Lunedì 09 Dicembre 2019
Interviste

The future sounds of Italy: Goja

"The future sounds of Italy" racconta i talenti italiani che si stano facendo strada sulla scena internazionale. Oggi tocca ai Goja, giovane duo italiano di casa WOLV Records

Dopo il primo appuntamento con i Sunstars, continua la serie di interviste con i nomi più promettenti del panorama nazionale. Un’idea di cui andiamo particolarmente orgogliosi perché qui a DJ Mag crediamo fortemente nel “fare sistema”, nel raccontare le novità, nella spinta che si può dare agli artisti italiani che dimostrano di avere talento e sui quali vediamo una promessa. Nel mondo della musica spesso si celebrano – giustamente – i grandi nomi, gli artisti arrivati, e dall’altra parte si fa a gare a scoprire l’ultimissimo nome sulla scena. In questo scenario chi viene maggiormente penalizzato sono invece proprio quegli artisti che hanno già dimostrato qualcosa e ora sono nel momento decisivo in cui fare “lo scatto”, lo step evolutivo che li può davvero portare alla ribalta. E allora abbiamo individuato chi secondo noi si trova proprio a metà di questo guado, cercando di capire cosa riservano per il futuro e come si sono trovati a emergere sulla ribalta internazionale.

Mattia e Francesco aka Goja, sono riusciti negli ultimi due anni a ritagliarsi un posto nel panorama musicale internazionale grazie a ottime tracce a cavallo tra electro house e bass e a un rapporto privilegiato con WOLV Records, l’etichetta di Dyro. Conosciamoli meglio.

Da alcuni anni siete stabilmente inseriti all’interno di WOLV Records, la label di Dyro. Come siete riusciti a farvi notare dagli A&R?

Inizialmente abbiamo contattato i Bali Bandits che hanno fatto sentire a Dyro una nostra traccia: lui ha apprezzato ma non è bastato per entrare in contatto con lui personalmente. Non ci siamo persi d’animo e, qualche mese dopo, abbiamo fatto un remix a ‘Some Chords’ di deadmau5. L’ex label manager ne fu molto entusiasta e ci scrisse proponendoci di pubblicarlo con WOLV. Dopo averci conosciuto e aver sentito cosa avevamo in canna ci hanno proposto di diventare parte di “Wolvpack” assieme a Loopers e Dyro. Noi naturalmente abbiamo accettato e da allora abbiamo una solida relazione con l’etichetta.

Nel 2017 avete raggiunto un traguardo importante riuscendo a collaborare con Dyro stesso: ‘Alive’ ha quasi due milioni e mezzo di plays solo su Spotify ed è stata aggiunta nelle playlist personali di molti big tra cui Valentino Khan, What So Not e Dillon Francis. Raccontateci la storia di questa collaborazione. ‘Alive’ ha cambiato il vostro profilo internazionale e la percezione che hanno di voi gli arti artisti e gli addetti ai lavori?

La collaborazione con Dyro è stata sicuramente un grande traguardo per noi in quanto per molti anni è stato il nostro punto di riferimento musicale. L’idea di collaborare con lui è nata nel 2015 quando gli inviammo ‘Honey’. Sfortunatamente non riuscimmo a concretizzare e la traccia che uscì poi come nostro singolo. Tempo dopo ‘Mosh pit’ ci ridiede l’occasione per  collaborare con lui ma anche quella volta il progetto non andò in porto. L’anno scorso, al terzo tentativo, gli mandammo ‘Alive’ che aveva bisogno di un nuovo vocal e di un paio di sistemazioni nel drop. Dyro la apprezzò veramente tanto, così contattò Joe Taylor (la cantante di ‘Alive’) e concluse la traccia. Questa collaborazione sicuramente ci ha dato la possibilità di presentarci in maniera più sicura con altri artisti e gli addetti ai lavori!

Quest’anno avete suonato all’ADE. Avete sicuramente incontrato artisti e addetti ai lavori provenienti da tutto il mondo. Come sono percepiti gli artisti italiani all’estero? Avete mai avuto il sentore che “essere italiani” presenti qualche tipo di vantaggio o svantaggio?

Si, all’ADE abbiamo avuto la possibilità di conoscere tante persone e soprattutto di rafforzare rapporti che prima rimanevano limitati a una chat. Essere italiani o meno cambia poco se si ha della buona musica! Detto questo, in certi casi per la nostra esperienza può essere uno svantaggio, almeno per quanto riguarda il fatto di riuscire a farsi sentire da importanti artisti ed etichette discografiche estere. Ma in quest’ultimo periodo vediamo che questo gap si sta riducendo molto.

Quale “lezione” imparata all’estero vi siete portati a casa con voi e vi ha aiutato a migliorare chi siete, cosa fate e come lo fate?

Skrillex a un talk ha detto di fregarsene di ciò che viene fatto di solito in una traccia e di uscire dagli schemi. Questa idea è davvero centrale per noi.

Molte volte si sente ripetere che la scena musicale italiana, al contrario di quella nord europea, è caratterizzata da grandi personalismi e poca voglia di “fare sistema”. Chi ha raggiunto il successo e un certo tipo di visibilità internazionale non lo sfrutta per dare risalto a qualche giovane produttore che lo meriterebbe. Voi cosa ne pensate: è un luogo comune o è davvero la realtà?

Spesso molta gente cerca di tenersi per sé contatti, nomi e informazioni per paura di venir “sorpassata” da altri. Questo è triste perché questo tipo di relazione chiusa con altri artisti è solo nociva e rende tutti più soli. Se qualcuno merita di essere sentito e aiutato, e tu ne hai la possibilità, perché non farlo?

Cosa pensate della scena dei giovani produttori italiani? A chi guardate con interesse e con chi vi piacerebbe collaborare?

Ci sono molti giovani italiani a cui guardiamo con interesse e con cui ci piacerebbe collaborare: SLVR (con il quale potrebbe esserci qualche sorpresa a breve), Not For Us, Marble, Luca Rezza, Sunstars, Vush, I am Sid, Estremo, Erotic Café, Stereoliez, Retrohandz e tanti tanti altri!

Dove sta andando il panorama electro house/bass mondiale? Progetti per il futuro?
Anche se in giro ci sono molte mode non ci sembra che sia ancora arrivato “un nuovo messia” capace di dare una forte scossa al mercato. Per quanto riguarda il nostro futuro continueremo a fare ciò che amiamo: al momento stiamo lavorando su cose molto sperimentali che non vediamo l’ora di farvi ascoltare! Abbiamo molti progetti in cantiere per il 2018, sarà un anno impegnativo. Possiamo svelarvi che ci sono 11-12 tracce già pronte. Ci saranno un paio di  collaborazioni interessanti e inizieremo a staccarci da WOLV per pubblicare su nuove etichette.

Con un sound solido ma in costante evoluzione e una solida base internazionale, il 2018 dei Goja potrebbe essere l’anno della loro definitiva affermazione. Noi ce lo auguriamo davvero. Teneteli d’occhio!

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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