Sabato 10 Aprile 2021
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Il Fondo unico per lo spettacolo apre nel 2021 alle “nuove istanze”

Fondi e finanziamenti pubblici per il settore del clubbing: cosa cambia? Ce lo spiega la nostra esperta

Ci siamo lasciati nel primo numero di questa rubrica dando menzione dell’ambizioso progetto della creazione di un vero e proprio registro nazionale dei DJ che lavorano in Italia. Nelle passate settimane è stato lanciato un sondaggio per la scelta del logo del nuovo registro e i DJ stessi hanno scelto la creazione di Kisk (DJ, producer e anima di Apparel Music). Si va avanti, dunque, lungo la strada per il riconoscimento della categoria, il cui coinvolgimento sarà quanto mai essenziale nelle prossime fasi del progetto. Come già ricordato, infatti, la pandemia ha portato alla luce tutte le criticità del settore ed è ora il momento giusto per muovere passi importanti affinché i DJ siano finalmente riconosciuti come professionisti dalle istituzioni e, in generale, da tutta la collettività. Qualcosa si muove, dunque, e A-DJ siede nei tavoli nazionali, come quello permanente per lo spettacolo a seguito dell’emergenza da COVID-19, in rappresentanza della categoria. In questo contesto in mutamento si inserisce anche qualche segnale positivo proveniente dalle destinazioni del FUS.

Il Fondo unico per lo spettacolo (FUS) è un fondo istituito con la Legge 30 aprile 1985, n. 163, finalizzato a fornire supporto economico ad enti, istituzioni, associazioni, organismi e imprese operanti nei settori del cinema, musica, danza, teatro, circo e spettacolo viaggiante, nonché alla  promozione e al sostegno di manifestazioni e iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all’estero. Il fondo ha da sempre avuto un ruolo fondamentale per settori musicali di nicchia come quelli della lirica e, più in generale, della musica cosiddetta “colta” e ormai da anni le associazioni di categoria chiedono l’ampliamento dello stesso o la creazione di un fondo extra FUS che riesca a supportare anche altri soggetti che operano nel settore musicale, non certo riducendo i criteri qualitativi dei progetti presentati ma estendendo l’ambito di accesso.

La novità è che per il 2021 possono presentare istanza per il riconoscimento di contributi a valere sul Fondo unico per lo spettacolo gli organismi che non hanno ottenuto contributi dal 2018 al 2020, afferenti ai settori individuati dal decreto ministeriale 27 luglio 2017, e successive modificazioni, o ai nuovi settori di cui all’Allegato A al detto decreto, nel rispetto dei livelli minimi di attività e dei requisiti di ammissibilità ivi indicati. A ben vedere, l’allegato A indica alcune categoria che, seppure qualificate con una terminologia non chiara, potrebbero essere di riferimento per il settore del Clubbing, come ad esempio, “Festival musica contemporanea e d’autore”; “Festival multidisciplinari” e “PROMOZIONE”, destinato a favore di organismi privati che realizzino progetti annuali di promozione, di rilevanza e operatività nazionale o internazionale per gli ambiti teatro, musica, danza e circo e spettacolo viaggiante, nei settori afferenti alle seguenti finalità: a) al ricambio generazionale degli artisti; b) alla coesione e all’inclusione sociale; c) al perfezionamento professionale; d) alla formazione del pubblico.

Per l’attribuzione dei contributi a favore di nuove istanze per l’annualità 2021, è necessaria la valutazione qualitativa ad opera di specifiche commissioni consultive. Queste ultime, suddivise per materia, procedono alla valutazione della qualità artistica ai sensi dell’articolo 5 del decreto ministeriale 27 luglio 2017, e successive modificazioni. Tale valutazione è effettuata sulla base dei fenomeni e degli indicatori previsti nel medesimo decreto ministeriale, ossia della “qualità artistica” per i settori e sottosettori di riferimento. La valutazione è positiva laddove il progetto raggiunge la soglia minima di ammissibilità qualitativa pari a dieci punti. Per le nuove istanze relative all’articolo 41 “Promozione” del decreto, la valutazione è positiva laddove il progetto raggiunge un punteggio minimo di sessanta punti su cento. Sebbene sia positivo constatare che le maglie del FUS si stiano lentamente allargando in favore di espressioni artistiche contemporanee legate ad ambiti non direttamente collegati agli specifici settori tradizionali che da sempre beneficiano dei predetti fondi, è doveroso sottolineare la discrasia tra il nuovo decreto e il contesto storico attuale. Il D.M., infatti, chiede di fare programmazione in un periodo in cui per l’ennesima volta stiamo assistendo ad un lockdown generalizzato su tutta la penisola a causa della pandemia.

Come si è più volte evidenziato, è assolutamente necessario affrontare a monte il tema della ripartenza, pensando ad esempio anche a bandi extra FUS che supportino le realtà non in grado di accedere ai fondi ordinari.
Affinchè il settore possa avere speranze di ripresa occorrono, dunque, ingenti ristori che dovrebbero essere previsti sia nel prossimo “Decreto Ristori” sia nel “Recovery Plan”. È fondamentale, infatti, supportare i lavoratori e le imprese in questa fase di chiusura prolungata ma ancora di più fornire loro gli strumenti economici per poter programmare una ripartenza, senza la quale l’intero settore culturale del nostro paese potrebbe subire delle conseguenze irrecuperabili.

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