Sabato 19 Ottobre 2019
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Happa: l’eletto di Dave Clarke

Che Dave Clarke fosse in clima di conclusioni di fine anno lo si era già ampiamente intuito dalla classifica, stilata su Facebook un paio di settimane fa, riguardante gli artisti che, a suo modo di vedere, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica elettronica, influenzandone indirizzo e peculiarità di base. Ora è giunto il momento, per il Barone Rosso, di individuare gli astri del futuro, talenti emergenti che daranno, a suo modo d’intendere, un apporto consistente all’intero techno universo. La top ten è stata stilata in questo finesettimana e, scorrendola con attenzione, troviamo artisti che già animano il circuito da anni, da Paula Temple agli AnD e, senza trascurare il discepolo stesso di Clarke, Mr. Jones, meritata menzione tocca anche Ritzi Lee e Joe Farr, le L.A.W. e Mike Storm. Ma la sorpresa è nel leggere il nome del leader di questa speciale graduatoria: a capeggiare quest’elite di fenomeni si erge il viso, smaliziato e sbarbato, di un diciassettenne londinese di origine persiana, quell’incredibile concentrato di talento e follia che risponde al nome di Samir Alikhanizadeh, conosciuto alle masse con lo pseudonimo di Happa. Dieci anni fa aveva solo sette anni, eppure il suo nome figura nelle star che hanno dato il loro apporto alla Perc Trax. “To die hating them” è tassello integrante della compilation per il decennio di vita della label.

Happa nasce a Leeds, e vive il suo approccio alla musica elettronica scandagliando i fondali della prima ondata dubstep. Mary Anne Hobbs, Skream, Four Tet e James Blake i suoi idoli conclamati, i suoi Cicerone a guida di una visita speciale negli anfratti dell’irregolarità dei suoni. Oggi Happa viene etichettato come talento industrial, ma ha una personalità musicale totalmente schiva da catalogazioni di sorta. Ascoltare una sua performance live significa abbandonarsi ad un’esperienza completamente imprevedibile. I suoi dj set sono caratterizzati da folli preludi, brusche accelerate, vocal sempre imprigionati, urlati, graffiati. La bassline non segue metrica né logica, con Happa anche il silenzio è musica, anche la pausa è parte di un mistico assemblaggio sonoro. Propongo, di seguito, un podcast pubblicato per “Fact” in aprile:

L’UK Special Awakenings, lo scorso 5 dicembre, ha visto questo teen dal sound sporco ed ipnotico tra i suoi protagonisti, ma Happa non è nuovo al macrocosmo dei festival (si è già misurato con le folle del Lowlands Festival e del Simple Thing Festival). Ovunque vada è sottoposto agli sguardi increduli degli astanti, “suona quel bambino?” ci si domanda in maniera ricorrente, eppure “quel bambino” ha ricevuto l’investitura di sua maestà Dave Clarke in persona, che nel suo post afferma: “Il numero 1 è Happa, un ragazzo di appena diciassette anni. Lui capisce un sacco di un sacco di cose, la sua influenza musicale sembrerebbe diversa e straordinariamente ampia, sa prendersi dei rischi. Mi congratulo con il team di 3voor12, un canale musicale olandese, per essere stato così lungimirante e per avergli concesso spazio sulla piattaforma ancor prima che io lo scegliessi per l’ADE 2013. I suoi beat sono punitivi.” Giù il cappello dinanzi al futuro.

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