Domenica 15 Settembre 2019
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Fyre Fest vuole riprendersi milioni di dollari da artisti e influencer

Un fiduciario richiede che le somme corrisposte ad artisti, influencer e modelle per promuovere e suonare al festival ritornino nelle sue tasche citando in giudizio agenzie e booker per milioni di dollari

La storia di Fyre Fest è ormai largamente conosciuta. Cominciata come una brillante operazione di influence marketing si è disastrosamente conclusa con uno dei più clamorosi flop dell’era digitale. A gennaio due film ne hanno raccontato la storia e McFarland, il suo principale promoter, sebbene stia scontando una condanna di 6 anni in prigione ha dichiarato che ci sarà una seconda edizione. Mentre il mondo dell’intrattenimento ha trasfigurato questa storia in un divertente meme, c’è chi invece fa ancora sul serio.

Un fiduciario di Fyre Fest, infatti, rivuole indietro i soldi investiti nella promozione e organizzazione del festival e, per ottenerli, sta citando in giudizio praticamente chiunque avesse avuto a che fare con l’evento. Vista la sua cancellazione e i mancati incassi, il fiduciario richiede che le somme corrisposte ad artisti, influencer e modelle per promuovere e suonare al festival ritornino nelle sue tasche.

 

La causa legale abbraccia molteplici personalità sia del mondo della musica che dello spettacolo. Le modelle Kendall Jenner ed Emily Ratajkowski sono accusate di essersi intascate “con una chiara mancanza di buona fede” rispettivamente 275.000 e 300.000 dollari in cambio di una ambigua campagna di promozione su Instagram in cui davano visibilità al festival senza dichiarare di voler effettivamente partecipare. Anche i Blink-182, che decisero di dare forfait all’ultimo minuto, hanno una richiesta economica pendente nei loro confronti pari a 500.000 dollari.

Ma non è tutto. All’interno della causa legale appaiono anche alcune agenzie che rappresentano artisti che avrebbero dovuto partecipare a Fyre Fest: a Creative Artists Agency, che cura gli show di Claptone, Bedouin e Lee Burridge, è richiesta una somma di più di mezzo milione di dollari; ICM Partners, booking agency di Lil Yachty, Migos e Rae Sremmurd, è citata in giudizio per 350.000 dollari; anche Nue Agency, che richiese 730.000 dollari per far suonare Pusha T, Desiigner e Tyga appare nella lista con una comma consistente. La complessa vicenda legale è lungi dall’essere conclusa e, con questo nuovo atto, apre un nuovo capitolo collaterale della saga Fyre Fest. A giudici e giuria ora il compito di stabilire il verdetto. A noi rimane il monito, sempre attuale, di porre attenzione a possibili nuovi casi simili che non solo possono creare forti disagi a pubblico, artisti e addetti ai lavori ma – anche e soprattutto – macchiare la reputazione del mondo dell’intrattenimento musicale mediamente sempre più attento, sicuro e sostenibile, in Italia come all’estero. Come non ci si può improvvisare dj, lo stesso non può accadere con l’organizzazione di un festival.

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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