’impresa impossibile. Metti un’autotune e la voce delle Focaccine non suona così lontana da quella di Sfera Ebbasta (prendo un esempio a caso di rapper famoso che abusa di autotune). E anche prendere in giro i testi di Sfera non è difficile: ha un immaginario preciso da cui prendere spunto, con temi e frasi ricorrenti, da Skkkrrrr a Ciny ai carabinieri alle buste. La sua forza, ovviamente, ma anche il tratto somatico che ne rende facile l’imitazione o la parodia.

 

 

Un fuoco di paglia

Ci stiamo tutti preoccupando e stracciando le vesti per l’ondata di popolarità del trash, della #musicademmerda, come viene chiamata sui social. E porta molte persone che si occupano di musica a pensare “ma stai a vedere che se fa ‘sti numeri forse hanno ragione loro, meglio non spalarci merda contro, facciamo i cerchiobottisti, va'”. E’ il pensiero unico a cui ci porta il web. Questo mi fa fa sinceramente più paura delle Focaccine, che diventano virali ma poi passano. Mi fa rabbia invece constatare che non ci sia un vero confronto critico su cose più importanti. Per anni una parte di questo mondo si è schierata contro l’EDM come fosse il male assoluto, perché essere accattivanti e scrivere canzoni che diventano hit mondiali è un crimine, e rendere la club culture tutta nota e digeribile anche all’esterno è un peccato mortale. Se la Rai trasmetterà domenica in diretta Tomorrowland, un festival dove c’è spazio per Carl Cox e Paul Kalkbrenner sul mainstage, dove sono rappresentati buona parte dei generi della galassia elettronica, è anche e soprattutto merito della popolarità di tanti pezzi schifati e rimbalzati da una fazione di integralisti. Gli stessi che però saltano sul treno della Dark Polo Gang perché sono così LOL da fare il giro, tipo i leghisti nei salotti della Roma bene nella serie 1993. Fenomeni da baraccone a uso e consumo delle coscienze. Gli stessi che se ne guardano bene da endorsare con lo stesso scopo uno come Rovazzi, perchè è talmente sveglio da prenderli lui per il culo. Le cose non sono quasi mai come sembrano. La #musicademmerda passerà, le cose belle resteranno, magari con meno clamore, ma resteranno. Il Kappa ha fatto 40mila persone. William?

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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