Domenica 17 Febbraio 2019
Costume e Società

Meglio Gianluca Vacchi dello Zoo del populismo

 

“Caro Gianluca Vacchi, ti scrivo questa lettera nella speranza che qualcuno dei media a cui la manderò la possa rendere pubblica. Ho deciso di non firmare con il mio nome queste poche righe perché sono un dj, ed anche piuttosto conosciuto, e ti giuro che non ho bisogno di notorietà.”. È l’inizio della lettera anonima di un dj, deluso e arrabbiato che Gianluca Vacchi trovi diverse serate nei locali di mezzo mondo e a quanto pare pure ben retribuite. Il caso è scoppiato perché la lettera è stata letta da Marco Mazzoli nel suo programma “Lo Zoo di 105″su Radio 105. Introducendola, i dj del network milanese fanno qualche precisazione: “Il dj è una professione seria”; “fare il dj non significa mettere la musica per se stessi”. Sacrosante rivendicazioni, seguite da tutto un dj pride sia di Mazzoli che dell’anonimo dj in cui – riassumo in breve – emerge come la fatica, il sacrificio, e soprattutto la passione siano alla base di quello che un tempo era soltanto un hobby per nerd collezionisti di dischi e oggi è diventato un lavoro da superstar (ascoltate tutto nel link qui sotto). Il fatto è un altro. Io non amo il populismo. Non amo le dichiarazioni “di pancia” e l’opinione sguaiata, ostentata senza un filo di logica o di pacatezza. So che va molto di moda, so che in questa nostra epoca chi la spara più grossa e chi urla di più spesso riceve maggiore attenzione. Ma non deve funzionare così. D’accordo, istintivamente uno come Gianluca Vacchi sta antipatico quando per capriccio o per opportunità vuole appropriarsi del nostro mondo, di una professione che tutti noi rispettiamo e amiamo con tutto il nostro cuore. Ma l’avevamo già ampiamente spiegato QUI: i dj non sono tutti uguali.

 

 

Se io fossi un dj “piuttosto conosciuto” e non avessi “bisogno di notorietà” non mi roderebbe il culo per il dj set di Gianluca Vacchi, pur se ben pagato. Sarei talmente inserito nel meccanismo della mia professione da non dovermi scandalizzare per l’ospitata sensazionalistica di Vacchi. Al contrario, anziché scrivere provocazioni da due soldi da mettere nelle mani di un programma che del populismo e delle facili provocazioni ha fatto la sua bandiera, scriverei un articolo come QUESTO, mettendo in luce la cattiva gestione dei club nel nostro Paese (in effetti nella lettera c’è anche un cenno a questo argomento), cercherei di farmi ospitare al TG, di andare sui quotidiani, insomma cercherei di portare questo problema all’attenzione dei media. Invece un argomento potenzialmente costruttivo, viene un’altra volta disinnescato buttandolo in caciara, accusando il bersaglio più facile a disposizione su cui concentrare il fuoco per ottenere consensi da forcaioli. Semplice, no? Gianluca Vacchi è ricco, famoso e simpatico. Irrita perché ostenta la bella vita e vuole pure rubarci il lavoro (come se questo lavoro fosse una proprietà privata). Allora diamogli contro perché il dj è una professione seria. E fa ridere la filippica iniziale, con il paragone sfortunato con l’ortolano, tanto quanto quella finale, “tu non sei un dj, non improvvisarti tale. Io non sono un milionario, farei ridere se mi improvvisassi milionario”. Davvero fare i milionari è una professione? Ditemi dove devo firmare! A riascoltare la registrazione, pare quasi che ci sia un tocco autobiografico da parte di Mazzoli, che vive a Miami e rosica (lo afferma lui stesso) per non avere ancora avuto serate in città mentre Vacchi arriva e come per magia subito diventa una star della consolle. Chissà. Di sicuro, se non siamo esattamente entusiasti della brutta abitudine dei proprietari dei club di ospitare dj che si improvvisano tali (e sia ben chiaro che non lo siamo: ci occupiamo di club culture, non di gossip), siamo anche abbastanza maturi per capire bene il meccanismo del gioco. Come già scritto e ripetuto, se non ci interessa, basta non dargli spazio. Inutile lamentarsi e rosicare. Solo costruendo una narrazione diversa e positiva educheremo il pubblico al bello. Non certo recitando le brutte lettere di presunti dj famosi incazzati. Peraltro, sottolineo, anonimi. Non avere nemmeno il coraggio di firmare la propria protesta è proprio ridicolo.”

 

 

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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