Domenica 24 Ottobre 2021
Interviste

Farzan Badie: il dj che propone musica elettronica in radio. In Iran

Nel corso delle ultime settimane le notizie provenienti dal medio oriente si sono fatte sempre più drammatiche. I media di tutto il mondo si sono occupati della situazione geopolitica dell'area mentre noi analizziamo la vicenda, musicalmente parlando, grazie ad un testimone privilegiato, il dj producer Farzan Badie

Le analisi sul contesto politico e sociale in medio oriente hanno occupato larga parte dei media internazionali nel corso delle ultime settimane. La ritirata degli Stati Uniti ha generato conseguenze drammatiche in Afghanistan e nei Paesi limitrofi. Abbiamo avuto il piacere di poter indagare sulla situazione culturale, legata al contesto della musica elettronica, proprio in quei luoghi, grazie alla preziosa testimonianza di Farzan Badie, dj producer iraniano, che da anni vive in un contesto dove svolgere questa professione risulta estremamente complesso e rischioso.

 

Iniziamo descrivendo la situazione del clubbing e della musica elettronica in Iran, il tuo paese d’origine. Tu vivi e lavori a Teheran non solo come dj ma anche come radio host da diversi anni.
Beh, la situazione della musica elettronica in Iran, e più specificatamente a Teheran, è positiva ed in costante crescita. Ogni giorno nascono nuove piattaforme, idee e progetti. Prima della pandemia molti dj si esibivano in spazi pubblici come mostre, cafè e ristoranti. Si poteva notare un grande lavoro di preparazione e una meticolosa ricerca musicale da parte di molti artisti con stili e gusti differenti. Credo che tante di queste persone, che si sacrificano quotidianamente, meritino di essere ascoltate in tutto il mondo e non solo qui.

Nel corso della tua carriera hai fondato Beshknow, un live stream in onda 24 ore al giorno lungo tutta la settimana. Si tratta di un progetto dedicato principalmente al mondo della musica elettronica e tutto ciò che vi ruota attorno. Com’è nato questo progetto e qual è la mission dietro questa idea?
In Iran non abbiamo mai avuto una radio in onda 24 ore al giorno dedicata ad un ampio spettro musicale, soprattutto alle sonorità più fresche e giovani. È sempre stato il mio sogno avere una radio che potesse fare questo, così con il mio amico Dariush Sardari abbiamo deciso di creare una piattaforma che fosse dedicata a questo mondo e che lavorasse sulla sua diffusione quotidianamente. La mattina puoi sentire delle selezioni di reggae e world music, la sera il jazz ed il funky e la notte la chillout e la downtempo. Nel weekend il focus è tutto sulla dance music in tutte le sue sfaccettature. Abbiamo iniziato in maniera molto artigianale su Telegram ed Instagram. Registravo tre set differenti per i vari momenti della giornata e poi li pubblicavo negli orari più adatti. Il nostro pubblico inizialmente era circoscritto agli amici più stretti, prevalentemente dei quartieri a nord di Teheran. Quando ci siamo resi conto che la audience era aumentata parecchio e che ci ascoltavano persone di diverse età ed estrazioni sociali abbiamo creato il sito e la piattaforma online di Beshknow, fino a farla diventare una vera e propria radio in onda 24 ore su 24. Da quel momento il nostro focus è diventato quello di creare un collegamento tra la musica internazionale ed il nostro paese, portando sonorità innovative e promuovendo allo stesso tempo gli artisti iraniani nel resto del mondo.

 

Il tuo lavoro attraverso Beshknow ti ha permesso di collaborare con realtà prestigiose come Rinse France, NTS Radio, l’italiana Radio Raheem e molte altre. Come si sono sviluppate queste connessioni tra Europa e Medio Oriente?
Posso dire che Beshknow è stata una vera e propria scuola per me e per i miei compagni in questa esperienza. Negli ultimi sei anni abbiamo lavorato duramente, abbiamo imparato e fatto tante esperienze creando nuovi show e format. Cercare di mantenere un certo tipo di standard probabilmente ci ha permesso di essere notati da realtà importanti nell’industria e di guadagnare la fiducia di alcuni dei migliori artisti della scena globale. La cosa più eccitante e bella è stato vedere come la musica unisca tante persone di diverse nazionalità e culture creando connessioni profonde. Questa è una cosa in cui ho sempre creduto, sin dagli inizi di questa avventura.

Qual è la situazione attuale per i musicisti e gli artisti in Iran? Le recenti notizie di cronaca in Afghanistan hanno creato conseguenze anche per voi in questo senso?
Le condizioni di lavoro per gli artisti iraniani sono davvero difficili, e lo sono diventate ancora di più nel corso degli ultimi anni. I dazi e le sanzioni applicate dagli Stati Uniti purtroppo hanno reso difficile l’accesso alle attrezzature necessarie nel nostro mestiere rendendo questo mercato un business di lusso. I prezzi degli affitti per avere spazi adatti sono sempre più alti e gli artisti stessi guadagnano sempre meno. Ci sono tante persone di talento che meriterebbero di potersi esprimere ma non se lo possono permettere economicamente e quindi devono rinunciare ai loro sogni. Per quanto riguarda l’Afghanistan siamo davvero molto preoccupati per i nostri fratelli e sorelle che vivono lì, empatizziamo con loro e speriamo che possano superare questo momento difficile. Al momento però le conseguenze di quello che sta accadendo sono superficiali, rispetto ai problemi legati alla politica economica degli USA nei nostri confronti.

“I dazi e le sanzioni applicate dagli Stati Uniti purtroppo hanno reso difficile l’accesso alle attrezzature necessarie nel nostro mestiere rendendo questo mercato un business di lusso. I prezzi degli affitti per avere spazi adatti sono sempre più alti e gli artisti stessi guadagnano sempre meno.”


Il vostro lavoro ed i vostri sforzi in un contesto così difficile e complesso sono encomiabili. Cosa vi dà quotidianamente la forza di andare avanti continuando il vostro percorso nel mondo della musica e dell’arte?

Sicuramente al primo posto un profondo amore per la musica, ma anche un forte senso di attaccamento alla nostra patria. Abbiamo sempre desiderato avere una radio dagli standard e dalla visione internazionale in Iran, un luogo in cui i giovani potessero scoprire la musica elettronica ed innamorarsene. C’è da dire che una grande motivazione ci viene data anche dal supporto che riceviamo costantemente dall’estero. Ci fa sentire come se stessimo percorrendo la strada giusta e che quello che abbiamo fatto in tutti questi anni non è stato sprecato o dimenticato.

Prima di concludere ti voglio fare un’ultima domanda. Come credi che debba agire chi fa parte di questa scena per poter supportare chi lavora in determinate aree e deve confrontarsi quotidianamente con situazioni e contesti difficili rispetto a quello che possiamo vivere in occidente?
Bisogna conoscere le condizioni in cui noi lavoriamo, i problemi che affrontiamo ogni giorno e gli sforzi che dobbiamo compiere per fare cose che altrove sarebbero ritenute normale amministrazione. Inoltre è necessario ascoltare la musica degli artisti che vivono qui, supportarli e aiutarli ad avere le stesse opportunità che si hanno altrove. Sicuramente permettere ai giovani talenti di esibirsi nei festival e nei club in giro per il mondo è un buon modo per aumentare il livello di consapevolezza, creare connessioni culturali e sociali e facilitare il processo di integrazione.

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