Domenica 16 Giugno 2019
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Fyre Festival sarà ricordato a lungo, e non per la musica

 

Le premesse erano le migliori possibili: una lussureggiante isola privata nell’arcipelago delle Bahamas, una line up con act internazionali come Major Lazer e Disclosure, centinaia di persone pronte a fare festa in accomodation da sogno, un gruppo di testimonial d’eccezione e la promessa di partecipare a una delle esperienze più esclusive del pianeta. La realtà, tuttavia, si è rivelata distante anni luce da quanto promesso. E non in positivo.

Cominciamo dal principio. Fyre Festival è stato annunciato alcuni mesi fa come un festival di alto livello nella musica e nelle infrastrutture, un pacchetto per ricchi sulla spiaggia – completo di ville all’ultimo grido, lussuosi yacht e chef privati – con ticket che andavano dai 1.500 ai 250.000 dollari per tre/quattro notti. L’evento è diventato in poco tempo un must-go grazie alla massiccia campagna promozionale fatta principalmente su Instagram ad opera di bellissime modelle che hanno contribuito in maniera determinante ad accrescerne l’hype (date un’occhio al video qui sotto farvi un’idea).

 

 

I problemi sono iniziati giovedì scorso, quando la maggior parte dei partecipanti ha cominciato a giungere sull’isola. A causa di avverse condizioni atmosferiche, tutti i voli in entrata e uscita dall’isola sono stati cancellati, lasciando centinaia di persone sull’isola senza informazioni e, spesso, senza bagagli. Le cose sono notevolmente peggiorante quando i partecipanti hanno scoperto che le accomodation per cui avevano pagato cifre consistenti erano inagibili, in alcuni casi inesistenti o sostituite da semplicissime tende – molto spartane – danneggiate dal vento e dalla pioggia. Il paradiso si è trasformato in un inferno fatto di disorganizzazione, mancanza totale di informazioni e gruppi di persone che si aggiravano sull’isola senza sapere cosa fare o dove andare. Poche ore prima dell’inizio ufficiale del festival, i Blink 182 hanno comunicato che non avrebbero suonato a causa della mancanza delle condizioni minime per la buona riuscita della performance. Nelle stesse ore, in piena emergenza e con già centinaia di persone sull’isola, lo staff di Fyre ha annunciato di voler posticipare l’evento (che sulla carta avrebbe dovuto svolgersi in due weekend) per uscire dall’impasse e permettere a tutti di tornare a casa, cosa che però era impossibile a causa della mancanza di voli per il continente.

 

 

L’hashtag #Fyre, spinto dagli arrabbiatissimi post dei partecipanti abbandonati a sé stessi, è così entrato nell’occhio del ciclone guadagnandosi un subreddit dedicato, scatenando una feroce ironia su Instagram e diventando trending topic su Twitter. Antiserum, Cash Cash, Etc! Etc!, Marshmello, Big Gigantic, Matthew Koma, Dillon Francis e l’immancabile deadmau5 – ma ce ne sono stati moltissimi altri – non si sono lasciati scappare l’occasione di dire la loro sull’evento che, con il passare delle ore, veniva definito per quello che sembra essere: una colossale truffa. 

 

Dopo ore febbrili in cui si andava delineando la vera entità del caos che ha invaso l’isola per più di 24 ore, le asettiche dichiarazioni rilasciate dallo staff non ha fatto altro che gettare ulteriore benzina sul fuoco: oltre alle frasi di circostanza, non c’era nessun accenno al rimborso del biglietto o a indicazioni pratiche per chi stesse ancora cercando di tornare a Miami. Nel post di Ja Rule, uno dei due soci della società Fyre, l’ostinata negazione che il festival fosse una truffa è stata la goccia che ha fatto traboccare il calice generando un’ulteriore ondata di indignazione e disprezzo da parte del web.   

 

 

La vicenda è stato riproposta da innumerevoli testate, dalla BBC a Your EDM, dal The Guardian a Buzzfeed, con un’eco che l’ha resa in poche ore un caso mediatico internazionale. In un’intervista realizzata da Rolling Stone, Billy McFarland (l’altro socio di Fyre) si scusa, promette un refound del biglietto (che inizialmente non era previsto) e ammette candidamente che “la realtà è che non eravamo abbastanza preparati per riuscire a stare dietro a tutto” ripromettendo a sé stesso che “l’anno prossimo cominceremo ad organizzare prima”.

Dopo ciò che è accaduto e le dichiarazioni che sono seguite io mi auguro che non ci sia “una prossima volta”. Un branco di persone così incapaci e incompetenti che mettono a repentaglio non solo la buona riuscita di un evento, ma anche la salute e l’incolumità delle persone, non dovrebbero in nessun modo essere prese sul serio e avere ancora una volta la possibilità di “organizzare” un festival. Persone così dozzinali, oltre che sprovvedute, fanno solo del male all’industria dell’intrattenimento. Siamo abituati a vedere i festival come esperienze indimenticabili, sicuramente fa gioco la facciata social e la meravigliosa comunicazione degli aftermovie. Ma non dimenticatevi mai che dietro a tutto ciò esiste un lavoro duro che si realizza in mesi o anni di preparativi, strategie, pianificazioni di business, architettoniche, logistiche, infrastrutturali e artistiche. Improvvisarsi organizzatori di festival non è un gioco.

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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