Mercoledì 26 Giugno 2019
Interviste

The future sounds of Italy: SLVR

"The future sounds of Italy" racconta i talenti italiani che si stanno facendo strada sulla scena internazionale. Oggi incontriamo SLVR, pronto per un 2018 da vero protagonista

Dopo Sunstars e Goja continua la nostra serie di interviste con i nomi più promettenti del panorama nazionale. Un’idea di cui andiamo particolarmente orgogliosi perché crediamo fortemente nel “fare sistema”, nel raccontare le novità, nella spinta che si può dare agli artisti italiani che dimostrano di avere talento e sui quali vediamo una promessa. Nel mondo della musica spesso si celebrano – giustamente – i grandi nomi, gli artisti arrivati, e dall’altra parte si fa a gare a scoprire l’ultimissimo nome sulla scena. In questo scenario chi viene maggiormente penalizzato sono invece proprio quegli artisti che hanno già dimostrato qualcosa e ora sono nel momento decisivo in cui fare “lo scatto”, lo step evolutivo che li può davvero portare alla ribalta. E allora abbiamo individuato chi secondo noi si trova proprio a metà di questo guado, cercando di capire cosa riservano per il futuro e come si sono trovati a emergere sulla ribalta internazionale.

Oggi è il turno di SLVR, giovane dj e producer proveniente del vivaio Nameless che abbiamo imparato a conoscere per le sue ottime release a cavallo tra bass, house e UK garage e i suoi set energici, ricercati e mai banali. Con un 2017 pieno di impegni alle spalle – sono più di una decina le sue tracce pubblicate negli ultimi 12 mesi – l’ho raggiunto per fare il punto della sua carriera e scoprire qualcosa di più sul suo conto.

Dicembre chiude in grande stile un ottimo 2017 per te. Dopo tante date e release e un sacco di lavoro in studio, la scorsa settimana sono usciti ben due tuoi lavori: il remix di ‘About This Thing’ di Young Franco e ‘Lockdown’, il tuo nuovo singolo. Raccontaci com’è nato e si è evoluto quest’ultimo: in studio lavori di getto oppure impieghi molto tempo per completare le tue tracce?
In studio lavoro di getto. Le idee migliori le ho soprattutto durante la notte, mentre di giorno finalizzo. Sono molto pignolo e per chiudere al 100% una traccia mi prendo sempre qualche giorno in più per curare i dettagli, che poi sono gli elementi che più fanno la differenza. La storia di ‘Lockdown’ nasce ormai dieci mesi fa: mi arrivò via e-mail questa topline pazzesca da un cantate australiano e me ne innamorai subito. Ho fatto due versioni ma nessuna mi convinceva del tutto. Così mi sono preso qualche settimana per “dimenticarmi” di ciò che avevo fatto e una notte, nel giro di due ore, ho finito il disco. Io e il mio team abbiamo aspettato il momento giusto per pubblicarla e sono molto felice e soddisfatto del risultato.

All’inizio di novembre hai incontrato Sandro Cavazza per cui hai remixato ‘So Much Better’. Com’è stato lavorare con un ragazzo così vocalmente dotato e in grande ascesa grazie al mostruoso featuring in ‘Without You’ al fianco di Avicii?
Sandro è un ragazzo iper solare e umilissimo. Ho avuto la fortuna di passare un intero weekend con lui e il suo chitarrista Sam, nella mia città, Lecco. Oltre allo showcase tenuto da loro con alcuni brani cantati in acustico, ci siamo presi un pomeriggio per produrre musica ed è stato davvero utile e produttivo.

Da un artista giovane a un duo altrettanto giovane con cui hai fatto un b2b ad Amsterdam durante Nameless Records showcase: è stato difficile entrare in sintonia con i Mightyfools? Hai sicuramente qualche interessante retroscena sulla serata da raccontarci!
Assolutamente no! I ragazzi sono stati subito gentilissimi e professionali. Eravamo già in contatto da qualche mese per varie promo e per una collaborazione. Ci siamo quindi incontrati per una studio session nel loro studio a Hilversum per finalizzare la traccia e per preparare qualche mashup per il b2b. Senza dubbio un indimenticabile retroscena è il mini torneo a FIFA 18 prima del party. Sono due ragazzi solari e li rivedrò presto sul Lago di Garda la notte di Capodanno.

All’ADE hai avuto modo di respirare un’atmosfera internazionale e di entrare in contatto con artisti e addetti ai lavori di tutto il mondo. Come vengono percepiti gli italiani all’estero? Hai mai avuto la sensazione di ricevere un certo tipo di trattamento solo per la bandiera che rappresenti? 
La maggior parte degli italiani scredita il made in Italy. All’estero, invece, il made in Italy, in qualsiasi ambito, è sinonimo di qualità. Se ci credessimo un pò di più, potremmo competere con gli altri Paesi senza problemi. Vivere l’esperienza dell’ADE al 100% quest’anno mi ha fatto capire che l’aiuto reciproco fra i connazionali è davvero fondamentale.

Continuiamo a parlare di Italia. Molte volte si sente ripetere che la scena musicale italiana, al contrario di quella nord europea, è caratterizzata da grandi personalismi e poca voglia di “fare sistema”. Chi ha raggiunto il successo e un certo tipo di visibilità internazionale non lo sfrutta per dare risalto a qualche giovane produttore che lo meriterebbe. Tu cosa ne pensi: è un luogo comune o è davvero la realtà? 
Come ho accennato sopra, il problema della situazione italiana attuale è la reale mancanza di volontà di “fare sistema”. Appena un produttore ha un pizzico di visibilità in più, scompare. Fortunatamente ci sono delle eccezioni che, nonostante la mole di lavoro considerevole, riescono sempre a trovare del tempo da dedicare ai giovani emergenti per feedback e consigli. Parlando con Tony Romera e Keeld qualche settimana fa, mi hanno detto che la forza della Francia oggi non si cela dietro le qualità dei singoli produttori, ma nella sinergia che si crea fra essi (così come in Olanda ai tempi della big room).

Il tuo progetto parte da lontano, cresce continuamente e, ad oggi, sei uno dei producer più promettenti d’italia, con numerose release acclamate e il suppoeto di festival come Nameless. Sempre più occhi sono puntati su di te. Il 2018 potrebbe essere l’anno in cui passare da promessa della musica a realtà affermata. Come stai vivendo questo momento? Percepisci un interesse crescente attorno a te? 
Non mi sento per nulla “arrivato”. Sono contento di aver trovato una strada, un mio sound e un mio stile, e lavorerò sodo per perfezionarlo. Ho diverse tracce già programmate e nel mio piccolo mi sto togliendo qualche soddisfazione. Avrò modo di raccontarvi tutto nel 2018. I ragazzi di Nameless invece li conosco da diversi anni; partendo da zero sono riusciti a creare qualcosa di unico e innovativo. Faccio sempre tesoro dei loro consigli.

So che hai nuove collaborazioni in arrivo per i prossimi mesi, tra cui una con i Goja (che sono stati i protagonisti dello scorso episodio di questa rubrica). Ci puoi anticipare qualcosa? 
Si, ho qualche collaborazione in ballo. Quella con i Goja è nata ormai sei mesi fa e abbiamo scoperto la scorsa settimana che Tchami e Malaa l’hanno suonata per tutto il loro tour in America. Non posso dirvi di più purtroppo, ma il 2018 è davvero vicino.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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