Mercoledì 08 Dicembre 2021
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Frankyeffe: Quando il clubbing insegna la storia

Il dj producer italiano si racconta, dal lockdown ad una creatività diversa e necessaria in un periodo storico così particolare. Nascono così nuovi progetti, collaborazioni ed il dialogo con le istituzioni per dare al clubbing una dimensione che possa resistere e valorizzare anche altri aspetti della cultura in Italia

Una carriera lunga due decadi quella di Frankyeffe, dj producer che ha mosso i suoi primi passi nella capitale prima di guadagnare i palcoscenici internazionali. Il suo racconto dei mesi appena trascorsi, tra progetti inediti nati durante il lockdown e soluzioni per un clubbing sostenibile, offre spunti di discussione interessanti che abbiamo voluto approfondire in una lunga chiacchierata sulla club culture, le istituzioni e sul futuro di una scena messa a dura prova. E’ forse tempo di ripensare alcuni meccanismi che ruotano attorno al mondo della musica elettronica?

Durante il lockdown globale abbiamo vissuto una sensazione di smarrimento ed incertezza che ha generato molte discussioni sul futuro della club culture. Personalmente tu che pensieri hai maturato durante questo periodo da un punto di vista umano ed artistico?
E’ chiaro che all’inizio ho provato una sensazione di smarrimento e timore. Il nostro è un ambiente che si basa sulla socialità, sul contatto e sullo stare assieme nel dancefloor. La minaccia che stavamo affrontando in quei mesi ha messo a rischio proprio questi fattori ed ha azzerato parte del lavoro che tutti hanno fatto sino a quel momento. Poi però mi sono trovato ad avere a disposizione una quantità di tempo che mai avevo avuto in precedenza e mi sono reso conto che avrei potuto sviluppare tutte quelle idee e progetti che fino a quel momento avevo dovuto temporaneamente mettere da parte. Così ho continuato a portare avanti i progetti delle release per la mia label Riot, ma è nata anche RXC, label dedicata a produzioni principalmente dancefloor oriented, come dice il nome stesso ‘Riot X Club’. Questo modo di affrontare una situazione nuova per tutti noi ha portato diverse soddisfazioni, una tra tutte l’uscita della compilation per ‘Rave The Planet 2021’, evento che nasce dalle ceneri della Love Parade, che sarà prodotta proprio da Riot ed il cui incasso sarà devoluto alla produzione dell’evento.

 

 

Un periodo prolifico anche grazie alla nascita del tuo progetto parallelo Librae che rappresenta un volto inedito della tua personalità artistica.
Il mio alter ego Librae nasce dalla necessità di esplorare sonorità differenti rispetto a quelle di Frankyeffe, dove propongo tutto ciò che ruota attorno al mondo della techno. Definire Librae non è semplice ma l’ispirazione nasce dall’electro pop e dalle melodie proposte da artisti come gli inglesi Bicep. La prima release intitolata ‘Waves’ è uscita pochi giorni fa e vede la collaborazione con la cantante Mareeka. Il nostro incontro è stato casuale ed è avvenuto durante uno dei miei viaggi. Abbiamo parlato della rispettiva passione per il clubbing scoprendo in seguito che lei era una cantante tecnicamente pronta ad esordire discograficamente ed io un dj producer che stava cercando quella voce. Un incastro perfetto che ha reso questa collaborazione ben più di una piacevole sorpresa.

Tuttavia immagino che il rapporto con il pubblico ti manchi, così come la possibilità di esprimerti dietro la consolle.
Sì, è una delle cose che mi manca di più. In questo periodo c’è la possibilità di partecipare a qualche evento ma di solito l’estate il calendario delle mie date era sempre molto impegnativo e stimolante. Per il momento si naviga a vista cercando di fare del proprio meglio per rispettare le limitazioni. Non è affatto semplice, come ti dicevo prima nel club si vive di socialità e contatto umano, quindi si corre il rischio di creare assembramenti e di agire in maniera poco responsabile nei confronti di sé stessi e del pubblico.

 

“Un dj che impara a conoscere il proprio pubblico, che lo fidelizza nel tempo e che con il suo sound caratterizza il locale in cui suona.”

 

Con la riapertura di alcuni club, pur con tutte le limitazioni del caso, si è creato dibattito attorno al tema del come ripartire. Qual è la tua posizione al riguardo?
Bisogna considerare tanti fattori per rispondere a questa domanda. Sicuramente chi investe in questo ambito ha vissuto un momento durissimo ed ha ancora timore di cosa potrebbe accadere nell’immediato futuro, per questo motivo immagino molti abbiano scelto di ripartire da dove ci eravamo fermati, con grandi ospiti internazionali che sulla carta potessero garantire più sicurezza in termini di numeri e pubblico. Dal mio punto di vista è un peccato perché questa era una chance per ripartire dal club e dai resident. Ho sempre creduto che per creare un’identità precisa, una situazione ed un mood che distinguessero un club da un altro fosse necessario investire prima di tutto su questa figura. Un dj che impara a conoscere il proprio pubblico, che lo fidelizza nel tempo e che con il suo sound caratterizza il locale in cui suona. Dall’altro lato ho sempre visto il grande guest internazionale come un plus, un premio da dare al proprio pubblico ricompensandolo per la passione e l’amore trasmessi sul dancefloor. Un modello virtuoso che in altri paesi funziona perfettamente e permette a chi investe di lavorare con maggior serenità, meno spese e margini più alti. In quasi tutte le mie performance all’estero ho notato anche il bellissimo rapporto di connessione e stima che si crea tra il pubblico ed i resident dei club in cui ero ospite.

Abbiamo parlato delle difficoltà di questo periodo nel gestire correttamente i club ed il pubblico rispettando le restrizioni legate al Covid 19. In questi mesi però si sono sviluppati diversi progetti dedicati a dj set in contesti diversi ed anche tu ti sei impegnato molto su questo versante dialogando con le istituzioni.
Sì, ho voluto proporre un progetto dedicato alla valorizzazione del territorio e dei diversi patrimoni culturali che abbiamo la fortuna di ospitare in esso. L’idea si è concretizzata con due dj set registrati rispettivamente all’Anfiteatro Severiano e all’interno di uno dei cisternoni di Albano Laziale. Si tratta di monumenti storici appartenenti all’antica Roma, luoghi molto vicini a noi ma spesso meno noti i giovanissimi. Farli conoscere attraverso un contesto diverso come quello della musica elettronica era la mia personale sfida e devo dire che la collaborazione con le istituzioni è stata molto positiva e stimolante. Nel dj set all’interno del Severiano ho potuto esprimermi attraverso un sound variegato ed un mood più adatto ad una cornice open air. Discorso diverso per il cisternone, completamente svuotato per l’occasione, in cui ho selezionati dischi affini al mood da clubbing. E’ stata un’esperienza intensa e particolare considerato che l’area del cisternone sarà nuovamente riempita, e dunque è stata un’occasione unica nel suo genere. Quando questa grave problematica avrà trovato la sua conclusione sarebbe bellissimo riuscire a portare del pubblico in luoghi come questi per enfatizzare il ruolo di diffusione culturale che ha la club culture ed un patrimonio come il nostro che non ha davvero rivali in tutto il mondo.

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