Giovedì 21 Novembre 2019
Interviste

I Justice in anteprima per DJ Mag

 

 

Ne abbiamo narrato la fantastica storia, abbiamo parlato dei loro ultimi singoli e siamo in trepidante attesa del 18 novembre, quando uscirà ‘Woman’, il loro terzo album (di cui parliamo su DJ Mag .65 di novembre). I Justice si sono raccontati attraverso le parole di Xavier De Rosnay. Sul loro nuovo lavoro in studio, sulle trasformazioni dello scenario musicale, su loro stessi. L’intervista nella sua versione integrale sarà in edicola su DJ Mag di dicembre/gennaio, ma intanto ve ne offriamo un assaggio in esclusiva. Come spesso accade, le cose migliori arrivano in modo sorprendente, forse addirittura inadeguato: in questo caso in macchina, fermo a bordo strada nella periferia di Milano, prendendo appunti mentre Xavier mi parlava in viva voce. Non me l’ero immaginata così, ma l’intervista telefonica è slittata e così certi miei appuntamenti. Perciò mi sono ritrovato in questa condizione decisamente pittoresca, che tuttavia non mi ha tolto la voglia di andare a fondo su tante questioni su cui ero curioso, e non ha tolto a Xavier la voglia di parlare molto e di dirmi più di quanto pensavo di voler sapere.

 

 

 

 

Mi sembra giusto e logico iniziare dalla fine, cioè dal vostro prossimo album ‘Woman’. Ho avuto modo di ascoltarlo per intero e devo dirti che se da un lato c’è molta continuità con ciò che avete realizzato in passato, con il vostro stile, dall’altro ho trovato diverse suggestioni nuove: molta disco, molto groove, il rock e l’electro ma in maniera nuova. Mi piace pensare di riassumerlo nelle due tracce che preferisco, molto distanti tra loro: ‘Alakazam!’ e ‘Love S.O.S.’. Ti sembra una buona sintesi di ‘Woman’?

Mi piace come tu abbia colto questa doppia dimensione. ‘Alakazam!’ è un esempio perfetto perché suona molto “Justice” e allo stesso tempo molto differente dal nostro tipico sound. Si tratta di una nuova percezione di ciò che siamo. Si tratta di essere differenti dal passato, di suonare freschi e diversi ma contemporaneamente sempre legati a noi stessi. Le cose cambiano, tutto cambia: la musica, lo spirito con cui affrontiamo la scrittura di un brano, la tecnologia e gli strumenti con cui lo produciamo, i tempi in cui viviamo. Se pensi a tutti questi fattori ti rendi conto di quanto sia naturale cambiare, perchè è davvero naturale cambiare.  Succede nella vita e succede nell’arte. Uno strumento o un periodo storico ispirano ciò che fai, perciò nulla resta com’era. Il passato permane in certa misura in quello che è lo stile. Noi abbiamo un determinato approccio alle canzoni che scriviamo e questo resta, è un’impronta riconoscibile ed è inscindibile da noi stessi. La nostra musica, quando la guardiamo indietro nel tempo, è come una fotografia della forma del suono, una fotografia di ciò che abbiamo espresso. Puoi vederne alcune parti che rimangono identiche, mentre altri particolari mutano enormemente.

 

Il discorso sui cambiamenti è molto interessante, continuiamo su questo binario. Dieci anni fa, quando siete sbocciati e deventati noti sull ascena, avete ridefinito l’immaginario dei musicisti elettronici, dei produttori, dei dj, proprio attraverso una concezione differente di live. Avete cambiato le regole di come si sta sul palco e avete rotto molti schemi precostituiti. Non più nerd con la testa china sulle macchine, ma personaggi di grande appeal attenti ai costumi, all’immagine, alla produzione scenica e scenografica. Io credo che voi abbiate cambiato i connotati ai live dance, perchè dopo quel periodo le cose si sono evolute fino ai grandi festival e alle grandi produzioni oive dell’EDM, dove il dj è circondato da ledwall, scenografie maestose e inserito in contesti enormi. Che peso ha avuto il vostro avvento in questa trasformazione?

È una domanda difficile. Noi non veniamo dalla scena dei dj e quindi non sappiamo esattamente cosa stia succedendo nella scena dei club. Noi arriviamo dal mondo dei live, sicuramente abbiamo sempre avuto un approccio più rock quando si è trattato di portare sul palco i nostri concerti. Nonostante abbiamo avuto molto successo con alcune produzioni prettamente elettroniche, non siamo mai stati dei dj, e quindi per noi portare in giro un live ha sempre significato pensare a come configurare una produzione dal vivo con tutti i dettagli che ciò comporta: scenografie, visual, costumi. Probabilmente dieci anni fa, ai tempi di ‘We Are Your Friends’ e ‘Waters Of Nazareth’, del tour dopo ‘†’, siamo stati degli innovatori perché avevamo un concept chiaro e preciso, i video, le grafiche, il modo di comunicare tutto il nostro mondo. Se poi da lì è partita una rivoluzione in termini di messa in scena e noi siamo considerati quelli che hanno innescato il cambiamento, è una considerazione molto lusinghiera.

 

 

 

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Come si sopravvive a se stessi? Siete stati tra i principali protgonisti di una stagione che ha cambiato i connotati della musica elettronica e del ruolo del dj. Eppure di quel periodo pochi sono sopravvissuti: penso a Kavinsky, SebastiAn, Uffie, tutto il giro Ed Banger, ma anche a Crookers, The Bloody Beetroots, Hervé, Sinden… molti artisti che hanno dominato i blog e la Rete imponendo un canone musicale ed estetico. E poi è come se tutto sia imploso. Anche chi è rimasto, come Crookers, Mr. Oizo, Bob Rifo, ha dovuto tenere ben saldo il timone per poter aggiustare la rotta e non colare a picco. Voi siete ancora qui e con molto hype intorno al vostor nuovo album. Come si supera l'”essere di moda” per diventare una realtà duratura?

Non ne ho idea! Naturalmente credo che essere capaci di creare un reale connessione con il proprio pubblico, con le persone, sia fondamentale. Le cose sono cambiate parecchio nel corso di questi anni, lo dicevamo prima, e noi siamo persone felici e fortunate, perché siamo ancora qui a fare ciò che amiamo e ad avere l’opportunità di compiere un onesto e costane upgrade personale. A volte fai bene, a volte fai male, e non sai mai davvero come sarà ma ci provi, no? Ci proviamo, cerchiamo di mantenere un livello alto della nostra musica e di tutti gli aspetti che la circondano. ‘†’ era una cosa, ‘Audio, Video, Disco’ un’altra, e ora ‘Woman’ è qualcosa di ancora diverso. Il modo migliore che conosciamo per cercare di non passare di moda ma essere una realtà duratura è questo: fare la nostra musica con tutte le trasformazioni che comporta.

 

L’intervista integrale sarà in edicola su DJ Mag n.66 in edicola a dicembre e gennaio.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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