Venerdì 23 Agosto 2019
Recensioni

Ben fatto dottor Schulz!

 

Quando un deejay tedesco annuncia che il concerto inizia alle 23, il concerto inizia alle 23. Per questo l’arrivo alle 23:10 manda irrimediabilmente all’aria i miei piani che impongono l’anticipo. Amo l’attesa, il guardaroba deserto e il bar ancora accessibile. L’ingresso in medias res mi costringe ad uno sforzo fisico e mentale che con Robin Schulz non è neppure troppo faticoso. Il suo è un prodotto chiaro e immediatamente riconoscibile, un format semplice nell’accezione migliore del termine dove ogni cosa è fin troppo rassicurante. Noto con piacere che Robin è passato dal Traktor ai CDJ, un piccolo vezzo stilistico che chi come me mastica clubbing, respira clubbing (ma non beve Coca Cola) apprezzerà sicuramente.

Il dj set di Robin Schulz è caratterizzato da un uso proprio e smodato di hit di sua stessa produzione. A momenti sembra di stare in uno spot televisivo o in un jingle radiofonico a dimostrazione di come la pop dance con andamento deep del tedesco sia entrata prepotentemente nelle case e nelle orecchie di italiani e italiane che in tremila affollano il Fabrique garantendo il sold out nella seconda delle tue tappe italiane del “Sugar World Tour” che venerdì sera ha baciato la capitale. È un pubblico giovane ma non giovanissimo, pulito, eterogeneo formato da tante ragazze che possono anche applaudire Jasmine Thompson, salita a sorpresa sul palco per cantare “Sun goes down” e che con i suoi 15 anni è la più giovane in location.

Le varie “Prayer in C”, “Wave”, “Sugar” sono intervallate da transizioni future house e dal nuovo singolo “Show Me Love” di cui sentiremo molto parlare nei prossimi mesi. Il sound, che già a fatica supera le 122 battute per minuto, non è assolutamente aiutato dal soundsystem che suona gravemente basso rendendo l’atmosfera generale più vicina ad un pre-serata che ad una serata stessa. Se non fosse per i coriandoli e il Co2 il rischio “aperitivo lungo” sarebbe stato dietro l’angolo. Quello di Robin Schulz è un live show con un potenziale enorme sia dal punto di vista commerciale che emozionale. Ho avuto come l’impressione che la macchina fosse rodata al 70% ma è proprio questo margine a rendere il produttore di Osnabrück uno degli artisti elettronici più interessanti da seguire nei prossimi mesi.

Scorri la gallery a cura di Bruno Garreffa.

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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