Martedì 28 Gennaio 2020
Interviste

Hermitude raccontano l’ordinata follia di ‘Pollyanarchy’

Gli Hermitude sono degli habitué della scena elettronica dell'universo australe. A Dj Mag Italia raccontano 'Pollyanarchy', il loro ultimo album

Gli australiani Hermitude sono un duo che esplora ampi territori sonori dai primi anni 2000. El Gusto e Luke Dubs, questi i nomi d’arte dei due componenti, dopo essere arrivati in cime alle classifiche australiane con l’album ‘Dark Night Sweet Light’ (2015), lo scorso settembre hanno dato alle stampe l’ultimo LP, ‘Pollyanarchy’. In 11 tracce affrontano con coerenza, varietà di sfumature e influenze un ampio ventaglio di generi che congiungono elettronica e hip hopLa lista di collaborazioni, tra cui spicca Vic Mensa, è corposa e sottolinea la loro assoluta libertà espressiva e compositiva. L’ascolto di ‘Pollyanarchy’ non lascia indifferenti. Per questo abbiamo deciso di conoscerli meglio.

 

‘Pollyanarchy’. Un nome singolare. Com’è nato il titolo dell’album?
Siamo arrivati a questo nome dopo aver scoperto l’espressione ‘Pollyanna’ titolo di un libro in cui ci siamo imbattuti – che indica la capacità di guardare al lato positivo della vita in ogni situazione. L’abbiamo poi mischiata con la parola ‘anarchy’ creando un neologismo che rappresenta la summa del processo di scrittura di questo album. Lavorare con tanti artisti differenti è stato caotico ma l’abbiamo sempre fatto vedendo una luce in fondo al tunnel. Siamo rimasti positivi e focalizzati sulle nostre idee. A conti fatti è stata un’esperienza che ci ha dato molte soddisfazioni.

Il vostro stile è ricco, pieno di drappeggi e striature multiformi. Come producete? Avete due studi separati o siete fianco a fianco?
Normalmente lavoriamo fianco a fianco dall’inizio alla fine. El Gusto è un batterista e io suono le tastiere: lui pensa al groove, io alle melodie. Qualche volta, però, ci piace cambiare gli automatismi che ci caratterizzano in modo da non rendere il nostro approccio troppo abitudinario. Qualche volta sono io (Luke Dubs, ndr) che porto un’idea, qualche volta è il mio partner. In ogni caso finiamo sempre assieme ciò che iniziamo divisi.

Il vostro LP abbraccia parecchi generi:electro, trap, hip hop, r&b. Ascoltandolo, si percepiscono due anime: il desiderio di fomentare un’anarchia musicale e il bisogno, altrettanto pressante, di creare un corpus il più possibile bilanciato. Avete avuto paura, a un certo punto, di aver creato qualcosa di troppo crossover?
Sicuramente! Penso specialmente al fatto che, provenendo da alcune tracce di successo, la pressione su di noi era molto alta. Ce l’abbiamo messa tutta per schermarci da tutti gli influssi, parole, pensieri provenienti dall’esterno e concentrarci su di noi, sulla direzione che volevamo dare alla nostra musica. Dal punto di vista compositivo, con questo album tutto gira attorno ai vocal. In seguito al successo di ‘Dark Night Sweet Light’ ci si sono aperte porte che prima, invece, erano irrimediabilmente chiuse. Abbiamo sfruttato questa opportunità per entrare in contatto con cantanti che altrimenti non saremmo riusciti ad avere all’interno del nostro ‘Pollyanarchy’.

 

Al giorno d’oggi dj e produttori hanno la necessità si trasformare le proprie release in live show. Voi non fate eccezione. Qual è il vostro set up in tour?
Abbiamo già costruito un live show completo di band, fiati, percussionisti e cantanti. Ed è stato fantastico, anche se estemporaneo. Magari lo rifaremo un giorno, prima o poi. Nel tour, invece, abbiamo deciso di avere un set up più in linea con la nostra vena musicale attuale e quindi focalizzato sull’essere dj. Per distinguerci e aggiungere quel qualcosa che sentivamo mancava abbiamo lavorato tanto sul light design, che adesso dà quel tocco in più capace di elevare lo spettacolo a un livello tutto nuovo.

Siete mai stati in Italia? 
Io sì, è stato magnifico. Ho passato qualche momento a Firenze e Arezzo. È un Paese magnifico e non vediamo l’ora di avere uno show lì per conoscerlo meglio.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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