Mercoledì 23 Ottobre 2019
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I GTA sorprendono tutti con “Good Times Ahead”, l’album di debutto

Confini, muri e barriere sembrano essere di pungente attualità nella politica come nella musica elettronica. Se nel primo caso il dibattito sembra essere particolarmente sterile e legato a dinamiche dialettiche fini a sé stesse, nel secondo, invece, il processo di apertura mentale verso cambiamenti tangibili sembra essere molto più fluido e dinamico. Come riportato su queste pagine alcuni giorni fa, il 2016 ha irreversibilmente segnato un nuovo modo di interpretare sia i DJ set che l’attitudine con cui i produttori devono approcciarsi alla produzione di nuovo materiale in studio.

Leggi: Il futuro guarda al passato. E sfondare i 128 non è un tabù

La chiave di volta sembra essere solo una: (r)innovare. E se per alcuni Dj la scelta sembra essere quella di gettare uno sguardo intelligente al passato, per i produttori in cerca di affermazione internazionale la scelta sembra essere uguale e contraria. Pensare per compartimenti stagni, limitarsi a soddisfare determinate aspettative perché legate a un particolare genere sembra essere, per una parte della scena musicale, un’idea superata o, anzi, addirittura controproducente.

Tra gli anfitrioni di questa forma mentis spiccano i GTA che, con “Good Times Ahead”, tengono fede in maniera più che letterale al loro motto “Death to Genres”. I due produttori made in U.S.A., infatti, abbandonano coraggiosamente sia i territori musicali che li hanno resi famosi sia gli illustri collaboratori con cui hanno sfornato hit negli scorsi anni e si imbarcano in un viaggio alla scoperta di un nuovo significato della parola GTA. Se vi siete avvicinati a questo talentuoso duo grazie alla serie “Death To Genres” EP o al remix di “Bitch Better Have My Money”  prendete un bel respiro e immergetevi in questo loro nuovo mondo che, sebbene non rinneghi la loro discografia precedente, sicuramente la stravolge in maniera netta.

“Con questo album abbiamo cercato di frantumare barriere, di espandere la nostra comfort zone e di mostrare le nostre abilità in studio. A Miami, quando eravamo bambini, ascoltavamo tutti i tipi di musica Latina. Molti dei ritmi che abbiamo incorporato all’interno dell’album sono basati sulla salsa, la baciata, il merengue e il raggaeton. Non ci siamo posti limiti.” – We Are GTA. 

Un altro tassello, questo, che dimostra l’impellente necessità proveniente sia dall’alto (produttori) che dal basso (fan e addetti ai lavori) di uscire da un loop di “copy-paste” che rischiava di far implodere l’industria discografica su sé stessa. Se l’album di debutto può essere considerato il biglietto da visita più importante per ogni artista degno di questo nome, i GTA sembrano averlo interpretato meravigliosamente, dando agli ascoltatori non ciò che vogliono, ma qualcosa di gran lunga più importante: ciò che non sanno di volereIl futuro, adesso. Buon ascolto!

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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