Sabato 26 Settembre 2020
Costume e Società

E se Formigli e la dottoressa Viola facessero bene a sghignazzare?

A Piazzapulita, su LA7, un episodio in cui si accenna alle riaperture dei locali ha provocato una certa indignazione nel nostro mondo. Comprensibile. Ma è anche l'occasione per un esame di coscienza

La scorsa settimana, nel popolare programma di LA7 Piazzapulita, condotto da Corrado Formigli, tra i vari interventi c’è quello di un imprenditore che accenna alla riapertura delle discoteche. Formigli chiede alla regia di staccare sull’immunologa Antonella Viola, ospite del programma, la cui espressione, anche fomentata dall’imbeccata ironica del condutttore, si trasforma  in una grande risata, che dice molto più di mille parole (nel video qui sotto trovate il momento della trasmissione di cui parlo). Ovviamente no, non si può immaginare di andare a ballare o a sentire un dj nei prossimi mesi, è un concetto molto semplice da comprendere. L’episodio ha suscitato una levata di scudi e le immancabili ondate di sdegno da social. La critica che viene mossa alla dottoressa Viola è quella di un atteggiamento poco o per nulla rispettoso di chi sta vivendo una situazione critica all’interno del mondo dell’intrattenimento. Flavio Briatore su YouTube parte a gamba tesa: “vorrei sapere a quanta gente hai dato lavoro tu, immunologa” e via di accuse banali di questo tipo, di una superficialità imbarazzante, dimenticando che forse in questo momento il parere di una persona di scienza è un tantino più importante e ha un tantino più peso di quello di un magnate guascone e mondano.
Ora, per sgombrare il campo: il siparietto con la dottoressa Viola e Formigli che ridacchiano non è edificante, ed è anzi comprensibile che risulti indigesto. Ma come sempre, va contestualizzato. Non era – esprimo un parere personale ma credo assolutamente ragionevole – intenzione della Viola ledere la dignità di chi lavora nel settore, né offendere nessuno. La domanda sorgeva all’interno di un discorso ampio su molti ambiti lavorativi in cui sarà più o meno difficile e critico affrontare una ripresa, e la risata era ironica nei confronti della domanda, non certo di tecnici, barman, PR, buttafuori, dj, promoter, titolari di club e lavoratori del settore in generale. La risata voleva dire “dai, se ho detto che sarà un problema tenere aperte le mense aziendali, non vi sembra stupido chiedermi se possono aprire dei locali dove la possibilità di gestire le distanze di sicurezza è inesistente?”. Poi, certo, la sghignazzata era evitabile. Ma anche l’offesa facile, sempre e comunque, è evitabile. Perché è logorante anche l’indignazione. È logorante pensare che da qualche parte nel web ci sarà qualcuno che avanzerà pretese di scuse se scrivo che quando vado in bagno non alzo la tavoletta, in nome di qualche fantomatica associazione per la tutela dei sanitari. E se dobbiamo indignarci, facciamolo per come il nostro mondo non viene mai preso sul serio, domandiamoci perché.

 

È imbarazzante notare come in Italia non sia mai preso davvero in considerazione il lavoro dell’intrattenimento culturale, dei dj e di chi con la notte ha creato una prospettiva diversa di concepire e di vivere la vita, generando cambiamenti sociali, artistici, culturali, ed economici. È imbarazzante notare che le redazioni delle TV e dei quotidiani abbiano nel loro immaginario quei cinque nomi, e che quelli saranno per sempre. Mi dispiace molto che quando si tratta di argomenti che ci competono non facciano intervenire qualche bravo e colto dj o giornalista di settore, con una statura e una dialettica di spessore. Non ci sono mai sul piatto argomenti seri e competenze da portare. Ma domandiamoci il perché, dal lato nostro, non succede. Perché qualcosa staremo sbagliando, e sulla sghignazzata di Piazzapulita è necessario fare anche un po’ di auto-critica.
Io credo che questa perenne spaccatura tra generazioni, tra dj e tra appassionati che si scannano anche solo per generi musicali diversi, per gusti, sia una delle ragioni per cui alla lunga il nostro mondo non è mai rispettato in altri salotti. Quella è una guerra che va bene quando si hanno 16, 18 anni. Poi si cresce e si impara che è semplicemente puerile, sbagliato. I gusti e le attitudini altrui vanno rispettate: quella che per noi è robaccia per altri è emozione, e va bene così, ognuno si diverta come preferisce, non è un crimine. Ho visto gente piangere e passare il momento migliore della propria vita durante dei set in cui io ero stordito dalla bruttezza della musica. Ma evidentemente ero io in torto, se gli altri si divertivano. Sul dance floor si balla, ha ragione chi fa divertire le persone. Il giudizio critico si fa in altra sede. E senza coesione, senza rappresentanza, senza rispetto reciproco, come possiamo pensare di essere considerati e rispettati all’esterno? Come possiamo pensare che non si sghignazzi di fronte alla riapertura delle discoteche? Il parere di chi in questo settore vive e lavora ha un peso tanto quanto quello dell’imprenditore metalmeccanico o agroalimentare, ma l’autorevolezza del settore va conquistata, evidentemente. A tutti i livelli. E chi se ne frega se a rappresentarmi non è il mio dj preferito emerso la settimana scorsa con il sound nuovo e rivoluzionario. Non è importante. È invece importante che una persona intelligente sia lì a dire cose che mi riguardano con credibilità, anche se i suoi gusti non coincidono con i miei.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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