Venerdì 23 Ottobre 2020
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I dj set in streaming su Facebook hanno le ore contate

Lo staff di Zuckerberg sta studiando un metodo per accontentare anche i dj. L'idea è quella di un sistema di pagamento per il live streaming che permetta agli aventi diritto di monetizzare in base alle canzoni riprodotte nei live

Mancano solo pochi giorni a giovedì 1° ottobre, quando diventerà difficile se non impossibile fare dirette su Facebook in streaming con contenuti musicali non propri. Il social network sta infatti introducendo nuove e radicali regole, tra l’altro molto aggressive, oltreché risolutive, nei confronti dei dj e delle loro numerose performance.

Questo accade mentre artisti famosi, aziende appartenenti all’industria musicale ed etichette discografiche, major ma anche indipendenti continuano a siglare accordi dietro le quinte con la piattaforma di Mark Zuckerberg. Due pesi e due misure? Sembrerebbe, per ora.

Attraverso i suoi aggiornati termini di servizio (le famose linee guida), in vigore dal mese di ottobre, Facebook afferma che gli utenti non potranno più pubblicare contenuti che violano i diritti di proprietà intellettuale appartenenti a terzi. Il gigante social di Menlo Park ricorda ai propri utilizzatori di avere la possibilità di poter rimuovere o limitare l’accesso a contenuti, servizi o informazioni per “evitare o mitigare negativi impatti legali in fatto di normative”.

 

Facebook crede che si possa creare un’esperienza di ascolto musicale unica anche senza l’utilizzo di musica altrui”. In sintesi: va bene condividere produzioni proprie ma non musica che non appartiene a chi sta facendo lo streaming (a meno che non si possa godere di permessi e ottenere licenze). Chi vuole trasmettere ora un dj set in streaming in modo legale ha solo alcune opzioni. La più scontata è quella che riguarda Mixcloud Live, a pagamento e progettato appositamente per i dj.

Un’altra opzione potrebbe essere quella di YouTube, che consente ai titolari dei diritti di monetizzare i contenuti protetti da copyright attraverso pubblicità e data mining. Facebook afferma che le linee guida musicali collegate nei nuovi termini e condizioni generali di contratto sono state in realtà scritte nel 2018.

Mentre Mixer è passata di mano (da Microsoft a Facebook Gaming, alternativa a Twitch), lo staff di Zuckerberg sta studiando un metodo per accontentare anche i dj. Facebook comunque nel frattempo sta pensando a un sistema di pagamento di streaming in modo da poter monetizzare gli aventi diritto. Per ora è solo un’idea sul tavolo delle trattative a al vaglio delle parti.

In sostanza, dopo l’esplosione delle dirette e degli eventi in streaming della scorsa primavera, quando la pandemia ha chiusto club e sale da concerti, case discografiche e management hanno iniziato a fare i conti con le riproduzioni gratuite che filtravano sempre più numerose dalle maglie ancora larghe delle regole di Facebook sullo streaming. Così, fatti due conti, si è deciso che è più semplice monitorare un certo numero di eventi streaming che già a monte hanno a loro volta necessità di monetizzare sulle views e arrivare così a un accordo professionale. Ma naturalmente è una pezza che non tappa il buco. Staremo a vedere.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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