Martedì 23 Luglio 2019
Festival

Gianluca Vacchi avrà un suo stage a Tomorrowland 2019

Il festival dance più importante del mondo ha annunciato i palchi dell'edizione 2019, ci sono i soliti noti e diverse curiose novità. Una riflessione sulla direzione del mondo festivaliero internazionale

Ieri Tomorrowland ha svelato il tema e gli stage dell’edizione 2019. Due weekend (19, 20, 21 e 26, 27, 28 luglio) in cui il festival dance più famoso del mondo proporrà come sempre il caleidoscopio di stili e suoni che coloreranno il Belgio e il mondo (reale e social) da ciò che è più mainstream e pop fino alle novità underground. Il tema di Tomorrowland 2019 è The Book Of Wisdom (il libro della saggezza) – sottotitolo “return of the book” – e ci sono quasi tutti i “soliti noti”: ANTS, Axtone, Barong Family, Cocoon, Bonzai, Q-Dance, Crosstown Rebels, Smash The House, Glitterbox, Anjunabeats e tantissimi altri brand importanti del sistema clubbing. Spiccano due new entry curiose: Shaq’s Fun House, lo stage di Shaquille O’Neal, ex superstar NBA ormai appordato al mondo imprenditoriale del dj e organizzatore di festival, e GV Presents, il palco di Gianluca Vacchi.

 

Su questi due nomi, e in particolare naturalmente su Vacchi, è bene spendere qualche parola. In molti grideranno al solito scandalo, ma ormai stracciarsi le vesti per l’influencer che diventa dj dovrebbe essere un gesto che non ha molto senso, vista la quantità di personaggi che da ogni mondo si riversano in console. Che sia un bene o male, che ci piaccia o no, è un argomento già ampiamente trattato in altre occasioni. La differenza è che Gianluca Vacchi ci ha messo cuore, tenacia, e ovviamente portafogli, fattore che gli ha consentito di impiegare il proprio tempo a imparare a fare il dj senza avere pensieri. Fin qui tutto scontato. Ma quando il gioco diventa serio, quando ci sono le residenze a Ibiza e i tour, i cachet di un certo livello e un palco nel festival più importante del mondo, i soldi c’entrano poco. Vacchi avrà pure potuto metterceli di tasca tua – e sappiamo invece che al contrario, il Gianlucone nazionale si porta a casa pure degli ottimi cachet – ma se il marchio non funziona e il personaggio non ha appeal, i poteri forti dei club e dei festival non ci mettono certo la faccia per più di una stagione. Semplicemente, va preso atto di un fenomeno: Vacchi è una delle facce del clubbing di questo momento storico. È parte di un mondo enorme, affascinante, glamour, che attira pubblico da Drumcode a Hexagon, da Nervo Nation ad Afterlife. Un mondo dove c’è spazio per molti e dove l’aspetto artistico va irrimediabilmente a braccetto con quello imprenditoriale. E in questo, GV ha saputo incastrare il proprio marchio in un segmento preciso e con poca concorrenza, riuscendo a inserirsi negli ambienti adeguati e trovando un posto al sole. Merito suo, ci ha visto lungo e non ammetterlo significa non capire questo mondo, oggi. Poi non è detto che debba piacere, non è esente da critiche, non è necessariamente sinonimo di qualità; ma va rispettato come merita.

 

Lo stesso discorso si può fare di Shaquille O’Neal. È il sogno americano: un grande campione sportivo che ama la musica e ci si butta, diventa larger than life, piazza dischi rap in classifica fin dagli anni ’90. Poi si innamora del djing, o fiuta l’affare, e nel giro di qualche anno mette in piedi un festival di tutto rispetto in America, fino a esportare il brand sui palchi che contano. Ci piace la piega che hanno preso le cose? Forse sì, forse no. Il clubbing e i dj sono diventati un fenomeno di massa, va benissimo, ci piace. Una mentalità manageriale che cannibalizza e mette tutto sullo stesso piano sta dominando il mercato, e questo non ci piace. Il business deve sempre tenere conto di una cosa: se si parla di musica, di arte, l’aspetto prettamente artistico va rispettato, altrimenti, prima o poi, arriverà il conto. I grandi festival si sono ingigantiti grazie a diversi fattori favorevoli: il trend giusto (l’EDM), un immaginario coerente ed efficacissimo, la capacità di dare al pubblico un’esperienza nuova, entusiasmante e di qualità. Ma guardando all’orizzonte, il rischio è che dopo gli anni del boom si rischi di non riuscire ad alzare nuovamente il livello qualitativo dell’offerta. Un’asticella che non si alza con una bulimia sempre più frenetica di nomi e palchi da mettere in cartellone. È tutto già abbastanza gigantesco, e se è bello, esagerare può far perdere il focus alle cose.  Non c’è dubbio che i numeri contino e servano per mantenere altissimo il flusso di denaro che mantiene in vita e in salute la baracca. Non c’è dubbio che le cose funzionino, è (quasi) sempre tutto sold out. Ma guardando un po’ più in là del breve termine, viene da pensare che la musica debba essere al centro della narrazione, nella sua forma migliore. Al netto delle foto da social e degli aftermovie.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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