Mercoledì 20 Gennaio 2021
Costume e Società

Fatboy Slim è pessimista: “I live arriveranno per ultimi”

Il dj e produttore inglese Norman Cook ammette le sue paure e prevede che i postumi della pandemia continueranno per molto tempo a influenzare l'industria musicale

Norman Cook, al secolo Fatboy Slim, dalla sua abitazione di Hove, nel sud della Gran Bretagna, dice di essere “spaventato” da quello che ha fatto la pandemia nel mondo e di non poter nemmeno immaginare quanto tempo davvero ci vorrà prima che i dj possano tornare a suonare dal vivo. “L’idea di quanto tempo andrà avanti tutto questo mi intimorisce davvero”, ha confidato a Philip J Reynolds dello show Celebs & The Average Joe.

“In merito al settore dell’intrattenimento, non illudiamoci: sarà l’ultima cosa da rimettere a posto. Prima verranno i bar e i ristoranti, poi le palestre e gli eventi sportivi”, ha detto l’artista facendo un po’ di luce sulle priorità dei comparti.

 

Norman Cook allo Snowbombing 2019

 

“Ammassare tonnellate di ubriachi sudati tutti insieme a condividere fluidi corporei ed euforia comune, ecco, quella sarà l’ultima cosa che ci verrà permessa quando il virus sarà realmente sradicato. Sono davvero contento dell’arrivo del vaccino ma serviranno mesi per vederne gli effetti”. Non ha peli sulla lingua, Cook, da sempre uno che non le manda a dire. Tuttavia, nella sua schiettezza ci sono molte verità che spesso nel nostro settore sono un elefante nella stanza che nessuno vuole vedere.

“Negli ultimi 20 anni almeno sono stato abituato a uscire almeno ogni due weekend, per lavorare. All’inizio della pandemia è stato piuttosto strano. È stato il periodo più lungo in cui non ho fatto il dj”, ha poi aggiunto. “Sono rimasto sorpreso e spiazzato; la sensazione inizialmente non è stata del tutto spiacevole. Mi sono subito promesso un’estate libera, a Brighton, con i miei figli, per passare il tempo in spiaggia. Ma non è andata così, ho avuto paura di perdere delle date. Invece, alla fine, tutti i festival sono saltati”.

 

Norman Cook al Big Beach Cafe di Hove Lagoon in un’immagine di The Argus

 

Il dj e produttore britannico ha anche espresso un pensiero e un’aspettativa: dover costruire la sua carriera da zero, prossimamente. “Gli artisti all’inizio suoneranno solo in concerti piccoli e in locali di dimensioni modeste, prima che i grandi tour possano riprendere”, ha detto alla rivista The List.

“Si inizierà di nuovo ma da un livello più basso, gli artisti suoneranno nella loro città. Sto contattando i club della zona di Brighton, ora, per ricostruirmi una carriera”. Cook intanto si distingue sempre con stravaganti iniziative, in ambito locale, come quella che risale a un paio di mesi fa, quando ha consegnato dei cd ai concittadini di Hove vestito da Pantera Rosa.

 

 

Proprietario del Big Beach Cafe nella città di Brighton per oltre sette anni, Cook sta puntando ora a differenziare i propri affari. “Mi sono scoperto come cameriere e devo ammettere che sono piuttosto bravo, mi presento al locale dalle 11 del mattino alle 3 del pomeriggio, tutti i giorni feriali. Uso sempre la mascherina e la gente fatica a riconoscermi. Non ce la facevo più a stare seduto in casa. Speriamo che a Capodanno ci lascino tenere aperto il locale”.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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