Lunedì 19 Agosto 2019
Interviste

Fade, intervista e nuovo Ep in esclusiva

Archiviato “When I Close My Eyes”, l’Ep uscito il mese scorso su Beat Machine Records, Francesco Bruno aka Fade pubblica oggi una nuova mini-raccolta di inediti e b-sides disponibile in modalità name your price direttamente dalla sua pagina Bandcamp (questo è il link).
Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con lui via mail.

Solitamente tendo a non dare importanza ai titoli dei brani di musica elettronica, spesso arbitrari o comunque difficilmente collegabili al contenuto musicale. Il titolo della prima traccia però mi ha colpito, soprattutto quel “God is innocent”. Ti dispiacerebbe spiegare meglio che idee o emozioni intendevi suggerire?
Mi fa piacere tu abbia fatto questa osservazione, perché è proprio l’obiettivo del progetto non limitarsi solo alla musica, ma legare alla musica i concetti che mi piace condividere. La musica elettronica di solito è prettamente funzionale o evocativa; quello che ho fatto con questo EP è stato fare musica elettronica cercando di veicolare delle emozioni e dei messaggi. “Dissolve” è una traccia che ripete un mantra, che ovviamente non si rivolge specificatamente al Dio cristiano, ma a Dio inteso come forza a cui diamo meriti e colpe di ciò che ci accade ogni giorno. Non lo si deve chiamare per forza Dio, ma anche Destino o Fato. Quello che condivido è un esortazione a far dissolvere appunto questo tipo di convinzione. “Dio è innocente” perché la realtà che ogni giorno viviamo siamo noi a crearla, nel momento esatto in cui la stiamo visualizzando: alle volta addirittura prima ancora di visualizzarla, materializzandola dentro la nostra mente, pensando. Capisco possa essere un po’ azzardato come discorso, ma è più vero di quanto si possa immaginare.

Prima di continuare a parlare della tua nuova uscita, ti va di raccontarci di te, magari nominando tre momenti che consideri importanti per il tuo percorso artistico?
Sicuramente mi hanno fatto crescere molto gli studi di musica elettronica, per il semplice fatto che per la prima volta nella mia vita ascoltavo musica mai sentita dalle mie orecchie. Quindi ho incominciato a riflettere ad esempio su come si fosse ampliato il concetto di composizione e la figura del compositore. Altro momento importante è sicuramente la scoperta di Franco Battiato. Inutile protrarsi nel solito “papiro” celebrativo su Battiato perché, oggettivamente parlando, si tratta di un Artista con la A maiuscola: cerca di far riflettere la gente, cerca di farla evolvere, ed è quella la vera funzione dell’artista. Detto questo, la cosa che mi piace di lui è proprio la necessità di condividere: nel suo caso la conoscenza, e qui mi ricollego un po’ alla mia prima risposta perché quella della condivisione è una “missione” che mi sono dato anche io. Non sono così presuntuoso da voler insegnare niente a nessuno “dall’alto” dei miei 26 anni, ma solamente condividere con chi mi ascolta dei concetti che mi entusiasmano e mi appassionano. Infine, la terza cosa più bella che mi sia capitata artisticamente parlando è il mio primo disco. Mi spiego: in una realtà attuale come quella italiana trovare dei ragazzi che credono in quello che fai fino al punto da produrti un vinile è veramente difficile. Io ho trovato chi è interessato alla mia musica e a quello che faccio; ricordare questo per me è un modo per dimostrare la mia gratitudine.

Torniamo all’album, che colpisce per il notevole amalgama di suoni e stili differenti in sole quattro tracce. Vorrei evitare il solito giochetto della mappa delle referenze musicali, per cui ti chiedo: se dovessi pensare ad un film, un libro o un’opera d’arte accostabile alla tua visione musicale, che cosa sarebbe?
Mi hai fatto la domanda più difficile del mondo! Ne avrei un po’ da consigliare: come film direi “What the bleep we know?”, mentre come libri direi “Reality Transurfing – Lo Spazio delle Varianti” di Vadim Zeland e “Autobiografia di uno Yogi” di Paramansa Yogananda.

Che rapporto hai con la parte “visiva” della tua musica (copertine, video, visual)?
Allora, ti svelo un super segreto: io sono daltonico, per cui ho un rapporto di amore ed odio nei confronti dell’arte visiva. Il mio problema non è tanto nel vedere i colori ma nel riconoscimento. C’è una cosa che solo i daltonici hanno, ovvero la facoltà di poter creare abbinamenti cromatici (nel bene e nel male) che prescindono da “regole” comuni come “quel colore non sta bene con quell’altro”: quando dico che un abbinamento mi piace, più che una parere visivo è una sensazione emozionale, istintiva, senza filtro. Fatta questa premessa, posso dirti che il lavoro sulle grafiche e sui video non viene mai lasciato al caso, c’è sempre un messaggio. Ci deve essere per forza, secondo me: il video mood di “Dissolve” ad esempio è stato creato per essere evocativo, all’interno c’è una porta che non aspetta altro che di essere attraversata.

Dopo questo Ep, che cosa dobbiamo aspettarci di nuovo da te?
Ho tantissime cose in cantiere per il nuovo anno: la cosa più imminente è l’uscita del prossimo EP su Beat Machine, etichetta milanese per la quale ho pubblicato la mia ultima uscita “When I Close My Eyes”, e un Ep di quattro tracce cantate. Di cose da ascoltare ce ne saranno insomma.

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