Domenica 15 Dicembre 2019
Interviste, News

La Giovine Italia: Capibara

Sul numero 42 di DJ Mag, in edicola a luglio, trovate un ampio servizio sulla “Giovine Italia”, citazione mazziniana (nientemeno) per definire tutta la generazione di produttori che attraverso un suono nuovo e molto personale stanno ridefinendo la musica elettronica di questi anni ’10, facendo parlare di sè dentro e fuori i confini nazionali. Dalle numerose interviste presenti nell’articolo, abbiamo per forza di cose estrapolato solo delle parti; lo spazio sulle pagine stampate è tiranno e così abbiamo deciso di pubblicare le interviste integrali qui sul sito, una per volta. Ma la nostra serie ha riscosso tanto consenso che ci siamo allargati, infatti l’intervista di oggi ha come ospite Capibara, che non era presente sul mensile; l’ho raggiunto qualche giorno fa via mail per parlare del suo album “Jordan” e della scena italiana.

Quando hai iniziato a produrre come Capibara e con quali propositi e riferimenti?
Mah, ormai sarà un anno e mezzo che è iniziato tutto, come riferimenti in realtà ne avevo parecchi come nessuno, nel senso che ho iniziato Capibara con l’obiettivo di stare al centro di tutta quella musica che mi piaceva: The Weeknd, Shlohmo, Justin Timberlake, Rustie, James Blake, Moderat, M.I.A. e tanti altri, praticamente tutte cose che c’entrano poco e niente tra loro, e metterle insieme.

Nel tempo com’è cambiata la tua musica? Senti di aver trovato una maggiore personalità?
Nel tempo credo che la mia musica non sia cambiata ma abbia scoperto solo diverse e nuove sfaccettature rispetto a quelle che poteva avere in Roxanne EP; penso che nonostante io provi molte facce della mia musica, abbia trovato una maggiore personalità. Credo che la cosa più difficile per qualcuno che fa musica, qualsiasi tipo di musica, non sia tanto riuscire a fare belle tracce ma riuscire a trovare un proprio singolare e personale stile, un qualcosa che ti faccia dire: “ah sì questo sicuramente è Capibara!”. Alla fine è quello che capita quando magari senti una traccia che non conosci di James Blake.

Tu sei di Roma, come ti sembra la capitale per quanto riguarda il tipo di musica che produci e suoni? Ci sono club in cui poter proporsi?
La gente che mi conosce sa cosa penso di Roma a livello musicale e culturale. Per fortuna in questi giorni sto notando che le cose stanno leggermente migliorando, ma forse anche perchè peggiorare era praticamente impossibile. Credo che come capitale siamo arretrati in molti fattori per quanto riguarda l’arte (musica, mostre, musei, eventi originali, cura dell’estetica) e quei pochi che hanno voglia di fare sono scoraggiati da molti problemi, a volte anche dalla stessa risposta del pubblico. Capita spesso che una serata che a Roma ha avuto poche presenze, il giorno dopo abbia un successo di numeri e di pubblico a Milano.

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Parliamo del tuo album, “Jordan”. Ha diverse intuizioni originali, ad esempio tutta l’estetica sampledelia da un lato, elettronica e hip hop da un altro, e ancora una sorta di “ricerca di forma canzone”. E’ un disco parecchio interessante. Come hai messo insiemele idee e da dove sei partito per arrivare al disco finito?
Come ti ho detto prima, il mio album è il punto d’incontro della mia idea di musica e quindi di tutto quel materiale che ascolto dalla mattina alla sera. Essendo una quantità eccessiva è normale che ci siano degli scontri di genere: ad esempio ora sto ascoltando Jonwayne, prima mi ero alzato mettendo Ghemon e poi Justin Timberlake, mentre ieri sera sono andato a vedere il live dei Chinese Man. E questo si rispecchia inevitabilmente nella mia musica e dunque in “Jordan”. Diciamo che la mia idea di musica è il contrasto.

Ci sono degli artisti, in Italia, che tu consideri parte di un’ipotetica “nuova scena” elettronica? Mi vengono in mente i vari Godblesscomputers, Go Dugong, Furtherset, anche se poi tutti voi fate cose piuttosto diverse tra loro. Come la vedi?
Guarda, per me la scena esiste. È sottopagata, sottovalutata, sottoesposta, ma esiste. E tutti i nomi che mi hai citato, come anche Sabir, i Dropp, i LIES, Sonambient,e altri ancora, fanno musica eccezionale. Anche se alcuni bevono troppo.

https://soundcloud.com/waxhole/john-lamonica-ghost-capibara-remix

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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