Mercoledì 18 Settembre 2019
Costume e Società

I dj non sono tutti uguali

 

ULTIMA è un complesso di lusso a Gstaad, in Svizzera. Definito come un ambiente privato e elitario, comprende 10 suite e 7 residence. All’interno del ristorante Duchessa è possibile assaggiare prelibatezze stellate e gli 800 metri quadrati della SPA garantiscono ore di assoluto relax. ULTIMA non ha una reception. Ogni ospite riceve un servizio d’accoglienza e soggiorno personalizzato, ventiquattro ore su ventiquattro. I 220 chilometri di piste di piste a 3000 metri di altitudine sono relativamente importanti perché il piccolo paese svizzero si è trasformato nel centro dell’ozio lussuoso sotto zero.

Lo scorso capodanno il resort ULTIMA ha organizzato una festa a tema anni ’20 dal titolo emblematico: “Il grande Gatsby”. Sicuramente avrete visto il film che riassume l’idea dietro l’evento. Sfarzo e decadenza edonista scorrono insieme a fiumi di alcol e amori impossibili, simboli del tramonto del sogno americano interpretato dal premio Oscar Leonardo Di Caprio. Se non lo avete visto fatelo immediatamente. Il programma della serata prevedeva un cocktail di benvenuto alle otto di sera, la cena al Duchessa alle nove e mezza e, dopo il conto alla rovescia, una notte di danze sfrenate. Il costo era di 900 Franchi Svizzeri, ovvero di circa 840 euro a testa. Che la serata fosse per pochi eletti era evidente fin da subito. A Gstaad, il personaggio dell’anno Gianluca Vacchi possiede una bellissima tenuta. E non solo ha preso parte al party di Capodanno “Il grande Gatsby” al resort ULTIMA, ma è stato anche il dj della festa. Il video postato su Instagram, che riassume la serata e la sua esibizione in consolle, è stato visto da oltre 3 milioni di persone.

 

Mentre Gianluca Vacchi spippola in consolle, il sito ufficiale dell’Amnesia di Ibiza conferma che, dopo quattro stagioni straordinarie, il party più glamour dell’isola, “Foam & Diamonds”, è stato confermato anche per l’estate 2017. Protagonista assoluta e front-woman della festa è Paris Hilton, il cui ruolo dietro la consolle ha animato non pochi dibattiti, sospesi in bilico tra sacro e profano, tra Yin e Yang, tra buio e luce, tra sole e luna, tra positivo e negativo, in un moderno ballo del potere. Nel marzo 2015 Paris Hilton è stata anche sulla nostra cover, la più discussa in assoluto a livello internazionale insieme a quella con Papa Francesco. Una provocazione che ha fatto saltare sulla sedia benpensanti e addetti ai lavori, ma che ha aperto un’interessante discussione sul ruolo del dj oggi.

Paris Hilton

I dj non sono tutti uguali. E se il tuo problema, caro dj e produttore, si chiama Gianluca Vacchi o Paris Hilton allora qualcosa non va nella considerazione che hai di te stesso e degli altri. Un’analisi matura dello scenario tiene a debita distanza un sentimento come l’indignazione, che personalmente conservo per questioni più importanti. Ma se proprio vogliamo discutere in questi termini, allora non son assolutamente indignato se Gianluca Vacchi fa il dj ad un party elitario in un resort extralusso in Svizzera e se Paris Hilton mette la musica allo schiuma party dell’Amnesia di Ibiza. Se c’è chi paga, e anche tanti soldi, per partecipare a questi eventi essi hanno diritto di esistere. Se prenderne parte o meno quello si chiama libero arbitrio. Nessuno vi obbliga a pagare 50 euro per vedere Paris Hilton, nessuno vi obbliga a seguire Vacchi su Instagram.  Il problema è che molti lo seguono solo per insultarlo facendo il suo gioco. Io mi porrei una domanda: qualcuno pagherebbe per venirmi a vedere fare il dj? E se proprio devo indignarmi per una questione del genere lo farò soltanto quando Vacchi o la Hilton chiuderanno il Time Warp o il Main Stage di Tomorrowland, oppure quando saranno ospiti del Fabric o del DC10. E siccome non succederà mai, sono felice di assicurare un futuro roseo a un così nobile sentimento.

Quello del clubbing è un mondo complicato. Il mondo è complicato. Un sistema dove la comunicazione e le dinamiche non scorrono più su binari unilaterali, ma dove continui input cambiano l’algoritmo della quotidianità. Il pensiero comune non dipende più da due canali televisivi e qualche radio pirata, ma da una serie terribilmente complicata di fattori, anche al di fuori della nostra portata, che hanno messo in crisi i valori fondamentali dell’esistenza in rapporto con le forme d’arte. Essere famosi prima che bravi è uno dei pericolosi nuovi assiomi che ha ribaltato il punto di vista sulla realtà. I reality show prima, la rete poi, hanno dato l’impressione che dei buoni a nulla potessero raggiungere obiettivi irraggiungibili, alla faccia di chi, attraverso un duro lavoro, ci prova da anni senza ottenere risultati. Per combattere in questa giungla, lo spirito di adattamento, oggi deve essere più che mai sviluppato. “Homo homini lupus”, diceva Plauto, in uno dei modi di dire pessimistici più celebri e attuali che esistano, considerando che è stato concepito tra il 206 e il 211 Avanti Cristo. Il pensiero che ruota intorno al clubbing italiano a volte potrebbe essere collocato all’incirca nello stesso arco temporale. Scagliarsi contro Gianluca Vacchi, Paris Hilton o contro chi, come loro, riesce a ritagliarsi un ruolo seppur marginale, seppur borderline, seppur “altro” nel mondo della notte è controproducente. Partendo dal presupposto che probabilmente non sareste al loro posto, è necessario un cambiamento di punto di vista. Una scena sana e florida non si preoccuperebbe di questi fenomeni. Non farebbe caso ai vari Giancarlo Fisichella o Sasha Grey che si mettono a fare i dj. Una certa scena italiana, essendo tutt’altro che a posto, si trova invece a combattere contro i mulini a vento. Inutile nascondersi. Ogni percorso imprenditoriale, professionale ed editoriale contemporaneo segue linee anguste, dettate anche da esigenze economiche e di marketing. Boiler Room non inviterà mai Gianluca Vacchi ad esibirsi. Ma se il bolognese se la vuol fare da solo ballando con la fidanzata, per poi postare tutto su Instagram, non è vietato dalla legge. Chiunque può fare la stessa cosa, quasi nessuno arriva a 3 milioni di visualizzazioni. Se la consolle è diventata un mondo accessibile non significa che quello del dj sia diventato un mestiere per tutti. Chiunque può guidare una macchina, ma in Formula Uno ci arrivano i migliori. Anche qualche pilota mediocre è vero, magari aiutato da sponsor e fondi di investimento, ma questi non vedranno mai una pole position nella loro carriera. Qual è il tuo obiettivo? Fare milioni di visualizzazioni o rispettare e onorare l’arte per cui combatti ogni giorno in consolle? E’ più importante essere o esserci? Levatevi Gianluca Vacchi e Paris Hilton dalla testa.

 

I dj non sono tutti uguali. Il dj è una professione riconosciuta ma in molti casi continua a essere un lavoro occasionale. Il mio amico Mario quando gioca a calcetto con gli amici rimane il barista-Mario, non diventa il calciatore-Mario. Mario quando suona alle feste degli amici diventa DJ Mario e non più il barista. Questo cortocircuito, dettato dalla convenzione e dalla semplificazione, ha creato il panico tra chi non sa distinguere. Gianluca Vacchi non è Solomun, e non credo che il serbo si ponga il problema della sua esistenza. Paris Hilton non è Nina Kraviz, della quale potrebbe dire altrettanto. Se tu invece hai questo problema sei il primo a non aver capito la missione e la funzione del dj. Concentratevi al massimo sulla vostra passione piuttosto che sparare a zero contro chi, a modo suo, ce la fa. Senza uccidere nessuno, senza commettere nessun tipo di reato. Non è colpa loro. Instagram è aperto a tutti. Soltanto quando penserai a te stesso e alla tua strada riuscirai a ottenere i risultati migliori. Altrimenti, adesso che anche Valeria Marini ha annunciato un progetto come dj potrebbe venirti un esaurimento nervoso. 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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