Lunedì 01 Giugno 2020
Speciali

Come gestire una casa discografica in piena crisi (prima parte)

Molte aziende legate alla discografia stanno gestendo questa difficile situazione in modo lesto, dinamico, moderno. La consapevolezza però è che tutto non tornerà come prima e il settore sarà costretto a reinventarsi e diversificare l’offerta

Come si stanno strutturando e riorganizzando le case discografiche in momento di pandemia? Lo abbiamo chiesto a un inglese, il socio di Gareth Emery, Ashley Wallbridge, poi ai tedeschi Jens-P. Thele e Cosmic Gate, all’olandese Maykel Piron, all’italiano Ilario Drago e all’ormai sempre più statunitense Markus Schulz. Milano chiama, Manchester, Amburgo, Krefeld, Amsterdam, Verbania e Miami rispondono a più domande. La prima, se, oltre che a livello umano, questa situazione di emergenza potrà insegnarci qualcosa in fatto di cambio di passo nel business musicale. Poi, come sono gestite le aziende in previsione della ripartenza. Resta in testa la desolante immagine di una casa discografica, senza musica e senza persone.

Meglio essere propositivi e parlare di smart working, di outsourcing, di ottimizzazione di piattaforme. In questa intensa pioggia di informazioni, soprattutto legate alla pandemia, come si veicola la comunicazione di un brand legato alla musica elettronica, al clubbing e al djing? Maykel Piron, CEO di Armada Music, ha attività anche nei live e mentre i festival vengono cancellati, i club chiusi e le frontiere bloccate, vuole infondere alle persone un po’ di felicità e ottimismo con un nuovo progetto, ‘Armada Unites’, un contenitore inedito riempito con musica di diversi artisti e generi. Manager ed A&R stanno lavorando ad altissima velocità per creare la più grande delle selezioni.

 

Che fare in momenti come questi?
Attualmente siamo tutti bloccati a casa ma abbiamo tutto il tempo necessario per produrre musica straordinaria. Noi abbiamo pensato ad ‘Armada Unites’ grazie alla piattaforma LabelRadar. Vogliamo dimostrare che possiamo gestire qualsiasi situazione purché si resti uniti. Vogliamo illuminare il mondo ora che è diventato più buio. Comunque, la sicurezza viene sempre prima di tutto. Non metteremo a rischio la salute dei nostri dipendenti in questioni di emergenza come questa, quindi abbiamo chiesto a tutti di rimanere a casa e lavorare da lì. Insieme al nostro dipartimento IT ci siamo assicurati che i nostri dipendenti avessero tutti gli strumenti utili per fare un lavoro adeguato da casa e che la gestione potesse funzionare alla grande. Sono molto orgoglioso di come il team stia affrontando questa difficile situazione e sono sicuro che ne usciremo ancora più forti.

È il momento giusto per pensare allo stato attuale del business della musica, questo?
Esattamente. Non solo: anche per fare un bilancio personale e prepararci al meglio per il futuro. Nonostante possa non essere la cosa più semplice da accettare, questo della pandemia non sarà l’ultimo episodio di una disgrazia ma il primo di una serie che ci deve far pensare che potrà nuovamente accadere qualcosa del genere. Per quanto riguarda gli affari, dobbiamo evolverci e adeguarci in modo da essere ancor più attrezzati per gestire il domani. Bisogna essere preparati al peggio, in modo da saper raccogliere i cocci in situazioni come queste.

Questa crisi avrà una fine, no?
  Sì, e non ha senso affrettare le cose, soprattutto quando in ballo ci sono la salute e la sicurezza di così tante persone. Dopodiché, si tratta di tornare gradualmente in ufficio e semplicemente riprendere da dove eravamo rimasti. Ovviamente analizzeremo le cose per assicurarci di essere in grado di gestire meglio eventi simili. Ci adegueremo di conseguenza. Le misure esatte da adottare o i cambiamenti sono in essere. È sempre difficile comunicare durante questo tipo di situazioni, per un discorso di valori e priorità. Tuttavia, la cosa che volevamo raccontare più agli altri è che la salute e la sicurezza saranno sempre il fattore principale. Prendetevi cura della vostra famiglia e dei vostri cari. Moralmente, restate uniti e a casa. Questo è l’unico modo per superare questo pessimo periodo.

Ego è una casa discografica atipica e indipendente. Ubicata sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, è stata organizzata in modo evoluto. Ormai da settimane tutti i dipendenti lavorano dalle loro abitazioni ma con accesso diretto agli hard disk in rete dell’azienda, spiega Ilario Drago, CEO della società. Sono utilizzate differenti tipi di chat e di video chiamate (con Whatsapp ad esempio più di quattro persone alla volta non possono intervenire, ndr). Ego è operativa al 75 per cento. “Il 25 mancante è il contatto personale quotidiano che incide molto sull’andamento operativo”, spiega Drago.

Questa pandemia cambierà il nostro business per sempre?
Sì. Provate a pensare la chiusura estiva di tutti i club più importanti del mondo. A pensare a tutti i festival posticipati. A pensare che per mesi dovremmo evitare assembramenti e indossare mascherine. Il mondo della musica elettronica cambierà e forse darà un po’ più spazio alla creatività piuttosto che alla massificazione. Noi in realtà non ci siamo mai fermati. Abbiamo dato ai nostri dj la possibilità di esibirsi con Ego Virtual Dj Set sulla nostra pagina Instagram con IGtv, investito su nuove playlist Spotify ed Apple Music. Tutto per dare la possibilità alle persone bloccate a casa di scegliere la loro playlist più consona al momento della giornata. Continuiamo a fare video, crediamo nell’animazione. Perché fuori non si può girare. In fondo noi siamo, corriamo, arriviamo. È la nostra comunicazione, schietta sin da primo momento. Come una major e alcune indipendenti hanno fatto, non usiamo beceramente su un prodotto l’hashtag #iorestoacasa. Siamo responsabili. Cerchiamo di non attaccare nessuno, di non fare politica né di fare disinformazione: semplicemente, diamo una mano con la nostra musica a tutti coloro che hanno ancora voglia di ballare.

 

È importante rispettare le regole. Lo stato della Florida ha relegato tra le mura domestiche il patron della Coldharbour Recordings, Markus Schulz, e la sua compagna Adina Butar. A essere sinceri, l’ascesa della crisi è iniziata mentre il dj e produttore era ancora in Asia impegnato nei suoi show. “Quando sei così lontano, il desiderio principale che hai è che puoi tornare a casa ed essere in un ambiente stabile, protetto, dice Schulz, che ammette di uscire solo per comprare generi di prima necessità al supermercato. Il tempo per assicurarsi di essere regolarmente in contatto con la famiglia e gli amici intimi è fondamentale, “in particolare quelli che sarebbero classificati come anziani”.

Di fondamentale importanza è la sicurezza.
Ne ho parlato in passato in risposta alle tragedie nel nostro settore, dalle morti alla Love Parade in Germania all’incendio al club Collectiv a Bucarest. Dj, personale, fan devono sentirsi totalmente al sicuro in ambienti dove ci si diverte. Penso che una delle bellezze della vita è quella di andare ai concerti. Questa pandemia ci insegna che dobbiamo essere ancora più cauti e cortesi con gli altri. Intanto, la mia compagine è geograficamente lontana e molti miei stretti collaboratori operano non solo nel resto degli Stati Uniti ma anche in Europa, quindi per comunicare si usano Skype e WhatsApp. Nonostante tutto, entro quest’anno voglio produrre un nuovo album e una nuova compilation. Senza le interruzioni e gli spostamenti per i live, ce la farò.

È importante dimostrare di essere ancora molto vicini alla propria fan base?
Se sei in qualche modo coinvolto nel settore dell’intrattenimento, è un segnale forte e di cuore. Durante la pandemia sarebbe facile spegnere tutto e non fare nulla durante. Entro 24 ore dall’escalation della crisi, ho avuto modo di lavorare su una versione speciale estesa di 4 ore del mio Global DJ Broadcast, una cosa ad hoc intitolata ‘Community in Isolation’ e accolta molto bene. I fan però desideravano che facessi dei vero live streaming da casa mia. Quindi ogni paio di giorni faccio dei dj set dal mio balcone di giorno o al chiuso di notte. È un piccolo modo di poter dire grazie ai fan durante questo periodo e far sapere loro che li stai pensando.

 

(fine prima parte)

 

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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