Foto: 28thStreetMedia
Quando Norman Cook, ossia Fatboy Slim, ha accettato di guidare workshop di djing per persone affette da gravi disturbi mentali, probabilmente non immaginava l’impatto che questa iniziativa avrebbe generato. Eppure, dopo trenta sessioni realizzate in collaborazione con il Sussex Partnership NHS Foundation Trust e l’associazione Heads On, il progetto si prepara a continuare per almeno altri dodici mesi, confermando come la musica possa rappresentare uno strumento terapeutico di straordinaria efficacia. L’evento conclusivo della prima fase, denominato Sound Minds e tenutosi il 24 settembre presso il Rockwater Hove, ha mostrato al pubblico i risultati concreti di un percorso che ha coinvolto persone con schizofrenia, disturbi della personalità, disturbi alimentari e bipolarismo.
Il dj, che nel corso degli anni ha parlato apertamente del ruolo che la musica ha avuto nel suo personale percorso di salute mentale, ha descritto l’esperienza come profondamente commovente. Osservare i partecipanti scoprire la gioia del mixaggio e dell’espressione creativa rappresenta, secondo le sue parole, una fonte continua di ispirazione. La dimensione personale dell’impegno di Cook emerge anche dal sostegno economico diretto che fornisce al programma, dimostrando come questa non sia semplicemente un’operazione di immagine ma un investimento autentico nel benessere altrui. La presenza fisica del dj durante i laboratori non è marginale: la sua figura funge da catalizzatore motivazionale per persone che spesso hanno perso fiducia nelle proprie capacità e nelle possibilità di recupero.
Le testimonianze dirette confermano la portata dell’intervento. Jessica Button, una delle partecipanti, definisce l’esperienza come “la migliore della sua vita”, sottolineando come l’evento Sound Minds abbia rappresentato il culmine di un percorso liberatorio che ha migliorato sensibilmente le sue condizioni psicologiche. La definizione della musica come strumento magico di guarigione non è retorica ma il riconoscimento di un processo concreto di trasformazione. L’elemento performativo, culminato nell’esibizione pubblica accanto a Fatboy Slim, aggiunge una dimensione di valorizzazione sociale a persone abitualmente stigmatizzate e marginalizzate a causa dei loro disturbi.
Rachael Duke, direttrice di Heads On, inserisce il progetto in un contesto più ampio di pressioni finanziarie e crescente domanda di servizi di salute mentale nel sistema sanitario britannico. L’iniziativa viene presentata come esempio virtuoso di approccio alternativo, capace di valorizzare le esperienze delle persone che utilizzano i servizi psichiatrici e di dimostrare cosa diventa possibile quando si decide di operare con modalità innovative. La dimensione economica non è secondaria: in un momento di tagli e razionalizzazioni, trovare metodi terapeutici efficaci e relativamente sostenibili rappresenta una necessità urgente oltre che un’opportunità.
L’estensione del programma per almeno un altro anno, con l’ambizione di organizzare un nuovo evento Sound Minds nel 2026, indica la volontà di consolidare un modello replicabile. La questione che emerge è se iniziative di questo tipo possano trovare spazio sistematico nelle politiche di salute mentale o se resteranno episodi isolati dipendenti dalla disponibilità di singoli artisti.
06.11.2025




