Lunedì 09 Dicembre 2019
Interviste

Guerrieri in piena armonia

La sua “Harmony” ormai riecheggia anche in Florida e questo grazie a emittenti come BBC Radio 1. Luca Guerrieri prende l’ennesimo aereo e vola a Dubai per una serata al Cielo. Anche se toscano, ha “spostato il baricentro delle serate al Nord, principalmente in Lombardia”. Guerrieri suona spesso al Setai di Bergamo e al Circus di Brescia, poi in estate non manca l’appuntamento con il locale dove è nato, il Tartana di Follonica. Sicuramente sarà là il 16 maggio per l’inaugurazione della stagione estiva.

Come è nato “Harmony”?

“Harmony” è stato uno di quei dischi venuti di getto, senza pensare alle esigenze della pista e del mercato ma semplicemente quello che mi sentivo di fare in quel momento. È bastata appena un’ora e mezzo sul divano di casa con il mio laptop e la mia Akia Lpk 25. Il resto è storia. Ora penso a lavorare in studio, oltre alle serate ovviamente. Sto lavorando alla versione vocale di “Harmony” per l’uscita del singolo in UK su Polydor Records a maggio, e ho un paio di remix da ultimare

L’Italia con le proprie produzioni torna a muoversi e tu ne sei una conferma.

Penso che in Italia ci siano molti talenti. Ma spesso si perdono troppo tempo ed energie alla rincorsa dell’emulazione di qualcosa che non ci appartiene. Io stesso in passato ho commesso più volte questo errore, anche perché tutti i promoter, pr e addetti ai lavori tendono ad enfatizzare qualsiasi cosa provenga dall’estero demonizzando il prodotto locale. Per compiacere questo sistema spesso si cade nell’errore di accontentare un certo tipo di pubblico: ma è un errore imperdonabile. Proprio quando ho deciso di fare quello che sentivo senza dover pensare a nessuno, è uscito “Harmony”.

La scena house italiana ha le sue sorprese?

Ce sono tanti nomi interessanti. Se dovessi citarne uno, direi Gianni Romano e il suo progetto Switch. Grande coraggio, grande cuore ma soprattutto grande qualità. Nella scena mondiale mi piace molto il progetto The Avener: credo che il suo album avrà un grande successo.

Cosa pensi dello scarto generazionale al giorno d’oggi? Ci sono dj davvero giovani e altri molto anziani.

Sinceramente non ho mai preso in considerazione il dato anagrafico: conosco dj di cinquant’anni con una grande vitalità ed energia e altri ventenni con l’energia di un bradipo.

Hai detto che “Harmony” è nata sul divano di casa con un laptop. Hai comunque uno studio? Come è equipaggiato?

È uno studio molto semplice, non uso hardware esterni, solo software. Tutto il resto è frutto della mia inventiva. Sono un grande fautore del fatto che l’uomo ancora oggi vinca sulla macchina.

La tua è pura house music?

Non saprei classificare il mio genere. Quando ascolto un disco, di qualsiasi genere esso sia, sento subito se mi trasmette qualcosa oppure no, e quando sento una vibrazione positiva lo inserisco nel programma. Non è difficile sentire dei classici nei miei set o magari dischi fuori contesto.

Quando hai mosso i primi passi in questo settore?

Nei club, ho iniziato nella metà degli anni ’90 in quelli più piccoli della mia città, Follonica. Poi, senza nemmeno accorgermene, mi sono ritrovato a girare l’Italia e parte del mondo. La prima esperienza invece nella discografia risale al 2001 quando insieme a un amico realizzammo una cover del classico dei Tears For Fears, “Shout”. Non fece grandi cose ma a noi piacque molto, ci divertimmo molto a realizzarlo.

Che accadrà in futuro alla house music? Come potrà evolversi?

Si alzerà sicuramente il livello qualitativo e finalmente sarà premiato chi avrà delle melodie da proporre. L’utilizzo di sample del passato e di pacchetti di suoni già fatti è superato ormai.

Quindi il suono del domani, quale sarà?

Molti parlano di phuture house, altri di tropical house. Io penso che il futuro sarà sempre della buona musica.

Nel contempo l’attuale deep house sembra voglia flirtare sempre più con il pop.

Quando si tocca un eccesso poi si avverte la necessità di qualcosa di opposto come bilanciamento, e dopo il fenomeno EDM il suono deep house attuale mi sembra il perfetto equilibrio per essere digerito anche dal grande pubblico.

Cosa pensi di bootleg e mash-up?

Amo i bootleg, specialmente quando si prendono brani di contesti completamente diversi e si riadattano in modo da poterli farli apprezzare anche ad un pubblico diverso da quello ai quali erano destinati. Considero invece i mash-up una vera e propria arte: personalmente mi sono dilettato a farne alcuni, e il meglio riuscito ad oggi è sicuramente quello tra Florence & The Machine “Spectrum” e Pryda “Mighty Love”.

Perché hai scelto d:vision?

Perché ho grande stima di Matteo Esse e di tutto lo staff della label. A parer mio sono rimasti in pochi ad affrontare la discografica con professionalità ma soprattutto sono ancora meno quelli che riescono a stare al passo con i tempi. Loro sanno fare bene entrambe le cose.

Siamo a un passo da Miami. Ti trasferiresti mai in Florida?

Sinceramente no, sto bene dove sono nato, e sento il bisogno costante di tornare alle mie origini. Non disprezzo la vita di Miami, anzi, mi piace molto, ma solo per un breve periodo.

Servono ancora appuntamenti come Miami e più precisamente WMC?

Non sono più fondamentali come una volta ma sono sempre occasioni importanti per conoscere nuove persone e ritrovare vecchi amici. Lo scorso anno ho incontrato persone con le quali ci conoscevamo solo per nome, e da quel momento sono nate delle belle collaborazioni.

Pensi a una conferma della house, che magari parte proprio dalla Florida?

Non so se si chiamerà house, future house, o tropical house… Quello che credo è che la musica da festival scomparirà sempre più dai club, e mi auguro che questo possa segnare l’inizio di un nuovo movimento più underground come fu già nella metà degli anni ’90.

Ma Miami è davvero una città house?

Non so se sia la più house ma sicuramente è una delle più divertenti sul pianeta.

Qual è il locale più trend di Miami?

Sicuramente il Liv.

Perché secondo te c’è così allure attorno a Miami?

Perché insieme a Ibiza viene ancora considerata da tutti come La Mecca della club culture mondiale.

Quale è la nuova Miami, che luogo, con che alternative?

Credo che Miami sia difficilmente sostituibile anche se personalmente sono rimasto molto colpito dall’Isola di Pag in Croazia.

Infine, su che base hai fatto il mixato in esclusiva per DJ Mag Italia?

Ho cercato di ricreare un mio dj set anche se in solo un’ora non è stato facile. Include anche delle anteprime come il mio remix per il nuovo singolo dei Dirty Vegas, “Save A Prayer”, in uscita su d:vision, e quello per SRTW, “We Were Young”, che sarà disponibile presto su Spinnin’ Deep. Spero vi piaccia.

Tracklist del mixato in esclusiva per DJ Mag Italia
Chicco Secci & Fabio B – Crosses (Luca Guerrieri Remix)
Jonas Rathsman – Wolfsbane
Luca Guerrieri – Harmony
Oliver Heldens – Melody
SRTW – We Were Young (Luca Guerrieri Remix)
Curbi – Discharge
Jerk & Bastard – Bring My Beat Back
Dirty Vegas – Save A Prayer (Luca Guerrieri Dub Mix)
Watermat & Tai – Frequency
Chocolate Puma & Tommie Sunshine – Chicago Disco
Alex Adair – Make Me Feel Better (Don Diablo & CID Remix)
MHE – The Thrill Is Gone

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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