Giovedì 20 Giugno 2019
Clubbing

Fatboy Slim a Parma è stato il miglior modo di iniziare il 2017

 

L’anno nuovo è iniziato da qualche giorno ormai, ci siamo ripresi e abbiamo lasciato sedimentare le impressioni a caldo su uno degli eventi più attesi e interessanti, il Capodanno con Fatboy Slim a Parma. Capodanno in città, concertone. Un ricorrrenza che nelle principali città italiane ha dato il benvenuto al 2017 in modo piuttosto tradizionale: Mario Biondi e Annalisa a Milano; Tiromancino e Clementino a Napoli; Marco Mengoni a Firenze; Antonello Venditti a Salerno, giusto per fare qualche esempio. Anche dove la proposta non era “classicamente italiana”, come Fedez/J-Ax/Rovazzi a Bari o Samuel/Krakatoa/Mangaboo a Torino, si gira sempre e comunque intorno al pop. Le due eccezioni sono in Emilia: Bologna con Nas1 e Dj Rou in piazza Maggiore, e soprattutto Parma, che dopo l’exploit dello scorso anno con Giorgio Moroder, ha rilanciato puntando ancora più in alto con Fatboy Slim. Scelta azzeccatissima, perché Capodanno è Capodanno, ed è giusto e bellissimo che ad intrattenerci sia qualcuno davvero trasversale. Tradotto: qualcuno che piaccia a tutti. Banale? Tutt’altro. Perché è bello andare a sentire il dj underground, è bella la novità (figuriamoci, chi vi scrive non aspetta altro), ma la verità è che se parliamo di festa in piazza bisogna fare la mossa davvero difficile: accontentare tutti e (possibilmente) non scadere nella banalità. Dunque, un dj in piazza. Una star internazionale. Uno popolare, che ha fatto le hit da milioni di copie, e che ormai è un grande classico del dj stardom, ma che al tempo stesso sa essere sempre efficace, fresco e credibile. Così Fatboy Slim è l’uomo perfetto: transgenerazionale (se lo ricordano i 40enni; piace ai 30enni; i 20enni lo celebrano come una leggenda del clubbing), popolare quanto basta nel sound senza svaccare nella porcheria da trenino e senza diventare criptico per chi vuole solo festeggiare il nuovo anno in mezzo ad altre persone. Ma soprattutto, è un dj che sa fare il suo mestiere: far ballare le persone. E far ballare i ventenni, i teenager, le signore sudamericane di mezza età nelle prime file, i padri e le madri di famiglia, i gruppi di immigrati, non è cosa semplice. Non è da tutti. È da fuoriclasse. Soprattutto perché, come dicevo, un conto è farlo con i trenini e il revival, un altro è snocciolare i tuoi successi in mezzo a quasi due ore di electro, techno, house, EDM, breaks, big beat, con la freschezza di cose prodotte ieri e con il costante sing-a-long del pubblico che nemmeno al concerto di Vasco.

 

 

 

 

Norman Cook ha fatto strike suonando un concentrato di suoni nuovi, quelli da mainstage (ma non solo) di un festival, su cui ha cucito i sample che lo hanno reso celebre, inizaiando con “eat, sleep, rave, repeat”, proseguendo con “right about now, the funksoul brother”, “right here, right now”, “push the tempo”, fino alla grandiosa e inevitabile chiusura “I have to praise you like I should”. Qualcuno obietterà che è facile fare strike così, suonando roba “facile”. No, non lo è. E non è “roba facile”. Perché se noi appassionati facciamo sempre la tara su ciò che per le nostre orecchie è collaudato e quasi superato, dobbiamo invece considerare la conoscenza media di un pubblico estremamente vario e generalista come quello della piazza di una città italiana di provincia. Se riuscite a mettere a fuoco questa prospettiva, capite come quello di Parma sia un grande successo non solo per la città, ma per la concezione stessa di festa-in-piazza in Italia. Finalmente un dj, uno che è stato capace di innovare e rinnovare innumerevoli volte lo scenario della musica elettronica e di rompere gli argini dei club per fare feste in spiaggia e in location non convenzionali (è quasi superfluo ricordre qui i 250mila di Brighton al  leggendario Big Beach Boutique), e che dà lustro e blasone al Capodanno che ci vede sempre parlare di Gigi d’Alessio & Friends (con tutto il rispetto).

 

 

 

 

Norman Cook è salito in consolle poco dopo a mezzanotte, preceduto dal set di Dj Rocca (che tornerà ai piatti dopo l’esibizione del dj inglese) e introdottto dal countdown di Fabio De Luca. Intro, visual ad hoc come ormai ogni dj che fa un certo tipo di show deve portarsi appresso, cassa potente e synth acid. Si parte. Quasi due ore in cui tutto viene frullato e rimescolato, un continuo mashup di brani noti (e meno noti) e campioni vari, un patchwork perenne. I tempi del beat spezzato sono lontani, oggi il set di Fatboy Slim si muove perlopiù tra territori electro, big room e house, con geniali trovate come un edit di ‘Belo Horizonti’ di The Heartist (la mitica versione di Coccoluto del ’96) in cui la melodia parte e non parte, tenendo tutti costantemente sul filo della tensione. Prima ho citato le frasi dei sample più celebri di Fatboy Slim invece dei titoli dei brani. L’ho fatto volutamente, perché vederlo in azione oggi, nel 2017, fa capire ancora una volta quanto la sua figura sia stata quella di un game changer, uno che ha posto nuove regole alla musica: un produttore diventato famoso per aver cucito insieme scampoli di altri brani, uno che ha fatto diventare famose brevi frasi diventati motto, mantra, inno. “Right about now, the funksoul brother” è più famoso non solo del pezzo in cui era contenuto, ma anche della stessa ‘Rockafeller Skank’. E ancora oggi, dopo oltre vent’anni di onoratissima carriera, sa essere carismatico e credibile davanti alla platea selezionata di una Boiler Room, a quella di suoi fan alla 02 Arena di Londra, e a quella eterogenea del Capodanno di Parma.

 

 

 

 

Lo show di Fatboy Slim è stato il modo migliore di iniziare il 2017. Un successo in termini di pubblico (il Cortile della Pillotta era affollatissimo fino ai vari ingressi e oltre, fino all’inizio delle vie laterali), nessun disordine, una moltitudine di gente entusiasta, un bel palco e una produzione degna di un evento così importante. Un successo in termini di qualità, e ne ho parlato finora quindi non serve che aggiunga altro. Un successo anche in termini di visibilità per la città e per il Comune e il Teatro Regio, organizzatori della serata. La visione è stata quella giusta, e l’augurio è che Parma prosegua su questa strada dopo due anni al top, facendo magari scuola e tendenza verso altri capoluoghi che abbiano il coraggio di proporre qualcosa di significativo per occasioni così speciali.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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