Martedì 07 Luglio 2020
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Il fondatore di Glastonbury: “Il rischio della bancarotta è concreto”

A dirlo è Michael Eavis, figura legata a Glasto fin dalla sua fondazione. Lo stop del 2020 e gli scenari futuri lasciano molte incertezze su uno degli eventi più importanti a livello globale e storico.

Mentre il caldo invade le nostre città e noi siamo ancora storditi da un inizio di 2020 davvero difficile, il pensiero non può non andare ai festival estivi. Per ora si tratta di ricordi che ci fanno provare nostalgia ma che allo stesso tempo ci confortano pensando che, per quanto possa essere lunga l’attesa, torneremo a rivivere quelle emozioni. I mutamenti comportati dagli accadimenti globali che ben conosciamo tuttavia potrebbero mietere delle vittime illustri, questo almeno secondo Michael Eavis, fondatore del celebre festival di Glastonbury, una delle più imponenti produzioni a livello planetario. Eavis è sempre stato un personaggio speciale, visionario e sopra le righe. Nel 1970 fondò il ‘Pilton Pop, Blues & Folk Festival’, progenitore di quello che poi sarebbe stato Glastonbury, e per mezzo secolo ha ospitato decine di migliaia di persone alle porte Pilton. La storia è stata scritta attraverso performance memorabili come quelle di David Bowie, PJ Harvey, Radiohead, Oasis, The Cure, Massive Attack e molti altri ancora. Ma non è mai mancata l’attenzione per i newcomer, che Eavis ha sempre messo in risalto, alimentando positivamente la linfa artistica globale. Tra questi Comet Is Coming, Sons Of Kemet, Rex Orange County e Maribou State hanno avuto la loro grande chance in tempi non sospetti.

Come una squadra composta da grandi campioni e giovani promesse, Glastonbury ha portato avanti una carriera impeccabile, superando momenti complessi come la battaglia di Yeoman Bridge, violentissima guerriglia tra servizio di sicurezza e avventori del festival, che comportò la sospensione dell’evento l’anno successivo. Nonostante qualche battuta d’arresto Eavis è stato in grado di portare l’audience della sua creatura da 1.500 persone a quasi 200.000, donando spesso e volentieri buona parte degli utili a cause umanitarie di primaria importanza, dal disarmo nucleare allo sviluppo di energie rinnovabili. Ed è proprio per tutti questi motivi che la sua recente intervista al celebre quotidiano The Guardian sembra evocare scenari tutt’altro che auspicabili.

Eavis ha infatti dichiarato che Glastonbury a causa dello stop per questo 2020 si trova in una situazione molto complessa dal punto di vista finanziario. Le sue esternazioni, come sempre genuine e sintetiche, indicano che se l’anno prossimo dovessero esserci problemi di affluenza legati al possibile maltempo o nuove limitazioni imposte a causa della pandemia di COVID-19 la bancarotta potrebbe essere inevitabile. Lo spirito resta quello ottimistico che portò la creazione del festival molti anni fa, ma il realismo impone osservazioni di questo tipo, nella speranza che il prossimo anno i problemi globali possano essere realmente superati.

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