Sabato 04 Dicembre 2021
Interviste

Go Dugong presenta ‘Meridies’, un viaggio nei suoni del Meridione italiano

Uno sperimentatore vero e il suo nuovo album 'Meridies', focalizzato sulle musiche popolari del Sud Italia, che abbiamo sentito e visto in un concerto di presentazione

Foto: Giulia Barcaro

Torna Go Dugong, artista che abbiamo sempre avuto molto a cuore, perché è uno sperimentatore vero, uno che ama immergersi in tante culture musicali di tante parti del mondo con la curiosità rara e vera di chi si appassiona, si innamora, e sa poi riemergere da quelle acque con dischi sempre sorprendenti e a fuoco. Particolarmente a fuoco è il suo nuovo lavoro, ‘Meridies’, che abbiamo sentito e visto in un concerto di presentazione. Ne abbiamo approfittato per chiedergli come è nato questo lavoro e altre curiosità sul suo percorso musicale. 

 

Quali sono le principali ispirazioni che ti hanno spinto all’ideazione e alla produzione di ‘Meridies’?
Sono sempre stato incuriosito dalla musica tradizionale proveniente da altri Paesi e continenti e ad un certo punto, nel 2017, durante le registrazioni di ‘Curaro’, mi sono reso conto di saperne davvero poco di quella del mio paese d’origine e della terra in cui sono nato, ovvero la Puglia. La Puglia ha ha subito una forte influenza nelle tradizioni e nella cultura grazie alla sua collocazione geografica che ha visto insediarsi popoli provenienti dalla Turchia, dai Balcani, dalla Grecia, fino ad arrivare a tempi ancora più antichi di saraceni e fenici. Ho cominciato ad appassionarmi al lavoro antropologico di Ernesto De Martino (di grande ispirazione ‘Sud e Magia’ e ‘La Terra del Rimorso’ e il documentario ‘Nel Sud’ con Luigi di Gianni alla regia) così come alle registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (per chi non li conoscesse sono due grandi antropologi, etnomusicologi e documentaristi che nel 1954 hanno intrapreso diverse peregrinazioni attraverso il sud Italia documentando usi, costumi e tradizioni, registrando musiche e canti popolari). Prima con ‘TRNT’ e ora con ‘Meridies’ ho cercato di fare un lavoro di reinterpretazione delle radici musicali “ritmiche” del sud Italia e ho provato a fonderle con ciò che mastico meglio da quando faccio musica, ovvero elettronica e psichedelia.

Ogni tuo album è di fatto un viaggio in cui ti immergi e approfondisci i suoni e le radici di determinate culture musicali, è successo con quella indiana, per citare solo un esempio di qualche anno fa; con alcune culture sudamericane; succede ora con la musica del mezzogiorno italiano. Cosa ti spinge ad approfondire ogni volta questi tratti etnici?
Di base c’è sempre il concetto di viaggio che è presente in tutto quello che faccio. Un viaggio sia fisico che interiore. Sono alla continua ricerca dell’“altro”. Questo sia nella musica che nella vita privata. Penso sia questa tendenza a spingermi verso quel tipo di direzione. Spesso questi “tratti etnici”, come li chiami tu, sono caratterizzati anche da una forte componente spirituale o esoterica e questo è un altro aspetto che mi affascina molto.

Ti senti maggiormente legato, in qualche modo, a un suono che possiamo mettere sotto l’ampio cappello di “Sud” in accezioni anche molto distanti tra loro geograficamente, seppure vicine nell’attitudine, oppure è un’impressione limitata che mi sono fatto?
Non mi sono mai fatto questa domanda. No, non credo di essere legato a nulla in particolare se non appunto all’attitudine più psichedelica e al concetto di viaggio. Mi sento molto libero in questo senso anche se sicuramente sono molto attratto dal “sud del mondo”, dalle nostre radici dalle tradizioni arcaiche.

 

Nel disco sono presenti diverse collaborazioni: vuoi parlarcene?
Certo! Credo che la collaborazione più importante sia stata quella con Ricky Cardelli. Siamo stati in studio (anche con suo padre Claudio che ha registrato il sitar in ‘Mercato Nero’) e abbiamo lavorato assieme su diversi pezzi, non solo su ‘Corna di Serpente’, anche se quest’ultimo è stato proprio realizzato interamente a 4 mani mentre gli altri erano già ben strutturati. Con Mai Mai Mai invece c’è un rapporto di stima e di amicizia che va avanti da anni. Mi ricordo che qualche anno fa abbiamo cominciato a parlare di musica antica popolare italiana e ci siamo accorti che entrambi eravamo nello stesso viaggio. Avendo due stili diversi abbiamo trattato e raccontato la materia in modo completamente differente. Quando abbiamo cercato di unire il nostro suono è venuto fuori quella follia di ‘Randagio’. Sono molto felice perché abbiamo fatto qualcosa assieme che non avevo mai sentito in vita mia, una sorta di tammurriata noise e psichedelica con questi cani digitali che abbaiano. Altra collaborazione importantissima è quella con Alfio Antico. Avevo questa bozza su cui volevo lavorare assieme a lui e che ho completamente stravolto dopo averlo conosciuto. Alfio ha un’energia davvero potente e non credo che sarebbe venuto fuori quello che sentite ora se non lo avessi conosciuto di persona e se non avessimo registrato assieme lì, nel salotto di casa sua con il canto delle cicale che da fuori rientrava nel microfono. Con Francesco Fratini invece abbiamo collaborato a distanza e quando mi è arrivata la sua parte di tromba non ho ascoltato altro per giorni. All’inizio tutto quell’intro era il finale del pezzo ma la sua tromba era così incredibile che era un vero peccato che arrivasse dopo ben 4 minuti, quindi, ho deciso di ribaltare completamente il brano. Apollo Negri invece è uno dei musicisti della città in cui sono cresciuto (Piacenza) che ho sempre stimato di più. L’ho sempre guardato con quel senso di ammirazione così forte che forse in tutti questi anni mi ha bloccato dal chiedergli di fare qualcosa assieme. Avevo bisogno di una parte di hammond suonata come dio comanda e finalmente mi sono deciso a contattarlo.

‘Meridies’ esce su Hyperjazz, etichetta che a mio modo di vedere è una collocazione perfetta per la tua visione musicale, dove l’elettronica e una radice in qualche modo da club flirtano con l’Africa, con le Americhe, con quel concetto di “Sud” di cui dicevamo poco fa. Come sei arrivato alla label e come si è sviluppato il vostro rapporto?
Ho cominciato un lavoro con Raffaele Costantino forse ancor prima che nascesse l’etichetta. Raffaele è un caro amico ed è una persona a cui so che posso mandare roba e mi risponderà in maniera spietata, super critica e sincera. Nessuno dei miei amici “colleghi” mi risponderebbe mai “cos’è sta merda?” ahahah! Ecco, lui sì ed è una cosa che adoro e che mi ha fatto crescere tantissimo. Ho cominciato a mandargli i miei primissimi tentativi di rielaborazione della musica del sud e mi sono molto fidato dei suoi feedback. Quando è nata Hyperjazz io avevo quasi finito ‘TRNT’ e glielo mandai. Da lì è cominciato tutto e per me si è dimostrata subito come una piccola famiglia, stavo collaborando con persone che parlavano la mia stessa lingua e di cui mi fidavo al 100%. Ho anche cominciato a collaborare con la label seguendo anche dei lavori grafici, perché quando arrivo a provare un senso di appartenenza così forte mi viene molto naturale dare tutto me stesso e dare il mio contributo non solo come “artista musicale”. Per ‘Meridies’ è entrata in gioco anche La Tempesta (che ha dimostrato di avere un attenzione molto particolare per qualsiasi tipo di rielaborazione della musica del Sud, vedi appunto “Nel Sud” di Mai Mai Mai per esempio) con cui ho cominciato a collaborare per l’uscita di Gianpace (mio side project più ambient e psichedelico) e con la quale, sia a livello umano che artistico, il rapporto che si sta costruendo è il medesimo.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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