Domenica 15 Dicembre 2019
Interviste

Fiore Santin, l’uomo che lancia coriandoli, effetti speciali, fiamme dai palchi più importanti d’Italia

Oggi i dj set sono spesso corredati da scenografie ed effetti speciali. Ma chi se ne occupa? Nei club e nei festival più noti del nostro Paese c'è una figura di grande professionialità, che ci ha raccontato il suo lavoro e i suoi segreti

Foto: Gist

Alcune delle interviste migliori nascono dalla sincera e sana curiosità di scoprire cosa succede non solo sul palco o in studio, non soltanto insieme ai grandi dj o ai grandi producer protagonisti delle hit, dei club e dei festival mondiali, ma anche nel lato nascosto delle grandi produzioni. Il “dietro le quinte” con i suoi professionisti spesso ci regala uno sguardo diverso e molto interessante sul mondo che amiamo. Se oggi esistono stage enormi, ultra tecnologici, con effetti speciali da fantascienza, lo dobbiamo al talento e alla visione di chi si occupa, a livello creativo tanto quanto tecnico, di tutta questa parte di show. Lavorando per una rivista che ci porta spesso “sul campo”, siamo entrati in contatto con numerose figure di questo tipo, e ci piace approfondire con loro un discorso che metta in luce e dia il giusto risalto a professionalità importanti, anche curiose, sia per i lettori, sia per chi sogna di lavorare in questo mondo. Un personaggio noto a chi frequenta i palchi e i club di tutta Italia è Fiore Santin, veneto, 38 anni. Fiore è “quello che schiaccia i bottoni” e scatena i fiammoni a tempo con i drop, le scariche di CO2 sulla folla, i coriandoli, e tanti altri effetti speciali che rendono un grande set una performance magica. Parlare con lui è ascoltare la voce di chi ha, come si dice, la testa tra le nuvole e i piedi ben piantati a terra.

Marco Viero e Fiore Santin

Innanzitutto, ti chiedo di presentarti ai lettori. Chi sei?
Florindo Santin detto Fiore, mi chiamano così da quando facevo il dj a 16 anni (ora ne ho 38). Sono uno dei titolari di Muovi La Notte, e sono un tecnico che si occupa di tutti quelli che comunemente vengono chiamati “effetti speciali”, cioè gli effetti di palco, come luci, visual, CO2, fiamme, tutto questo tipo di effettisica.

Cos’è Muovi La Notte e come hai iniziato?
Muovi La Notte è una società che si occupa di service, audio luci video ed effettistica, siamo partiti nel 2008, io e il mio amico – e tutt’ora socio – Marco Viero. Come ti dicevo, ero un dj e a un certo punto ho intravisto la possibilità di lavorare a questo aspetto delle serate. All’inizio il nostro territorio era perlopiù nel nord Italia e poi, avendo sempre più materiale e competenze, sono arrivate chiamate importanti e sono arrivati i primi dj internazionali e poi i primi festival. Siamo cresciuti parallelamente a una scena che stava cambiando, con esigenze sempre maggiori in termini di luci, effetti, e professionalità. Abbiamo certamente avuto la fortuna di lavorare in un periodo in cui esisteva una richiesta, ma abbiamo il merito di avere sempre puntato a fare bene le cose, dando una qualità al cliente che alla lunga ci ha premiato perché sono arrivati i festival grandi, le serate con i top player internazionali e i club che volevano investire in un upgrade di qualità rispetto alla classica consolle con poche luci ed effetti basici.

Foto: Gist

Oggi cosa significa fare tutto questo?
Intanto, essendo cresciuto nella notte ho sempre avuto un polso rispetto alle evoluzioni della nightlife, anche una curiosità rispetto a ciò che di innovativo avviene nel mondo e cercare di darlo al cliente. Prendiamo idee e spunti e cerchiamo di svilupparli a modo nostro. Che significa soddisfare le richieste nel modo più preciso possibile, ma anche capire quando per varie ragioni queste richieste non possono essere soddisfatte, e individuare una strada alternativa che possa essere altrettanto soddisfacente per tutti. I percorsi alternativi, i piani B, le idee creative dell’ultimo minuto sono una parte fondamentale di chi fa lavori tecnici, non siamo solo quelli bravi a far partire le fiamme o CO2 a tempo, ma dobbiamo essere in grado di studiare ogni eventualità e organizzare tutto in funzione delle variabili che possono presentarsi. E poi c’è un aspetto importantissimo che è la sicurezza, sia su piccola scala sia nel grande evento: si studia il palco e insieme al cliente si propone una soluzione adeguata.

Com’è il livello di sicurezza in Italia?
È un livello molto alto da dieci anni a questa parte, le cose sono cambiate parecchio. Anche alla base dell’organizzazione c’è una mentalità forte sulla sicurezza, nel piccolo come nel grande evento. Noi ci puntiamo moltissimo, anche sugli aggiornamenti, sui corsi, sulle certificazioni e su tutti questi aspetti burocratici. Sui grandi festival ci sono commissioni molto esigenti, ed è giusto perché è la base per realizzare un grande spettacolo con un grande palco.

Si dice spesso che c’è un’eccessiva burocrazia. È vero?
No, fa parte del nostro lavoro da dietro le quinte, anche in ufficio, anche con la parte di back office. A volte è eccessivo lo zelo dell’ingegnere di turno in commissione, ma lo capisco, non sono cose su cui si va leggeri. Non ci si pensa mai ma in un’opera ingegneristica come un palco ci sono tantissimi fattori di rischio che possono mettere a repentaglio la vita di chi suona, di chi lavora al palco, sul palco, e degli spettatori. Quindi è giusto essere più che scrupolosi, meglio un controllo in più che una tragedia o anche solo un incidente.

Foto: Gist

Di tanti eventi a cui hai lavorato negli anni, ne sapresti dire tre di cui sei particolarmente orgoglioso?
Nameless Music Festival, abbiamo iniziato con loro nel 2015, Alberto Fumagalli ci ha dato fiducia e carta bianca sugli effetti speciali fin dall’inizio e sono molto fiero di essere parte di una squadra come quella. Un altro evento importante è Wish Outdoor tre anni fa a Firenze, uno dei palchi più grandi che abbiamo realizzato; la produzione era imponente, eravamo l’unica ditta italiana coinvolta insieme a Italstage che ha messo “i ferri”, la struttura, ed è stata una bella soddisfazione. E citerei la serata di Avicii in Aquafan a Riccione, il 10 agosto 2013, con l’organizzazione di Mauro Bianchi, perché è stata magica, unica.

Si parla sempre di come il mondo del lavoro si stia rivoluzionando, gli impieghi “classici” non sono più sicuri e garantiti e spesso le professioni come la tua offrono opportunità interessanti. Cosa diresti a un giovane di 16, 20 anni che volesse lavorare inquietante questo settore?
Ci vuole tantissima passione per il lavoro che si fa, si deve mettere in conto di spendere parecchio tempo al lavoro, ed è chiaro che in alta stagione, ad esempio d’estate, non ci sono tempi regolari, non esistono giorni liberi, non ci sono orari e si corre per arrivare al risultato. Ogni evento, ogni location ha la sua storia, a volte l’evento piccolo, particolare, con poca attrezzatura richiede tanto tempo perché ha delle particolarità critiche tanto quanto il festival gigante con tanti dj. Ci vuole poi tanta professionalità, quella la si acquisisce sul campo ma alla base ci dev’essere serietà e precisione, una puntualità di fondo su tutti gli aspetti del lavoro. È un mestiere bellissimo, che ci mette davanti a tanta gente che si diverte, ci fa conoscere artisti importanti e famosi, ci proietta dentro tutto questo. Ma è anche un mestiere che richiese sacrifici, conoscenze, volontà. Non è certo un lavoro che ci si lascia alle spalle alle 18.01 una volta spento il computer e chiusa la porta dell’ufficio. Inoltre, non ci sono grandi garanzie, ma bisogna lavorare sodo per restare sempre al centro delle cose.

È una professione che consiglieresti?
Credo che nonostante il mondo della notte sia cambiato negli ultimi anni, di lavoro ce ne sia ancora. È duro battagliare per procurarsi lavori, vista la concorrenza sempre più agguerrita, ma se dai il massimo riesci a trovare un tuo spazio. E poi ci sono moltissime declinazioni di questo mestiere: non esistono solo i grandi palchi dei festival, ci sono le piazze, gli eventi medio-piccoli che sono una fetta importante di lavoro e guadagno, e ancora di più gli eventi privati e aziendali, che non sono “serie B” come spesso si crede, ma oggi più che mai sono un settore in forte crescita anche in termini di qualità.

Foto: Elephant Studio

Come è cambiata la notte?
È cambiata sotto molti aspetti. Un fattore sicuramente importante è quello economico: la gente non dedica più tutti questi soldi al divertimento ma preferisce spenderli per la vita quotidiana, i consumi quotidiani, perché la vita costa molto più di prima. Una volta c’era molta più gente che andava in discoteca, oggi si predilige l’abbonamento ai servizi di streaming o altro. E magari un aperitivo “lungo” in più durante la settimana, un ristorante, e poi una serata free entry in qualche locale dove si balla anche senza il dj noto e senza troppe pretese musicali. Un aspetto che sembra banale, ma è importante, è che i controlli, gli alcol-test, la potente a punti, sono un freno forte. Non è più tutto libero come un tempo. Oggi piuttosto si fanno i party privati in casa, per evitare di rischiare la patente o semplicemente per poter essere più rilassati e non fare chilometri, code all’ingresso, spendere 10 euro per un drink. Detto questo, c’è ovviamente il rovescio della medaglia che sono i festival, sempre in crescita, ma che non sono esattamente “notte”, sono eventi che spesso finiscono a mezzanotte.

Curiosità: hai mai ricevuto richieste particolari per un rider tecnico?
Tante. In realtà non ti racconterei cose così particolari come potrebbe fare un manager, un tour manager o un promoter, perché per noi la “richiesta particolare” è comunque riferita ad un aspetto tecnico, non ci sono le classiche follie da star come le mutande rosse o il succo bio di qualche frutto introvabile in camerino. Una cosa che ti dico con orgoglio è che una volta un tour manager molto importante con cui avevo già lavorato, che seguiva due artisti molto importanti all’apice della loro carriera, in una mail prima di una serata mi ha scritto “hai carta bianca”. Non capita mai. Ne vado fiero.

Un artista e un evento con cui vorresti lavorare?
Beh… bella domanda. Un artista con cui non abbiamo lavorato… Mi piacerebbe lavorare con Eric Prydz. L’artista più all’avanguardia adesso secondo me. Festival con cui sognerei di lavorare sono Untold in Romania, Ultra Europe in Croazia, Tomorrowland ovviamente. Ma la verità è che l’”evento dei sogni” è sempre quello più grande con più effetti, la sfida di fare qualcosa di più difficile e spettacolare.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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