Lunedì 23 Settembre 2019
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I Gorillaz non hanno fatto un album, hanno inventato un mondo

 

‘Humanz’ è il nuovo album dei Gorillaz, uscito a sette anni da ‘Plastic Beach’. Era attesissimo, perchè la creatura di Jamie Hewlett e Damon Albarn ha saputo dimostrare negli anni di essere uno degli act più fighi in circolazione, sempre fresco, aggiornato, capace di essere alla moda senza inseguire mai il suono del momento. Roba da inglesi cool e spocchiosetti, primi della classe anche applicandosi poco. Non avevate anche voi il compagno di classe che si impegnava poco, che usciva tutte le sere, studiava la metà di voi e aveva tutti 8 e 9? I Gorillaz sono un po’ così. In più, hanno l’abitudine di fare feste in casa invitando gli amici più fighi della città, e di lasciare voi e gli altri compagni di classe fuori a sbirciare cosa succede dentro. Più o meno è questa l’impressione che mi dà il rigoglioso ‘Humanz’, che nella versione deluxe conta ben 26 tracce e una mandria di ospiti. Un bel branco di casinisti: De La Soul (ormai immancabili), Grace Jones, Kelela, Vince Staples, Peven Everett, D.R.A.M., Zebra Katz, Rag’n’Bone Man, Kilo Kish, Pusha T, Mavis Staples, Danny Brown, e un altro po’. Roba che se mi metto a elencarli tutti facciamo notte. Il disco non insegue le mode, dicevo, le crea, anche nei suoni, nella produzione e negli arrangiamenti. Non ci sono le trappate onnipresenti ovunque, dagli Appennini alle Ande, ma ogni tanto fa capolino qualcosa che ci somiglia, ma più stiloso. Non ci sono nemmeno i suoni più belli e puliti del mondo, ma questo gioca a favore dell’album, che ha il coraggio di uscire da quella perfezione leccata da sound design a cui siamo abituati e assuefatti. Intendiamoci, tutto è fatto a puntino. Ma con il gusto e con il buonsenso di tirare indietro il piede dall’acceleratore qualora non sia strettamente necessario spingere. Perchè i Gorillaz sono sempre così in hype, nonostante si prendano il lusso di restare fermi anni anche dopo dischi di enorme successo?

 

 

Perché sanno dosare tutto: pubblicazioni, stile, capacità di essere ammirati e rispettati sia dai fan dell’elettronica e della musica da club, sia dagli amanti della black, dell’hip hop, del rock e ovviamente del grande pubblico pop. Damon Albarn, deus ex-machina musicale del progetto, sa tirarsi indietro spesso e volentieri, lasciando il microfono agli ospiti in veste di protagonisti. E soprattutto, è capace di configurare dei disegni ampi in cui ogni dettaglio è al posto giusto. La massima libertà espressiva, un grande divertimento nello scrivere spendide canzoni così come nel tirare fuori numeri che nascono già con mire più basse. Uno che con gli inni ha già dato nei primi dieci anni di Blur, uno che quando vuole sperimentare sul serio se ne va in Mali o mette mano a qualche progetto oscuro e di profilo discretissimo, e che con i Gorillaz fa i fuochi d’artificio. Si surfa tra pezzi dance che ci portano nel cuore di una notte estiva a canzoni d’amore dolci e intime, da molotov rap al gioco del ripescaggio di voci mature o appartenenti ad altre epoche, ricalcando in musica la mania tarantiniana di chiamare attori famosi del passato, ma qui è tutto meno didascalico, e gli omaggi non sono pedissequi: Mavis Staples, Grace Jones o Carly Simon sono qui per interpretare canzoni contemporanee, cucite su misura per loro nel 2017, non per dare lustro a cliché della loro personale belle epoque. Con tutto il rispetto per il cinema di Tarantino, che amo da morire e che considero magnifico. Ma i dischi dei Gorillaz sono per la musica di oggi uno standard di eccellenza che ha pochi rivali, considerando poi che tutto nasce musicalmente da Albarn, con ospiti che variano di volta in volta, ed è difficile come gestire una nazionale rispetto a una squadra di club. Senza dimenticare naturalmente l’apporto di Hewlett in fase visiva, imprescindibile componente del progetto. Sicuramente meno sorpredente che agli esordi, ma altrettanto affascinante.

PS: sono già in giro diversi remix, la caccia è aperta!

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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