Mercoledì 26 Giugno 2019
Classic

Euforia, techno e altre metamorfosi: Cocoon Ibiza, il sogno di Sven Väth

La carriera di Sven Väth tra i primi anni '80 e la fine degli anni '90 ha portato alla nascita di uno dei format pionieristici dell'Ibiza che conosciamo oggi

Nel 1984, a Francoforte, prendeva vita una nuova realtà musicale dal nome Technoclub. Tra le mura dell’iconico club Dorian Gray, ogni notte riecheggiava quella che il tedesco Talla 2XLC, padrino di Technoclub, aveva battezzato in città come “musica techno”. Al Dorian Gray passavano alcuni dei migliori artisti emergenti del tempo, tra cui un giovanissimo dj tedesco, tale Sven Väth, che era riuscito a guadagnarsi una prestigiosa residency. La sua ascesa, nell’arco degli anni ’80, è parallela a quella di uno dei marchi che continua a scrivere la storia della musica elettronica nel mondo. La genesi del Cocoon Ibiza di papa Sven è la metafora di un sentimento che ha gettato le basi di quella che oggi ci prendiamo la responsabilità di definire club culture. E che è ormai talmente noto e famigliare al mondo da essere un vero e proprio Classic.

Sven è un giramondo: nato nei pressi di Francoforte, all’età di sedici anni ha messo piede a Ibiza per la prima volta ed è rimasto folgorato dalla magia dell’isola. Il Pacha, le ragazze seminude che si lasciavano andare in balli estasiati, gli artisti locali che suonavano i bongo a bordo piscina, le feste fino all’alba al suono di percussioni africane, psy rock, italo disco, reggae e questo suono che nel posto chiamano balearica; la selezione musicale di Pippi al Pacha e di Alfredo Fiorito al Ku. E ancora Grace Jones, i Duran Duran, Jean-Paul Gaultier, l’Amnesia. Ibiza per Sven è un sogno ad occhi aperti, un laboratorio spirituale e la meta fissa in cui tornare stagione dopo stagione, a qualsiasi costo. Anche a quello di dormire su una sdraio per tre mesi, qualche ora a notte, giusto il tempo di riemergere dall’amore, l’edonismo, la libertà sessuale e l’hippieness che l’isola sprigiona da tutti i pori. Nel 1985 sull’isola ci torna con un disco electro, si chiama ‘Bad News’ ed è prodotto con lo pseudonimo di OFF. Lo stesso con cui, l’anno successivo, pubblica ‘Electrica Salsa’, che diviene una radio hit internazionale che gli permette una vistosa quanto passeggera attenzione mediatica. Se con OFF ha sfondato nel pop, le sue più grandi influenze continuano ad arrivare da quel che succede a Detroit, dove a fine anni ’80 incalza la techno; Sven brama l’idea di portare quel potente sound industriale, acido e rivoluzionario, in un locale tedesco.


  
Nella sua Francoforte, nel 1988, lancia l’Omen, un club (precedentemente conosciuto come Vogue Club) che diventa presto casa dei maggiori rappresentati nazionali e internazionali della techno, con feste che arrivano a durare oltre le dodici ore e che – quando dentro non ci si riesce a stare – si trasferiscono anche in strada. È esplosa la mania, tutti parlano dell’Omen e di Sven, che diviene il pioniere del genere in Germania e icona rispettatissima in tutta Europa e non solo. Techno, electro, trip hop. Sven non è altro che il leader di un movimento culturale do it yourself, un centro gravitazionale che coinvolge le nuove riviste di settore, case discografiche indipendenti (tra cui le sue Eye Q e Harthouse) e manifestazioni libere. Nel 1989 a Berlino va in scena la Love Parade. Ma quel che è bello non dura per sempre: nel 1998 l’Omen deve chiudere i battenti, perchè non sono mancati i problemi con le autorità. La leggenda dell’Omen si conclude con un closing party altrettanto leggendario in ottobre, in cui i ravers sono talmente tanti da fuoriuscire dal locale e ballare in strada. Sven ha un contratto con la Virgin, ha stretto tantissimi legami internazionali (tra cui quello con un giovane Richie Hawtin, che ha conosciuto a New York nel 1991) e anche senza il suo Omen è un’istituzione vivente di un nuovo movimento globale. 


  
L’eredità dell’Omen è raccolta dalla nuova idea di Sven, datata 1996. Gli è venuta guardando un gruppo teatrale spagnolo – La Fura Dels Baus – esibirsi a Berlino, nel ’94. Gli interpreti portavano dei bozzoli pieni d’acqua sul palco, adornato a fitta vegetazione. Il dj tedesco, ispirato dalle vibrazioni ibizenche – che continua a sperimentare ogni estate – vuole allestire un nuovo format che trasmetta metamorfosi, cambiamento, rivoluzione spirituale. Un bozzolo che si schiude e libera una farfalla. Bozzolo in inglese si dice Cocoon. Vede così la luce il nuovo progetto firmato Sven Väth, una club night dal sapore tutto nuovo che si permette anche un tour nel Nord America. Nel ’99, con l’Omen chiuso, Cocoon pensa in grande e si evolve in una booking agency e casa discografica con un roster spettacolare, comprendente alcune delle techno star di fine anni ’90, tra cui il cileno Ricardo Villalobos e l’americano Dubfire. Nel frattempo, a Ibiza è il momento della trance, ma soprattutto degli artisti inglesi: format come Cream, Clockwork Orange, Renaissance, Ministry Of Sound e Manumission hanno reso Ibiza la clubbing destination per eccellenza. Paul Oakenfold e Danny Rampling sono solo alcuni dei visionari responsabili della British invason nell’isola. Sven Väth vuole esportare Cocoon per istituire l’unico vero avamposto techno nell’isola delle follie elettroniche. Il locale dei suoi sogni è l’Amnesia, che nella stagione 1999 ha libero solo il lunedì, giorno in cui solitamente tiene i battenti chiusi. Ci penso io al lunedì, dice Sven. Un solo obiettivo: riportare sull’isola l’euforia degli anni ’80, ma farlo a suon di techno. 


  
Grandi dischi techno ma anche scenografia, animazione e visual. Tutto il party Cocoon Ibiza è studiato alla perfezione, e Sven è il cuore pulsante della festa. Ha trascinato da queste parti Richie Hawtin, il suo cupissimo amico e collega canadese che non si sarebbe mai sognato di finire ad esibirsi nella coloratissima Ibiza. Invece rimane rapito dall’energia di Cocoon, che traspone quanto aveva già ammirato tra le mura dell’Omen e che non trovava nemmeno nei luoghi di culto di Detroit. Sven si arrampica sulle colonne, dispensa sorrisi, balla con tutti, non si ferma un secondo fino alle luci dell’alba. Il Cocoon è una festa freak, glitter, hippie, rave. E poi gli after party sulle spiagge, tra i chiringuitos gremiti di europei che vogliono andare avanti fino a mattinata inoltrata. Prima quattrocento, poi cinquecento, settecento, mille e ad un certo punto anche tremila persone. Nella sala techno suonano artisti come Carl Cox, Jeff Mills, Carl Craig, Cassy e tanti altri. Nella sala house ci sono Mousse T, Josh Wink, Ricardo Villalobos, Steve Bug. Il bozzolo si è schiuso a Ibiza, e nel giro di pochi anni Cocoon è un must dei party e Sven Väth una superstar internazionale conosciuta in tutto il mondo. Wildlife, Disco Invaders, Cocoon Animals, Cocoon Heroes: ogni anno cambiano i colori ma non la sostanza, e ogni stagione un nuovo gigante entra in famiglia. Ben presto arrivano Laurent Garnier, Miss Kittin, Matthew Dear, Luciano, Loco Dice. E tantissimi altri. Una favola raccontata all’Amnesia e durata diciotto anni.

  
Nel 2018 Cocoon ha trovato la sua nuova casa al Pacha, dove ha trascorso la diciannovesima stagione estiva. Lunedì 27 maggio 2019 il Cocoon Ibiza spegnerà venti candeline, e lo farà tornando nel suo nido natale con un imperdibile grand opening. Ma per il resto della stagione la festa sarà itinerante, con una serie di appuntamenti all’Amnesia – per maggiori info rimandiamo alla nostra guida di Ibiza 2019, in continuo aggiornamento – ma anche all’Ushuaïa. Infatti, tra gli eventi già annunciati, ce n’è uno che farà la storia dell’isola: i Kraftwerk, a fianco di Sven Väth, si esibiranno nel celebre super club e luxury hotel il 13 settembre, portando qui il loro concept show KRAFTWERK 3-D e di fatto debuttando sull’Isla Blanca. Ma all’Ushuaïa converrà essere anche stasera 25 maggio, perchè iniziano le celebrazioni per i vent’anni di Cocoon con una line up spettacolare: Underworld (live), Ilario Alicante, Sven, Matthias Tanzmann, Dana Ruh e Andrè Galluzzi. Cocoon Ibiza è una storia che deve ancora essere raccontata. Estate dopo estate, disco dopo disco. Con il sorriso di sempre. 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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