Mercoledì 15 Luglio 2020
Clubbing

Hercules & Love Affair live a Londra: il report

Più che un concerto, il live di Hercules & Love Affair ricorda piuttosto un viaggio nello spazio-tempo verso le New York e Chicago del periodo d’oro della house music. Le leggendarie serate nei club dove suonavano Nicky Siano, Francis Grasso e Ron Hardy, la musica e la gente di quella che è stata la club music nella sua versione più dirompente, provocatoria e persino avveniristica, improvvisamente tutto catapultato all’Oval Space di Londra, anno 2014. Merito di una formula così semplice che a ripeterla sembra quasi una roba alla portata di tutti: produzioni perfette da ogni punto di vista (arrangiamenti, costruzione, scelta dei suoni, riferimenti esemplari alle tante facce della musica da ballo), accompagnate da voci magnifiche. Insomma, che Andrew Butler, detentore della sigla-ombrello sotto la quale si muovono di volta in volta artisti dai diversi retroterra musicali, fosse un cultore della house that Jack built, era chiaro fin dagli esordi del suo fortunato progetto, già detentore di una hit ancor oggi inscalfibile come “Blind”. Tuttavia, qualche scettico avrebbe potuto supporre un camuffamento pseudo-house dell’ultima ora (e tipico degli ultimi anni). Ecco, per ogni sospettoso, questo live è un vero toccasana.

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Al fianco di Mark Pistel e addobbato con una sorta di copricapo-elmo (presto eliminato assieme alla canotta a rete), Butler si è infatti presentato sul palco armato delle straordinarie voci di Rouge Mary e Gustaph, perfette dal vivo così come sul recente disco “The Feast of The Broken Heart” (Moshi Moshi). Grazie al loro senso dello show e alla loro impeccabile interazione, (per fortuna) del tutto priva di quella componente dilettantistica di cui spesso queste performance sono affette, la tiratissima jam di Hercules & Love Affair (un’ora e un quarto quasi senza fermarsi mai) non ha conosciuto sbavature. Rouge Mary e Gustaph (preferenza a quest’ultimo, ma per un soffio) sembravano infatti a proprio agio come non mai nel cantare, ballare e incitare una folla completamente a loro disposizione. Certo, quel tipo di intrattenimento deve piacere, ma non c’è dubbio che non si possa far altro che ballare al miscuglio perfetto di soul music, acid house e disco preparato da Butler. E che non si possa non pensare che quella rimarrà forse la club music di sempre, con buona pace di altre passeggere mode da dancefloor.

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