Giovedì 17 Ottobre 2019
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Chi fa per sè fa per ‘9’

 

Cashmere Cat è un producer affermato, e giustamente arriva al disco di debutto, che si intitola ‘9’, uscito il 28 aprile scorso. Nonostante il suo nome sia rimasto finora defilato, noto più agli appassionati che al grande pubblico, questo ragazzo norvegese si è guadagnato gli onori sul campo, con due carriere parallele. Una come produttore e autore per una pletora di personaggi best seller: Kanye West, Travis Scott, Britney Spears, Ariana Grande, The Weeknd, G-Eazy sono solo alcuni dei beneficiari dei suoi servigi. L’altra come artista solista, cioè come producer originalissimo e fortemente incisivo nel dare forma e stile a quella che oggi chiamiamo future bass. Insieme ad altri assi come Lido, Canblaster, o Flume, che ha già abbondantemente oltrepassato lo steccato della notorietà, Cashmere Cat rappresenta uno dei beatmaker più interessanti di questi anni, capace di imporre uno stile che rompe il rigido dominio della casa in quattro senza però togliere appeal pop a una musica che sa essere la figlia più rappresentativa del nostro tempo, contemporaneamente avanguardia e popolare, futuristica e già assimilata. La nostra è un’epoca in cui tutto corre veloce, ciò che è novità diventa subito istituzione. Nella musica assistiamo a cicli vitali brevissimi di nascita-crescita-maturità-morte di un genere, nel giro di pochi anni. Il bicchiere mezzo pieno di questo processo perverso è che spesso intuizioni formidabili riescono a imporsi e a fare breccia in un pubblico più ampio di quanto fosse lecito prevedere, e ciò avviene molto più spesso di quanto capitava anche solo un decennio fa. Bello, no? Britney prodotta da un beatmaker che fa cose pazze.

 

 

Così, grazie a una manciata di hit e di produzioni azzeccate per i nomi forti dello showbiz internazionale, Cashmere Cat si è trovato per le mani l’opportunità di uscire con un album per Polydor e Interscope, e con un parterre di ospiti notevoli: Selena Gomez, Ariana Grande, The Weeknd, Ty Dolla $ign, MØ, Jhene Aikò, Kachy Hill, Khelani, a dimostrazione di quanto sia ormai liquido e labile il confine tra artisti pop da classcifica nomi un filo più alternativi, soprattutto in un panorama, quello americano, sempre più bulimico di ricambio e turnover. Ma in questo contesto, che ne è stato della creatività di Cashmere? Addomesticata? Vivacissima? ‘9’ è un album che rispecchia la formula e i suoni che hanno reso noto l’artista, non ci sono sorprese memorabili. Ma va anche detto che un album così, per uno che è al suo primo disco pur dopo qualche anno di EP, remix e produzioni, è davvero ben confezionato, tutto è al proprio posto e non ci sono sbavature. C’è anzi, netta, la voglia di affermarsi in prima persona, uno slancio veros la conquista di un posto al sole in quello strano avamposto che si è squarciato tra pop e underground: quella terra di mezzo che trae il meglio dall’uno e dall’altro mondo, e che aspetta di essere conquistata di pionieri che per primi sapranno piantare la propria bandiera. Cashmere Cat è uno di quelli che possono farcela.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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