Martedì 07 Luglio 2020
Esclusiva

GINEVRA: il nuovo disco, l’intervista e una playlist in esclusiva

Una cantante che scrive pop su beat e suoni elettronici e innovativi. GINEVRA si racconta a DJ Mag: il nuovo disco, la sua vita e una playlist tutta per noi

Foto: Valentina DeZanche

Sgombriamo subito il campo: GINEVRA è il nome più interessante uscito in Italia da un bel pezzo. Di fatto, è una cantante che sa scrivere canzoni pop, per quanto ti si ficcano in testa. Sono brani con la grande qualità dell’orecchiabilità; termine desueto, fuori moda, ma che fotografa bene la caratteristica vincente di quelle che chiamiamo hit: ti si stampano in testa dopo il primo ascolto, le canti, ne vuoi ancora. Vogliamo essere moderni e dire che sono catchy? Hooky? Ok, fate voi. La sostanza non cambia. Ma Ginevra Lubrano, torinese rimbalzata anni fa a Milano, è molto di più. Ha dalla sua anche la voglia di giocare, sperimentare con la materia della forma canzone, e insieme al producer Francesco Fugazza (altro talento da tenere assolutamente d’occhio) sta plasmando un modo tutto suo di essere pop. Perché nei suoi pezzi ci sono le strofe e i ritornelli, i testi scritti bene, ma ci sono suoni e mondi musicali che ci portano dalle parti di Burial, di Four Tet, di Jamie Xx, di James Blake, di tutto ciò che ha portato un certo tipo di suoni alternativi a grandi picchi di popolarità, senza perdere smalto o capacità di innovare. Ma non è una scopiazzatura. È semplicemente un mood in comune. E GINEVRA è un’artista unica, non soltanto limitatamente al panorama italiano, in questo momento. Ed è solo all’inizio. Il suo margine di crescita è davvero interessante. Intanto, esce con ‘METROPOLI’, disco di sei tracce che riassume da un lato il percorso recente dei suoi ultimi singoli (‘MOSTRI’, ‘SCONOSCIUTI’ e appunto ‘METROPOLI’) proponendo al contempo tre inediti: ‘URAGANO’, ‘RAJASTHAN’, ‘MARTE’. Insomma, l’occasione è perfetta per chiedere a GINEVRA di raccontarci il suo mondo e la sua musica.

In più, le abbiamo chiesto anche di svelarci la musica che ama. E così, ci ha preparato una playlist in esclusiva, e anche lì ci sono sorprese davvero accattivanti. La trovate in coda all’intervista.

 

Nel tuo nuovo disco ci sono sei brani. Tre di questi erano usciti negli ultimi mesi, mentre tre sono inediti. Ci vuoi raccontare le canzoni nuove?
Sì, tre pezzi sono nuovi e compongono il disco insieme a ‘METROPOLI’, ‘MOSTRI’, e ‘SCONOSCIUTI’ che invece erano già state pubblicate. ‘URAGANO’ è il pezzo più canonico del disco, se parliamo di scrittura e di forma. Ad esempio ‘MOSTRI’ è più provocatorio per gli standard pop, visti i suoni e la produzione. ‘URAGANO’ è più classicamente forma canzone. Anche ‘SCONOSCIUTI’ va in quella direzione ma sui suoni è meno pop, c’è una componenete elettronica forte. ‘RAJASTHAN’ ha una personalità ancora diversa perché credo ci sia tutta la mia estetica musicale ma è anche un brano sospeso a livello ritmico. ‘METROPOLI’ e ‘MARTE’ sono i miei intro e outro, un racconto – non solo strumentale, c’è la mia voce -, un percorso, ma di fatto è quella la struttura. ‘METROPOLI’ è molto diretta, e anche per le tematiche che mette in campo è l’intro ideale del progetto. ‘MARTE’ invece tocca altri tasti, anche il testo è un po’ pessimistico. Ma è anche abbastanza vicina al mondo che abbiamo vissuto fino a poco tempo fa.

Allarghiamo il campo: una delle caratteristiche più affascinanti della tua musica è questo equilibrio fragile e delicatissimo tra pop e avanguardia, tra scrittura tradizionale e produzione elettronica che ingombra anche, appunto, la composizione. Come descriveresti il tuo progetto discografico a chi ancora non ti conosce?
Sono una cantautrice e adoro scrivere canzoni; mi piacerebbe farlo anche per altri artisti, in futuro. Scrivo canzoni intime che toccano le corde del pop in termini di linguaggio,  e parlo del personale, di me, di cose di cui ho bisogno di parlare tramite una canzone. Mi piace sperimentare il linguaggio del suono che va oltre la forma canzone classica toccando diverse influenze che si sentono nei miei dischi (si sentono tanto, in certi casi). C’è l’elettronica, ci sono brani più intimi, altri meno… amo sperimentare con la voce. Volendo riassumere: il risultato è pop ma la strada è differente.

Hai un partner in studio che mi sembra molto importante nella tua musica, il producer Francesco Fugazza. Qual è il suo ruolo e come ti rapporti con lui?
Francesco è una parte imprescindibile del progetto GINEVRA. Con lui c’è una grande sintonia e si traduce in un lavoro molto naturale, anche molto veloce in alcune occasioni. Abbiamo diversi metodi: a volte partiamo da un’idea melodica, altre da un ritmo. Marco Fugazza, fratello di Francesco, è batterista ed è il mio batterista, anche lui un tassello importante del puzzle. Si parte da input vicendevoli, Francesco e Marco sono parte del mio team, e le loro influenze, il lato UK sulla musica elettronica ad esempio, accomuna tutti. Ma tante altre influenze entrano a piè pari nei pezzi. ‘MOSTRI’ è nata sperimentando un pomeriggio in studio, uno di quei casi di cui ti dicevo, tutto si è incastrato e ha preso forma in maniera estremamente naturale.

Foto: Valentina DeZanche

Qual è la tua storia?
Io vengo da Torino e dopo il liceo ho fatto il CPM, una scuola di musica molto nota a Milano, e lì ho conosciuto tutta una serie di persone con cui ho lavorato, dai Nava a Mahmood, e quello step è stato importante per me. Ma già dalla fine del liceo scrivevo in inglese dei pezzi rispetto a sensazioni che volevo raccontare, le prime influenze erano The Xx, James Blake, i loro primi lavori, conta che parliamo di dieci anni fa, quindi i riferimenti sono quelli dell’epoca. Non riuscivo a trovare una quadra rispetto a questo feeling in italiano, infatti il primo disco è stato in inglese. C’è una marea di materiale inedito che non vedrà mai la luce. Poi ho cambiato sapproccio, mi sono messa da sola a costuire le pre-produzioni dei miei brani. E da lì poi ho iniziato a lavorare con Francesco… si sta creando una wave che non c’era in Italia e la mia ricerca che mi ha portato verso questo suono.

A proposito di Italia. Mi hai anticipato: negli ultimi anni ho la sensazione che ci sia tanta carne al fuoco nel nostro Paese, eemrgono tanti progetti interessanti e di grande qualità, che mirano al mainstream ma lo fanno senza assecondare i cliché. Non a caso stiamo parlando su DJ Mag: c’è una componente elettronica, di sperimentazione, non proprio esigua nella tua musica. Così come per tanti altri artisti di questo periodo. Come vedi lo scenario del nostro Paese?
È una domanda difficile che mi pongo spesso. Soltanto qualche anno fa in Italia c’era qualche sotto-cultura ma era tutto isolato, mancava una vera ondata di artisti che potessero imporre un suono, o perlomeno una spinta di rinnovamento nel panormaa musicale del Paese. Oggi ci sono più canali per “uscire” bene ma manca ancora una vera scossa anche per passare in radio, visto come sono fatte le selezioni delle emittenti. Burocraticamente mi sembra sempre tutto molto lento e complesso. Però ecco, se negli anni ’10 gli episodi di fenomeni “alternativi” che riusivano a fare breccia in un mondo più pop erano isolati, adesso credo che questa porta sia molto accessibile. Ti posso fare anche dei nomi: Mahmood ha fatto un grandissimo lavoro. C’è gente che fa cose fighissime. Iosonouncane, Colapesce, Generic Animal, Joan Thiele, per dirti persone che stimo tanto. Venerus è un altro, e in generale Asian Fake sta lavorando bene, e con Hanami sta facendo cose interessanti. Memento è forte, mi piace davvero tanto.

Come descriveresti il tuo immaginario?
Sicuramente i brani dell’EP sono legati dal concept della metropoli, intimo, che racconta cose mie interiori e cose che vedo fuori, e che mi portano a riflessioni su temi che non avevo toccato in precedenza. Non vorrei fermarmi a questo immaginario, cambierà, ma posso dire che anche nel pessimismo di certi testi ho una mia visione romantica e un mio immaginario notturno. Per esempio ‘RAJASTHAN’ racconta già qualcos’altro: per me è il vento caldo dell’estate di notte, il pezzo a cui sono forse più legata del disco, blu e oro, notte e stelle.

Viviamo un anno anomalo, senza concerti ed eventi, anche se qualcosa pare si stia muvoendo: come vorresti portare in giro questo disco dal vivo?
Ci stiamo lavorando, c’è una data a fine luglio per un evento alla Triennale di Milano. Sarà il 28 luglio e con me ci sarà Marco Giudici; sarò con la mia band, chitarra elettrica, basso, batteria acustica ed elettronica, e voce e tastiere io. Marco Fugazza, Gabriele Mellia e Lorenzo Pisoni al basso. La mia condizione ideale, in questo momento.

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.