Lunedì 09 Dicembre 2019
Festival

Con HOLO, Eric Prydz prende il suo posto tra i più grandi di sempre

Non solo i grandi, attesissimi visual in 3D, ma una cura maniacale e totale per ogni aspetto dello show, a partire dalla musica

Il pioniere alla scoperta del futuro

di Michele Anesi

Ce l’ha fatta. A 3400 metri, affiancati da tappeti di nuvole dorate mentre sorvoliamo Zurigo, il mio pensiero principale è solo questo. Eric Prydz ce l’ha fatta di nuovo a stupire tutti, ad alzare nuovamente l’asticella che lui stesso aveva scelto di porre lì, apparentemente irraggiungibile, e a creare uno show capace di mettere tutti d’accordo. Non era scontato, anzi. Il rischio di reiterare una formula vincente era alto ma è riuscito a trovare una quadra vincente.
Londra, Finsbury Park, 20.30 di sabato 25 maggio 2019. Diecimila persone attendono un segno provenire dal palco che, in uno stato di apparente quiescenza, sonnecchia avvolto dal fumo. Dietro un’interminabile parete di ledwall semitrasparente Eric Prydz prende improvvisamente posto in consolle e dà il via allo spettacolo. Il set dura due ore, abbraccia tutte le personalità musicali dello svedese in un flusso che, seppur con i suoi fisiologici alti e bassi, non annoia mai. La prima mezz’ora è tutta dedicata a Pryda, con ‘The End Is Just The Beginning’, ‘Seadweller’ e ‘Sweet Genesis’ a fare la parte del leone. In mezzo a un mare di ID – ben sette su ventidue tracce in scaletta – emergono pochissimi pezzi firmati Eric Prydz: il dub di ‘Moody Mondays’ ed ‘Every Day’. Passata l’ora fa appare monolitico il tiro dark techno di Cirez D. E lì non ce né per nessuno: laser, ologrammi spettacolari, visual d’impatto, un set up di piattaforme semoventi capaci, abbassandosi, di creare un’atmosfera ancora più intima, più club, ed enfatizzare la tridimensionalità di Steel Yard. Le teste si muovono a tempo, le mani sono al cielo ma siamo lontani anni luce da una banale serata EDM. Prydz si prende tutto il suo tempo. Affama il pubblico con le sue melodie e rilascia tutta la sua enorme energia in corrispondenza dei drop. La parte centrale dello show è quasi tutta dedicata a materiale inedito accompagnato da ologrammi altrettanto inediti. Se le voci che annunciano per i prossimi mesi nuova musica sono vere, a HOLO ne abbiamo ascoltata molta e molto valida.
La chiusura, epica, avviene sulle note di una closing version di ‘Every Day’. Un suo grande successo del passato per suggellarne uno del presente. Pubblico e critica hanno già emesso il loro verdetto: HOLO, il più avanzato concept-show del dj e produttore svedese, è stato capace di evolversi senza perdere il suo focus – la musica – e potenziando gli elementi narrativi – visual ed ologrammi – creando un nuovo ibrido capace di stupire sia i fan più incalliti che avevano apprezzato EPIC 5.0 sia coloro che partecipavano per la prima volta. Il fatto che abbia concesso pochissimo sul piano musicale, non suonando sue attesissimo hit come ‘On/Off’ o ‘Opus’ a favore di un lavoro di selezione più originale e inaspettato, aiuta a capire la caratura di un personaggio che, senza sosta, sta facendo tendenza nel mondo della musica e dell’intrattenimento da più di dieci anni senza scadere nel banale o cercare scorciatoie. Non pago di tutto questo, ha già annunciato il misterioso VOID, che debutterà per uno show on-off a Creamfields, e EPIC HOLOSPHERE. Un chiaro segno della sua volontà di continuare ad essere il pioniere in un affascinante territorio tra musica, divertimento e tecnologia.

 

La musica, prima di tutto

di Albi Scotti

Largo al nuovo. Sempre. Largo a Michele, che ha meno di trent’anni e a cui giustamente spetta il compito di raccontare con entusiasmo e lucida capacità di analisi uno spettacolo che rappresenta la sua generazione. Largo a Eric Prydz, che è capace di portare costantemente un elemento di novità nei suoi show, esplorando frontiere nuove, scartando le banalità e riuscendo sempre a sorprendere ed emozionare il pubblico con spettacoli la cui cura è unica al mondo. Quello che posso aggiungere è l’impressione che HOLO, come già era stato EPIC, è uno show che travalica i confini della musica di genere, trovandosi un posto nell’olimpo dei grandi show della musica contemporanea, lì dove sono il cubo di Beyoncé, lo spettacolo coloratissimo dei Coldplay, il palco “in lungo” di Es Devlin per gli U2. Eric Prydz non è mai appartenuto al circuito EDM, non ha mai giocato in quel campionato. Laddove c’erano tempi veloci e produzioni standard – per quanto di alto livello – lui dribblava i grandi cliché stando fermo un giro, evitando di buttarsi nella mischia, né con le hit a tutti i costi, né con show preconfezionati che hanno fatto innamorare il mondo ma hanno velocemente fatto il loro tempo.
Prydz ha costruito invece qualcosa di strettamente personale. E HOLO è solo la conseguenza di un lavoro durato anni. Naturalmente l’aspetto visivo ha un impatto decisivo nella percezione del pubblico, e gli ologrammi in 3D sono pura magia, dai pianeti che girano sopra il palco all’astronauta che fluttua sopra le nostre teste. Ma lo svedese evita con clamorosa intelligenza il rischio più grande: quello di lasciare la musica in secondo piano. Concede pochissime hit in due ore di spettacolo, e punta invece su un set sicuramente meno immediato ma totalizzante, immersivo, di sicuro più vicino alla prog-trance degli anni migliori che alla formula EDM, di cui qui non c’è proprio traccia. E giusto per essere chiari: Prydz non è stato mai un artista riconducibile a quel mondo, è sempre stato altro, ai cantatoni pop preferiva ‘Opus’ e alle hit scritte dai turnisti i percorsi techno di Cirez D. Quello che è andato in scena sabato è stato un set che raccoglie l’eredità di artisti come Sasha o John Digweed, ovvero una delle avventure puù significative della storia della club culture. Flirta con Four Tet più che con la Swedish House Mafia.
Avendo già visto EPIC, due anni fa, nell stesso contesto, quello di Steel Yard by Creamfields (peraltro applausi all’organizzazione impeccabile, zero code, controlli rapidi, e acqua gratis per tutti dalle fontanelle), posso affermare che HOLO è bellissimo da vedere. Ma è stato ancora più emozionante da ascoltare. E questo dice tutto. Eric Prydz è tra i grandissimi di sempre.

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