Mercoledì 17 Ottobre 2018
Esclusiva

Perché Paris Hilton sì, Gianluca Vacchi sì ma Nicole Minetti no

È il contesto che conta.

Il dizionario della lingua italiana definisce il contesto come una situazione complessiva in cui si verifica un fatto. In linguistica, ovvero nello studio delle lingue, della loro storia, delle loro strutture e dei loro rapporti con la storia della cultura, il contesto è determinato da elementi pienamente significativi solo se presi nel loro complesso. Nelle analisi troppo spesso faziose della scena musicale elettronica attuale si tende a dimenticarne l’esistenza. Se volontariamente non lo so, ma alla descrizione obiettiva e oggettiva degli eventi si preferisce di gran lunga l’odio da tastiera sostenuto da sostenitori anonimi e superficiali. Tanto che ci vuole a sputare un commento. Tralasciando la questione haters, talmente discussa e approfondita che se fossi ancora un hater mi sentirei obsoleto e stupido, intendo concentrarmi sulla questione che ha infiammato la rete negli ultimi giorni ovvero il dj set di Nicole al party di Elrow a Punta del Este in Uruguay. La notizia è arrivata fino a Barcellona dove è evidente che ci sia stata una disattenzione che ha messo a dura prova la credibilità del brand. Almeno per chi ha vissuto in Italia negli ultimi dieci anni e ne conosce le vicende politiche e di costume. Niente di personale contro la signorina Minetti, per carità. Ognuno è libero di fare quello che vuole della propria vita purché  all’interno della legalità e nel rispetto del prossimo. Quello che mi ha lasciato decisamente perplesso è l’associazione del brand Elrow con quello di Nicole M, così come si fa chiamare la prorompente riminese. Il motivo del cortocircuito è da ricercarsi nel contesto. La Minetti si diletta da qualche a fare la dj tra Ibiza e Londra. Niente di male, mica è vietato dalla legge, mica ci vuole un permesso speciale o bisogna essere iscritti ad un albo. La panca inizia però a scricchiolare quando un brand credibile e rispettato nel circuito tech-house come Elrow decide di far esibire Nicole Minetti. Anche in questo caso non è vietato dalla legge ma il contesto stona eccome. Nelle mie analisi tendo a non tralasciare mai la visione d’insieme degli elementi e del loro complesso. Quando tali elementi si fondono, mescolando le proprietà, il contatto crea il cortocircuito. Un party come Elrow che da sempre si affida anche alla presenza in line up di artisti di assoluto livello internazionale, con un background e una storia in linea con il messaggio editoriale e musicale del brand, non avrebbe dovuto inciampare con una presenza così decontestualizzata. Questo è il motivo per cui per me Nicole Minetti è un no.

Paris Hilton è stata una delle prime vere star di Instagram. Con oltre 8 mila foto e 8 milioni di follower, l’ereditiera americana è una delle webstar più influenti e importanti del pianeta. Un bel giorno si è svegliata e ha deciso che le sarebbe piaciuto fare la dj. Mentre il cielo si apre, i lampi e i tuoi tagliano in due la fine del mondo, Afrojack ci si fidanza, le produce un singolo e probabilmente le insegna come mettere a tempo due canzoni con il sync. Perché, parliamoci chiaro, l’entry level è veramente basso. Ah, per la cronaca, Afrojack non ha perso il lavoro… Sfruttando la sua estrema popolarità, Paris Hilton riesce a strappare una residenza milionaria (c’è chi parla di poco meno di 300 mila euro a serata, chi di oltre 1 milione per un’intera stagione, nonostante lei abbia sempre rifiutato di confermare queste cifre) niente meno che all’Amnesia di Ibiza. Proprio lì, dove tutto è cominciato, dove dj Alfredo sulla terrazza ancora a cielo aperto inventava lo stile Balearico. Dal 2013 Paris Hilton presenta un suo party che si chiama “Foam & Diamonds” ovvero “schiuma e diamanti”. I gioielli sono il simbolo del lusso in cui vive e che ostenta senza ritegno sui social ai suoi, ricordiamolo, oltre 8 milioni di seguaci. La schiuma è quella che esce dai cannoni dell’Amnesia essendo la Hilton la dj proprio del più famoso schiuma party del mondo, al quale partecipano migliaia di giovanissimi ragazzi per una notte indimenticabile, magari poco dopo la maturità, uscendo infreddoliti e stremati ma felici come delle pasque. Presente. In questo caso l’insieme degli elementi che compongono il contesto sono al loro posto. Uno schiuma party, la più “semplice delle feste” almeno dal punto di vista musicale, dove non conta la selezione musicale ma la bella confusione che si crea, un personaggio pubblico, estremamente famoso, che può fare da cassa di risonanza al party in tutto il mondo selezionando delle canzoni mainstream per un pubblico molto giovane che non vede l’ora di far vedere le foto alle amiche al ritorno dalle vacanze. La sera seguente, di lunedì, la stessa console ospita gli eroi di Cocoon. Non mi sembra che Sven o Richie abbiano mai disinfettato la console. Anzi. La domenica è un con(tes)to, il lunedì un altro. L’Amnesia lavora e vissero tutti felici e contenti. Per questo per me Paris Hilton è un sì.

Gianluca Vacchi ha ben 3 milioni di follower in più di Paris Hilton. 11 milioni e 300 mila al momento della stesura di questo articolo con un quarto delle foto della collega americana. Sono numeri pazzeschi che hanno trasformato il bolognese in un fenomeno mediatico e di costume. La storia si ripete. Un giorno Vacchi decide che vuole fare il dj. Si allena, gli riesce e ci riesce. Il cielo si apre di nuovo. L’apocalisse fa di nuovo visita sulla terra. Attraverso la sua popolarità e la sua rete di contatti riesce ad ottenere vari ingaggi, per lo più all’estero dove non vive il pregiudizio italiano. Salvo poche eccezioni, il circuito che frequenta è quello dei fashion club, dei contenitori che offrono un divertimento basato sul lusso. Londra, Montecarlo, Cannes, Bahamas, il Sudamerica fino addirittura all’Amsterdam Dance Event, che prima smentisce poi evidentemente cambia idea e conferma la presenza del party “Gianluca Vacchi & Friends” nel programma ufficiale della manifestazione. Il fatto che Gianluca Vacchi in console non sia neppure malvagio, sia dotato di un buon senso del ritmo, sappia mixare due dischi a tempo (ribadisco, entry level veramente facile con la tecnologia di oggi), che sia amico di molti dj affermati al quale sta pure simpatico e che soprattutto sia dotato di un carisma e una personalità devastante, capace di tenere incollate davanti a lui centinaia di persone con un flash in mano ha creato non pochi grattacapi all’ambiente. L’eccellente conoscenza dei nuovi  mezzi di nuovi comunicazione ha trasformato Vacchi un personaggio “scomodo”. Gli osservatori più intransigenti, probabilmente accecati da un rabbia che sinceramente faccio ancora fatica a capire (e questo vale per tutto e tutti), si sono dimenticati dell’aspetto più importante, sulla teoria su cui si basa tutto questo articolo: il contesto. Il ricco e opulente Gianluca Vacchi si esibisce come dj in locali che richiedono quel tipo di figura. E dirò di più. Il fatto che oggi quella figura – che una volta non faceva niente, avendo come dote solo quella di essere stata seduta mesi su un trono – abbia una skill, ovvero sappia mixare della musica, è un valore aggiunto incredibile per questo tipo di situazioni che ne ricavano solo vantaggi.

Nella giungla del mondo moderno, estremamente complesso anche nella musica elettronica, esistono quelle che non chiamerei anomalie, ma sfumature di sistema. Può accadere ad esempio che ci si affidi a produttori esterni per creare una canzone. Lo fanno anche più grandi, per motivi differenti e questo lo sappiamo tutti. Il rapporto di fiducia con i fan, che è quello che determina la durata della vita professionale di un dj, dipende poi dalla credibilità, dal background e dalla storia personale di ogni artista. Su questo non si discute. Se un giorno dovesse capitare che Vacchi si esibisca sul Main Stage di Tomorrowland mi farò le stesse domande che mi sono fatto sulla Minetti perché in quel caso verrebbe a mancare quel patto con il contesto al quale ho giurato fedeltà assoluta. Per questo motivo per me Vacchi è un sì. Per ora.  

Foto: GQ 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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