• VENERDì 21 AGOSTO 2026
Storie

I festival nell’era del clima estremo: quando il meteo ferma la musica

La musica dal vivo si trova oggi ad affrontare una doppia sfida: adattarsi a un clima sempre più instabile e ridurre il proprio impatto ambientale

Foto: Alex Rutger, Angela Weiss, John Ulan

Il cambiamento climatico non rende ogni temporale o ondata di calore automaticamente attribuibile al riscaldamento globale, ma modifica le condizioni nelle quali questi fenomeni si sviluppano. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, gli episodi di precipitazione estrema aumentano mediamente d’intensità di circa il 7% per ogni grado di riscaldamento globale. Anche le ondate di calore sono diventate più frequenti e intense nella maggior parte delle terre emerse. Per i festival all’aperto significa lavorare in un ambiente progressivamente meno prevedibile.

 

Un caso emblematico è stato quello di fine di giugno 2026. Defqon.1, uno dei maggiori festival al mondo, è stato interrotto dopo la prima giornata e cancellato per il resto del weekend a Biddinghuizen, nei Paesi Bassi. Il Koninklijk Nederlands Meteorologisch Instituut (KNMI), l’Istituto meteorologico reale olandese, aveva emesso il primo codice rosso nazionale legato al caldo, con temperature previste prossime ai 40 °C. Q-dance ha confermato di aver preso la decisione insieme alle autorità, offrendo agli spettatori il rimborso oppure il trasferimento del biglietto all’edizione 2027. Nello stesso weekend anche Garorock in Francia e Paradise City in Belgio hanno subito sospensioni o modifiche a causa delle condizioni climatiche estreme.

 

La temperatura incide direttamente anche sul lavoro dei presidi sanitari. Non esiste una percentuale globale degli incidenti nei festival attribuibile al caldo: dimensioni, clima, consumo di sostanze e sistemi di rilevazione cambiano da evento a evento. Gli studi disponibili, però, mostrano una relazione netta. Un’analisi condotta per sette edizioni sui grandi festival musicali europei ha registrato in media 12,01 interventi sanitari e 0,57 trasferimenti in ospedale ogni mille partecipanti, rilevando un’associazione statisticamente significativa tra temperatura ambientale ed emergenze dovute al caldo. In un caso storico particolarmente estremo, lo US Festival del 1982, con temperature superiori a 45 °C, l’esaurimento da calore rappresentò il 7% dei 2.612 casi medici registrati. La crisi impone quindi adattamento, ma anche riduzione delle emissioni.

Nel 2019 i Massive Attack, su impulso di Robert Del Naja, hanno incaricato il Tyndall Centre for Climate Change Research, centro interdisciplinare dell’Università di Manchester, di elaborare una strategia scientifica per decarbonizzare tournée ed eventi. La roadmap proponeva di integrare la sostenibilità fin dalla progettazione, limitare i voli, ridurre il trasporto delle attrezzature, eliminare i combustibili fossili e rendere treni, autobus, biciclette e spostamenti a piedi le opzioni più convenienti per il pubblico.

 

“I festival sono così diventati un laboratorio della crisi climatica: ne subiscono gli effetti attraverso cancellazioni, rischi sanitari e costi crescenti, ma possono anche sperimentare soluzioni replicabili.”

 

Il modello è stato sperimentato nel 2024 con ACT 1.5, evento dei Massive Attack a Bristol da oltre 32.000 spettatori. Secondo l’analisi del Tyndall Centre e di A Greener Future (AGF), organizzazione specializzata nella sostenibilità degli eventi, rispetto a un concerto convenzionale sono state ottenute riduzioni dell’81-98% per l’energia, dell’89% per il catering, del 70% per il trasporto delle attrezzature e del 73% per gli spostamenti degli artisti. Il festival è stato alimentato da batterie ricaricate con energia rinnovabile, ha offerto soltanto cibo vegetariano e ha predisposto treni e navette aggiuntive. I festival sono così diventati un laboratorio della crisi climatica: ne subiscono gli effetti attraverso cancellazioni, rischi sanitari e costi crescenti, ma possono anche sperimentare soluzioni replicabili.

Il futuro della musica all’aperto dipenderà dalla capacità di affrontare contemporaneamente due necessità: adattarsi a un clima più pericoloso e smettere di contribuire al suo peggioramento.

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