• LUNEDì 05 DICEMBRE 2022
Interviste

Gli Orbital dentro la capsula del tempo

La metà degli Orbital e il poeta, dopo un periodo di apparente calma, presentano uno strano album ispirato dalla crisi e pronto a essere preservato dalle prossime generazioni

Murray Lachlan Young è un poeta, di quelli veri, che vive grazie al dramma, alla scrittura e alla recitazione. E dice: “La DAD è stata uno dei grandi livellatori del blocco. Le famiglie sono state buttate in un frullatore che ha rivoluzionato il paradigma. Le case sono diventate scuole, i genitori sono diventati assistenti di classe agitati e i bambini generalmente si sono rifiutati di indossare qualsiasi vestito”. La riflessione ha scomodato Paul Hartnoll, uno che di rivoluzioni se ne intende e metà degli Orbital, progetto storico della musica elettronica.

Murray Lachlan Young e Paul Hartnoll oggi comunicano attraverso l’hip-hop, il breakbeat e l’electro degli anni ’80 per comunicare in modo ironico il proprio stato d’animo, fare sarcasmo e lasciare il segno nella musica e anche nella vita di tutti noi. Si sono incontrati per la prima volta quando frequentavano la Wilderness Secondary Modern School a Sevenoaks, nel Kent. Insieme, hanno scritto testi e musica per l’album congiunto ‘The Virus Diaries’, una parodia che sintetizza perfettamente in modo crudo e caustico l’esperienza di ciò che abbiamo vissuto nell’ultimo anno e mezzo. È l’ode e il pensiero a Grandmaster Flash, Herbie Hancock e Paul Hardcastle.

 

Con questo lavoro affrontate e rendete eterno quello che vogliamo in modo insistente lasciarci alle spalle. È così?
Paul Hartnoll: Sta cosa del lockdown ha portato gli adulti lontani dalla loro comfort zone. Cercare di mantenere un lavoro mentre si lavorava da casa e seguire anche la prole è stato come fare delle acrobazie. Questo nostro album è una testimonianza. E migliorerà con l’età, quando lo ascolteremo tra qualche anno.
Murray Lachlan Young: L’album è nato all’improvviso, dal nulla, come il virus. Paul e io stavamo parlando al telefono e poi abbiamo lavorato al progetto da subito. La cosa veramente bella è stata che ogni traccia è stata suonata su BBC Radio 6 Music il giorno dopo che veniva ultimata, come fosse un diario. A un certo punto ci è sembrato davvero che l’umorismo fosse l’unica strada da percorrere per salvarci. Era tutto così maledettamente serio. Abbiamo pensato che l’umorismo e un buon groove fossero la sfida da lanciare a tutti.

Tornare a un sound molto ’80 e ’90 non sembra una moda ma una forma di rispetto nei confronti di quello che conosciamo e spesso amiamo. Nel singolo ‘Home Schooling’ ad esempio ci sono sfumature vintage che portano a questa considerazione.
Paul: Gli stili musicali vanno a periodi. Spesso i giovani produttori e autori scoprono casualmente un suono che magari apparteneva al periodo della loro gioventù e probabilmente grazie alle collezioni di dischi dei genitori. Penso che nella musica sia come i vestiti, puoi indossarli ma è quello che c’è sotto che conta: la composizione, la scelta delle note, delle armonie, l’emozione.

 

Durante una diretta radiofonica avete detto che il vostro sogno è che la gente ritrovi ‘The Virus Diaries’ nel futuro, rinchiuso in una capsula del tempo.
Paul: Gli eventi di questo periodo saranno tutti documentati, le sensazioni non lo so. Un progetto come il nostro, che cerca di catturare dettagli ed elementi, esperienze e risposte emotive immediate, dovrebbe comunque essere molto interessante da ascoltare negli anni a venire rispetto a semplici dossier. Nel tempo le percezioni cambiano.

Con le restrizioni dovute alla pandemia nel Regno Unito si è tornato a parlare di rave, di raduni illegali. Cos’è tutta questa voglia di trasgredire?
Murray: La mia posizione su rave e raduni è che se sono all’aperto non vedo come le autorità possano prendere una posizione morale o etica. Per i vaccinati poi la libertà di fare festa è concessa. Nessuno impedisce a un pescatore specializzato in acque profonde di rischiare la vita al largo perché è troppo pericoloso. Quindi, sono io che chiedo perché. Perché dovrebbe essere impedito alle persone di partecipare agli eventi? Spero solo che i più giovani prendano posizione contro il crescente autoritarismo che sta invadendo l’Europa occidentale. La dance e la musica sono sempre stati un’espressione di gioia, pace, comunità e amore. Se tutto questo deve diventare politica, che dire?

Murray, hai una visione molto taoista del futuro. Cosa ti sta succedendo?
Secondo me tutte le cose che stanno accadendo, e il modo in cui accadono, ci spingono a un gran finale con una grande festa. Spero di arrivare in Sicilia quest’estate per vedere i miei amici, lì, di persona. È tutto quello che sto cercando e sognando negli ultimi mesi.

 

Paul, parliamo di cose più tecniche. Approfondiamo. Tu sei ancora un sperimentatore, lo stesso sregolato genio che fece diventare grandi gli Orbital negli anni ’90?
Sono sempre alla ricerca di nuove tecnologie per vedere se possono creare qualcosa di diverso. La mia vera passione però resta il campionamento dei suoni dal mondo reale. Ho fatto molte registrazioni sul campo, negli ultimi anni, e questo rientra in tutte le mie composizioni. Sono molto interessato a campionare suoni da luoghi che hanno un forte significato emotivo per me, luoghi che frequentavo da bambino, per esempio. Potrebbero non risultare i migliori a livello dinamico. La volontà è tutto. La sensazione invece è quasi folk, quella di usare questi strani suoni e metterli nella propria musica.

Utilizzi strumenti analogici nel tuo processo di lavoro?
Ho sempre una buona collezione di sintetizzatori analogici ma non sono un purista, ho anche molti strumenti digitali moderni. Io amo tutto. Però se cerco un tipo di suono analogico, di solito vado sempre a uno dei miei vecchi classici.

Negli anni ’90 la gente ti chiedeva spesso quale sarebbe stato il futuro della techno. Cosa è successo nel frattempo?
Allora non avevo proprio idea di cosa sarebbe successo. Oggi, che siamo in quel futuro, dico solo di ritenermi molto fortunato a fare ancora musica e sperimentare a livello sonoro e divertirmi. La musica si svilupperà in modi felpati, lenti, a livello evolutivo, un domani, e riguarderà sempre più emozioni e sentimenti, sennò sarà solo rumore. Sono sicuro che verranno fuori alcune cose divertenti.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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