Martedì 28 Settembre 2021
Interviste

Franchino all’improvviso: passato, presente e futuro di una leggenda

La nuova traccia di Mike Dem ha la voce del mitico vocalist, e il brano è un'ottima ragione per farci raccontare il mondo dei club da una prospettiva unica
Come si diventa un mito della musica e del mondo del clubbing? Di solito, suonando i dischi più stilosi e/o producendo i brani migliori, che siano inni underground identitari oppure i pezzi più popolari, quelli in grado di saltare la barricata ed entrare a gamba tesa nel mainstream. Invece, Francesco Principato, noto al mondo come Franchino, è entrato nella leggenda grazie alla sua voce. E non perché è un cantante. Franchino è un grande protagonista delle migliori consolle italiane da circa trent’anni, e lo è dal lato del microfono. Franchino è diventato Franchino perché è un vocalist, figura peculiare di animatore, molto italiana, in voga soprattutto negli anni ’90. Ma Franchino non era un vocalist, a quei tempi. Era il vocalist, quello definitivo: poeta, sognatore, incantatore, pifferaio magico. Molti suoi colleghi, anche bravi, intendevano la figura del vocalist come quella dell’accompagnatore che annunciava il dj e incitava il pubblico con qualche slogan. I più talentuosi inventavano cori e filastrocche. Franchino andava molto oltre, il suo virtuosismo era quello di chi sapeva trasportare chi ballava in mondi magici, paralleli, fatati, in perfetta sintonia con la musica. Ma non ne parlo al passato perché Franchino ha smesso quei panni. Piuttosto, perché dai tempi gloriosi della progressive, dell’Insomnia e del gruppo toscano di Metempsicosi le cose si evolute: è diventato da parecchio tempo anche producer; è dovuto stare lontano dai riflettori per un po’; ha subìto quel processo di santificazione raro che l’ha reso immortale, amato e celebrato da diverse generazioni, sia per ciò che è stato, sia per ciò che è oggi, un artista maturo che ha imposto il suo stile e che quindi è credibile anche nel presente. Non solo: negli ultimi anni la sua figura è stata omaggiata in tanti modi da tanti artisti che l’hanno citato, campionato, e in qualche caso voluto con loro su produzioni inedite. È il caso ad esempio di Mike Dem, che ha prodotto ‘All’improvviso’ su cui la voce inconfindibile di Franchino è l’elica capace di far prendere il volo al pezzo. Un’ottima ragione per intervistarlo e farci raccontare di questo nuovo progetto, di come si è trasformata Metempsicosi e di molto altro, del presente, del passato, del futuro di un personaggio assolutamente unico al mondo.
 
 
Come nasce l’idea di questa nuova collaborazione insieme a Mike Dem, come e tramite chi lo hai conosciuto?
Ho conosciuto Mike grazie a Zicky, lui è solito farmi ascoltare musica inedita, una sera “all’improvviso” mi è arrivata questa bomba su cui ho voluto lavorare. 
 
A proposito di collaborazioni, ormai sei diventato uno dei feticci underground sdoganati a due generazioni di ascoltatori di tanti generi diversi: da Villabanks ai Mathame ai tanti featuring, campionamenti, citazioni, tutti ti nominano e sei universalmente ritenuto un mito. Come vivi questa nuova fase della tua popolarità?
Ormai sono trent’anni che “pratico” come performer, ho sempre amato incontrare nuovi artisti con cui condividere idee. Nel corso della mia carriera la forte passione per il mio lavoro mi ha portato a lavorare con tanti di loro tra cantanti e dj di diverse generazioni, come appunto Mathame e Villabanks. La popolarità di Franchino è un’arma a doppio taglio, è gratificante essere acclamati e discussi, allo stesso tempo capita di dimenticarsi un po’ di se, la vita privata rischia sempre di passare un po’ in secondo piano.
 
 Mike Dem, autore con Franchino di ‘All’Improvviso’
 
Ma Franchino quando nasce? Quando hai iniziato a fare il vocalist e poi a capire che quello che stavate facendo tu, Zicky,Joy Kitikonti, Mario Più, Ricky le Roy e tutto quel gruppo favoloso era qualcosa di concreto, di importante?
Franchino  come Franchino nasce negli anni ‘90 ma fin da prima facevo il dj e prima ancora il parrucchiere tra l’isola d’Elba, Marciano Marina e Firenze, in contemporanea mettevo i dischi appunto. Dopo aver trascorso tanti anni in Brasile, mentre mi esibivo nel paesino dove vivevo ho potuto sperimentare nuovi modi per utilizzare la mia voce. Al Club Imperiale poi nei ‘90 ho incontrato la Magia, una favola. Sì, si può dire che la musica di tendenza all’epoca era una favola. Ha influenzato il mio modo di interagire con il pubblico e le mie performance, e da lì l’idea di raccontare le storie tra un disco e un altro.
 
Quando parlo degli anni ’90 con molti protagonisti di quell’epoca, me ne parlano come di un viaggio su un treno ad altissima velocità, sparato, in corsa, in cui quasi non ci si accorge del viaggio. Per te è andata così?
Ci siamo divertiti. Veloci sì… ma il giusto da poter tener memoria di una musica energica e mai banale in grado di conquistare il cuore delle masse. I ‘90 sono stati una bomba, da zero abbiamo cavalcato l’onda della house progressive che è poi diventata il trampolino di lancio di tanti nuovi artisti italiani dell’elettronica diventati star in tutto il mondo.
 
Dopo il 2000 il vento è cambiato, quella scena si è per forza di cose disgregata e le dinamiche del mondo dei club non sono più state le stesse. Tuttavia, Metempsicosi e la tua figura nello specifico hanno resistito ai mutamenti e avete sempre avuto un pubblico. Cos’è cambiato in meglio e cosa in peggio? Con Zicky avete creato Musica e Magia quale è l’idea del sound del progetto?
Con la Metempsicosi abbiamo fatto un bel lavoro una bella squadra, uniti, se è vero che l’unione fa la forza, il gruppo era ed è molto affiatato, dopo il 2000 abbiamo avuto qualche momento difficile come tutti, ma siamo riusciti a mantenere un certo profilo che ci tiene ancora oggi attivi e pronti a ripartire. Abbiamo un tour in programma con gli amici 00Zicky, Joy Kitikonti, Mario Più, Ricky le Roy e Luca Pechino, purtroppo siamo ancora bloccati.  Abbiamo superato tante difficoltà fino ad oggi, legati, appunto da questo progetto.  Dal 2010 premevo per creare Musica e Magia ispirato dal film di Paul Kalkbrenner, Berlin Calling, è li che è scattata la scintilla per creare qualcosa di più personalizzato per Franchino  che avesse un po’ quella timbrica che davvero mi esaltava. Così insieme a Zicky pian piano ci siamo messi a realizzare quello che avevamo in mente lasciandoci influenzare nel tempo da artisti come Solomun e Black Coffee.
 
 
Nel 2019, correggimi se sbaglio, avevate in cantiere molte idee, tour, date, progetti. Poi il mondo ha tirato il freno a meno e ha inchiodato. In Italia i club e i festival sono tutt’ora fermi e con grandi nubi di incertezza sul futuro. Tu che opinione hai sulla ripartenza?
È chiaro che il mondo della notte è stato colpito duramente, ma sembra non interessi più a nessuno. La pandemia personalmente mi ha davvero spaventato, sembra non vedersi luce per noi lavoratori dello spettacolo ma resto ottimista immaginando un club nuovo, più sicuro per tutti, con al centro il rispetto e la tutela del pubblico.
 
Vediamo il bicchiere mezzo pieno: la chiusura forzata  ci ha dato modo di riflettere anche su cosa non stava andando più per il verso giusto nel nomino della Notte. Cosa ti piacerebbe cambiare nel futuro dei club, alla luce di questa opportunità?
Vorrei si potesse trovare al più presto una soluzione, purtroppo molte idee già proposte al governo ed ai comitati, non sono state ascoltate. Questo blocco, lungo ormai diciotto mesi, ci ha dato modo di pensare a come rimediare a tutti agli errori commessi nel passato. Spero quindi che quando si potrà ripartire, lo si potrà fare bene, in modo professionale con tutte le attenzioni che il nostro settore merita. Per natura sono ottimista, ed anche se è stata dura, sono convinto che dopo la tempesta si possa finalmente tornare a vedere il sole.
 
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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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